La viticoltura moderna: Vin de la Neu ne è un esempio

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Sembra quasi semplice guardare un bicchiere di vino, ammirarne il colore, sentirne i profumi e gustarne gli aromi. Chiunque, anche inesperto, può trarne le sue conclusioni ed elencare una serie di sensazioni, giuste o sbagliate, che percepisce durante la degustazione.
 
Delle volte però non ci soffermiamo a pensare che dietro al prodotto finito che amiamo degustare, ci siano una varietà di lavori ed attività, una serie di scelte ed eventuali problemi che viticoltori e produttori si trovano obbligati ad affrontare.

Uno dei più grandi, e tra i più noti, problemi che la storia del vino ha vissuto, è quello della fillossera.

La fillossera è un insetto fitofago originario del Nord America, che attacca la vite. Colpisce principalmente le radici della vite europea, provocando la formazione di galle nodose e la conseguente perdita di capacità assorbente, fatale per la pianta.

La fillossera mise piede in Europa a partire dal 1860-65 e fu il motivo per cui l’intero sistema e patrimonio viticolo dovette essere ricostruito da zero, a tal punto da lasciare un segno talmente profondo nella storia da poter riconoscere il periodo prefilloserico e il postfilloserico, in cui ci troviamo oggi.

Questo insetto fu introdotto nel nostro continente con l’importazione di barbatelle americane che, a differenza dei vitigni europei non vengono attaccate da funghi come la peronospora e l’oidio.

La qualità dei vini ottenuti dalle viti americane non è però sufficiente e per questo, oltre che per motivi legislativi, non vengono utilizzate.

Prima di tutti la fillossera colpi i vignetifrancesi. Si diffuse poi rapidamente nel resto del continente, distruggendo l’85% del patrimonio viticolo europeo. In Italia arrivò nel 1879 e nel giro di 13 anni gli ettari “fillosserati” passarono da 380 a circa 300 mila.

Per poter salvare la viticoltura ci fu un totale rinnovamento delle vigne. Nei primi del ‘900 la viticoltura si trovò costretta a cambiare radicalmente, ci fu l’obbligo di innestare le viti europee su apparati radicali di origine americana resistenti alla fillossera. Ci fu un aumento delle conoscenze tecniche di base nella viticoltura teorica e pratica (innesti, forme di allevamento, vitigni, uso di antiparassitari).

Si continuano ad utilizzare viti con piede americano poiché il problema della fillossera non è mai scomparso, infatti tutt’oggi crea problemi ai nostri viticoltori, i quali ancora nel 2020 hanno segnalato casi di attacchi di fillossera sulle foglie di vite con la formazione di galle che indeboliscono le piante e provocano ripercussioni sulla produttività e qualità delle uve.

Oltre al problema fillossera, sono molto comuni malattie delle piante provocate da altri agenti quali peronospora, parassita fungino che si diffonde in climi umidi e piovosi. Oidio, sempre di origine fungina che predilige climi più secchi e afosi. La botrite, muffa che in genere danneggia l’uva, ma che in particolari stadi di sviluppo e condizioni pedoclimatiche permette grandi risultati a livello enologico. Per poter prevenire o combattere questo tipo di problematiche il viticoltore è costretto ad utilizzare specifici trattamenti e antiparassitari che permettono di arrivare alla vendemmia e alla produzione del vino, senza troppi danni, si spera.

Particolarmente interessante è una viticoltura sostenibile data dall’utilizzo dei vitigni resistenti.

Si tratta di viti appartenenti al genere Vitis Vinifera incrociate con piantedi origine Americana o Asiatica, resistenti alle malattie. Nascono quindi con l’impollinazione tra diverse specie di vite.

Il percorso di selezione durato decenni ha permesso la nascita di nuovi vitigni che mantengono il gene di resistenza della vite non europea e la qualità enologica del genitore nobile (VItis Vinifera, o vite europea).

