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Le Birre d'Irlanda ...

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Una leggenda diventa l'anima di un paese, e una birra la sua concreta visione.
San Patrizio è passato, innumerevoli sono le foto di amici che si sono “abbirrazzati” approfittando del protettore d’Irlanda che aveva come unica colpa quella di apprezzare il ”corim” una bevanda birrosa proveniente dall’estremo Oriente. Vero patrono della birra sarebbe un suo discepolo: San Colombano Abate (da non confondere con l’altro patrono d’Irlanda: Frate Columba da Iona).

In onore del Paddy’s Day, un tempo, si ricordava l’Isola di Smeraldo con un profluvio di verde e di trifogli, poi la santità e la devozione hanno preso la via dei Pub’s, meno trifoglio, meno verdeggianti praterie e tanta tanta birra irlandese.

San Patrizio, da buon forestiero, seppe fondere le tradizioni celtiche con la nuova religione. Infatti, ora gli amici irlandesi sobbalzeranno, era scozzese. Saint Patrick nasce Maewyin Succat, nato in Cumbria nella città di Caerleil (per i romani Bannaventa Berniae ed ora Caerlisle). Conobbe l’Irlanda per essere stato rapito da pirati irlandesi a 16 anni e venduto al Re dell’Irlanda del Nord. Dopo sei anni di schiavitù, nei quali imparò il gaelico e il “corim”, fuggì e, tornato alla sua famiglia, intraprese la vita religiosa.

Non v’è sacrilegio, la birra era tra i Celti ben prima che arrivasse San Patrizio, birra dalle magiche origini. Secondo la Saga di Euir (EIRE), sull’Isola di Smeraldo ben cinque ondate colonizzatrici si alternarono: Partoloniani, Nemediani, Fir Bólg, Túatha Dé Dánann ed infine i Milesi, dai quali discenderebbero gli attuali gaelici.

Tutti gli invasori erano imparentati con i discendenti di Noé, genealogie di Cam e di Jafet, e tutti dovettero combattere contro i feroci Fomoriani, esseri mostruosi tra i quali “le donne erano più numerose degli uomini e avevano tutti un solo braccio e una sola gamba”.

La magica forza dei Fomoriani era nella conoscenza della Magh Meall o “pianura del Piacere”, terra incantata situata ad Ovest, oltre le grandi foreste, sopra i laghi e sotto i monti, un luogo fantastico in cui malattie e morte sono sconosciute, è sempre primavera e l’esistenza lieve e dolce trascorre tra fiumi di …birra. In molti miti nordici se ne parla, anche con nomi diversi: Avalon, Tir Na Nog o Anwynn.

Era, infatti, la birra a rendere invincibili i Fomoriani.

Il Mitico Mag Meld dei Túatha Dé Dánann (forse il Partholan delle Oscure Terre d’Occidente) carpì il segreto della birra e lo affidò al fabbro Gaibnu.

Costui fabbricò grandi calderoni di birra per i Fairies e grazie ad essa gli Elfi sconfissero definitivamente gli uomini-uccello nella sanguinosissima seconda battaglia di Mág Tuired.

I Fomoriani furono sterminati ma perirono anche moltissimi Fairies, i pochi rimasti si ritirarono nei boschi e nelle profondità della terra lasciando l’isola e il segreto della birra agli Uomini, i Milesi, nuovi conquistatori d’Euir.

E il dio Cernunnos (il più importante degli dei cornuti) divenne anche dio della birra che, nelle corna, veniva abbondantemente consumata.

Il tempo vola e la birra scorre tra guerre, carestie e pestilenze, periodi di pace e di abbondanza. Era il 2 settembre 1666, Londra fu arsa da un gigantesco incendio, più di tredicimila case e più di ottanta chiese bruciarono compresa la cattedrale di Saint Paul. Una catastrofe. L’incendio tuttavia pose fine alla peste che decimava i londinesi dal 1665.

I “complottisti” sono sempre esistiti. I fedeli di Carlo II d’Inghilterra, anglicano, accusarono (falsamente) i cattolici di aver provocato l’incendio, Robert “Lucky” Hubert fu impiccato per questo. I cattolici sospettarono invece proprio che i giannizzeri di Carlo II fossero i responsabili proprio per debellare l’epidemia, castigo divino. Thomas Farrinor era uno dei fornaio di Carlo II e l’incendio partì da casa sua … .

Qualunque fosse la genesi del fuoco, la conseguenza fu quella che i cereali nei magazzini subirono una tostatura che chiamare eccessiva è un eufemismo. Carlo II, di cui il suo amico John Wilmot scrive: «Senza tregua andava da una prostituta all'altra. Un monarca allegro, scandaloso e povero.», non poteva certo permettersi il lusso di buttare via quei semi anneriti. Ci fece fare birra e la fece distribuire, gratuitamente, alla popolazione cattolica, un po’ per punizione e un po’ per ingraziarsela. Era nata la prima Stout della storia.

Da allora, secondo gli Irlandesi, esistono le Birre Ale, le Birre Lager e le Birre Stout. Una storia bizzarra e avventurosa ha prodotto una birra immediatamente riconoscibile: scurissima, dalla schiuma densa e compatta e praticamente priva di carbonatura, chi la ha bevuta almeno una volta avrà senz’altro riconosciuto la più diffusa Irish Stout del mondo.

Va versata (meglio spillata) nella pinta, il colore è nero e la schiuma da cappuccino densa, compatta e persistente fino alla fine. Nessun perlage e nessuna trasparenza. Profumi netti di caffè e di malto tostato, nella versione extra stout anche una nota fresca di luppolo. Al gusto è decisa, secca e intensa. Piacevole nota fresca e leggermente amara nel finale. Dicono si abbini bene a ostriche e formaggi stagionati, io la trovo la compagna ideale dei tortelli di zucca.

Il rito vorrebbe la “ferratura”, ovvero l’immersione di un ferro rovente nel calice prima di berla. Suggerisco di lasciar perdere per molte ragioni: di ferro puro ne esiste poco in giro, spesso è cromato, zincato, smaltato ecc… e poi anche il fuoco non è più quello di una volta.

Cosa ho dimenticato … ah, ecco il nome della birra. Son certo che la avete comunque riconosciuta, se non vi sovviene forse non la avete mai bevuta e questo è gravissimo: una Guiness, almeno una volta nella vita, va degustata. Prosit.

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P.s.: ed il “corim” da donde arriva? Come sempre una storia si chiude e se ne aprono tantissime ancora, un lungo e, spero, piacevole cammino ci attende.
Ultima modifica ilGiovedì, 27 Marzo 2014 10:52

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