Chiesa Vecchia... fa miracoli!

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Provocatorio sicuramente, ma quello che riesce a portare avanti Giancarlo Omenetto insieme a Stefania, può essere considerato effettivamente strabiliante.
 
Nel piccolo comune di Alonte, a sud-ovest dei Colli Berici in provincia di Vicenza, un grande appassionato di gastronomia, attraverso esperienze in giro per l’Italia, ha raccolto sapori e tradizioni culinarie, ed oggi dedica la sua vita alla produzione di vini di qualità, custodendo quel che resta di un rudere all’interno della sua tenuta.

Una Vecchia Chiesa ormai sconsacrata, ma che racconta la storia del Veneto e della pianura padana, dove prima della bonifica del ‘500 da parte dei veneziani della parte bassa, si presentava come una parte molto popolosa della regione, viste le dimensioni.



La famiglia Omenetto si è dedicata alle classiche varietà di questo territorio, il Merlot e i Cabernet, compreso il Carmenere per quanto riguarda i rossi, e le varietà Pinot grigio, Garganega e Sauvignon per quanto riguarda le uve a bacca bianca.



Un’agricoltura molto attenta quella applicata, poco invasiva e di grande rispetto per la pianta e il terreno in cui si sviluppa, assolutamente riconoscibile nella bontà dei vini e nella spensieratezza con la quale se ne gode, segue un grande lavoro in cantina tra acciaio e legni grandi principalmente, e il tempo che ne fa la parte maggiore.

In cantina non si rincorrono mercati e mode, il vino per Giancarlo ha bisogno del suo tempo per farsi apprezzare non a caso i rossi escono a 4/5 anni di distanza dall’annata di produzione, dopo almeno un paio di anni di affinamento solo in bottiglia.

Uno stile ben definito quello di Giancarlo, fatto di personalità e grande freschezza, in una degustazione di tutti i suoi prodotti, il “fil rouge” è sicuramente la conservazione del frutto in bottiglia e la grande componente sapida.

Vini molto classici e gastronomici, dove partendo dal Sauvignon riconosciamo immediatamente queste sue note mentolate e poco affini alle componenti tropicali, di grande struttura, ma anche di grande finezza.



Un Pinot grigio, con qualche venatura rame in età giovane, raggiunge la colorazione menzionata solo qualche anno dopo, racconta di una bevuta potente senza rendersi banale o stucchevole, grande interprete del territorio e dello stile, con alcune note di macchia mediterranea.

Se sui bianchi l’azienda esprime grande personalità e grande freschezza, frutto di un’esposizione diversa dei vigneti, è sui rossi che lo stupore aumenta.

Due sono i rossi che vengono prodotti in azienda, il classico taglio bordolese il "Rosso di Alonte" oggi in commercio con l’annata 2016 e il Carmenere in purezza.

I riferimenti di Giancarlo sono chiari e l’ispirazione è d’Oltralpe, seppur in un territorio di grande tradizione sui tagli bordolesi.

Partendo dal Carmenere, incontriamo un vino maturo in pianta, ma fortunatamente non stanco o tendente all’appassimento. Un tannino fine ben bilanciato e di grande equilibrio. Presenti note speziate e un giusto vegetale, ma più vicino a erbe che ai vegetali.

Il “Rosso di Alonte” ha al naso uno strabiliante frutto, sembra un vino quasi di annata e stupisce questa sua freschezza di mora appena colta, nessuna percezione calorica in bocca, il vino ha struttura e grado, ma anche tanta beva.

Si rincorrono queste note di appena accennata marasca, ma molto polposa e con una piacevole sensazione di spezie orientali. Ottima l’integrazione del legno, impercettibile.

Per quanto riguarda la Garganega, Chiesa Vecchia dedica anche due vezzi a questo vitigno, il metodo classico in tiratura limitatissima e un passito chiamato “Symposium", un inizio e una chiusura di un convivio, che con la stessa filosofia raccontano il grande piacere per la tavola e l’importanza che il vino ha sui pasti per Giancarlo.

Entrambe in taglio con altre varietà presenti nei vigneti… l’ennesima piacevole sorpresa.
Ultima modifica ilLunedì, 22 Novembre 2021 08:51

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