Questi incroci possono nascere per impollinazione in natura ma,centri specializzati quali Friburgo e l’Università di Udine, lavorano da anni per ottenere nuovi vitigni con caratteristiche agronomiche ed enologiche sempre più evolute.

Questi vitigni sono in grado di assicurare un’ottima resistenza a malattie come peronospora, oidio e botrite.

Importantissimoè l’alto indice di sostenibilitàambientale che presentano, in quanto riducono drasticamente l’utilizzo di rame e zolfo e l’uso di antiparassitari in genere, riducono il consumo di gasolio e l’emissione di CO2, il consumo idrico e facilitano la gestione biologica.

I produttori sono fortemente attratti dall’idea di liberarsi da una pratica costosa e fastidiosa come la difesa dalle malattie fungine e, allo stesso tempo, i consumatori sono incuriositi dalla qualità e dalla novità di questi nuovi vini.

Nonostante tutti questi lati positivi i vitigni resistentistanno solo ora raggiugendo la dignità e la stima che meritano. La fatica commerciale che stanno avendo in parte è data dalla poco conoscenza di questi vini che però posseggono un potenziale viticolo ed enologico altissimo. Alcuni di questi hanno dimostrato che si possano ottenere ottimi vini,degni di stare a livello delle più conosciute e grandi bottiglieitaliane e non solo.

Direi infine che è giusto e doveroso, per noi amanti del vino, aprirci a questo nuovo mondo resistente ed assaggiare ciò che di buono ha da offrire!

IL VIN DE LA NEU DI NICOLA BIASI, IGT VIGNETI DELLE DOLOMITI

Accennando al mondo dei vitigni resistenti, mi sembra il minimo scrivere di un vino che può ben permettersi di rappresentarli. Così ho proposto al produttore stesso, di utilizzare il Vin de la Neu, di Nicola Biasi.

Non sarei onesta se omettessi il forte affetto e la stima che mi legano a questo vino. Ma nonostante la mia particolare devozione, so di scrivere comunque parole vere ed oggettive.

Il Vin de la Neu nasce in uno splendido paesaggio trentino, a Còredo, nel cuore della Valle di Non. Se non ci siete mai capitati, vi consiglio di andarci, sia d’inverno sia d’estate, troveretepace ed aria buona, per non parlare dei meravigliosi paesaggi, da cartolina.L’azienda di Nicolasi trova tra il centro del paesino e i due laghi di Còredo.

Un tempo al posto del vigneto, si estendeva un meleto, posseduto dalla famiglia. A seguito di una rischiosa, ma ambiziosa scelta di Nicola, le mele vennero espiantate per far posto a c.ca 1000 mq di una varietà resistente a bacca bianca che ora cresce rigogliosaa quasi mille metri slm, il suo nome è Johanniter.

Costituita nel 1968 presso l’Istituto Statale di viticoltura di Friburgo, in Germania, ha da pochi anni ottenuto l’autorizzazione ad essere coltivata, Johanniter è una varietà ottenuta dall’incrocio di padre (incrocio tra Riesling e SeyveVillard 12481) e madre (incrocio tra Pinot Grigio e Chasselas).

La varietà presenta un grappolo medio-grande e compatto molto simile a quello del Riesling, ma più allungato. L’acino di media grandezza è giallo dorato con sfumature verdognole.

Il vigneto ad alta densità d’impianto, permette di ridurre al minimo la produzione di grappoli per ogni ceppo e quindi di portarli a maturazione con maggiore facilità nonostante l’altitudine e la latitudine.

Ma parliamo del vino.

Il Vin de la Neu, vino della neve, deve il suo nome alla nevicata avvenuta la notte antecedente alla prima vendemmia in assoluto, che fu il 12 Ottobre 2013. Giorno in cui i primi grappoli vennero staccati ancora completamente ricoperti di neve. La raccolta delle uve avviene infatti sempre intorno alla metà di Ottobre, a mano in piccole cassette da 10 kg.

A seguito di una pressatura soffice e chiarifica statica, il Vin de la Neu viene fatto fermentare in barriques di rovere francese da 225 lt, dove completa anche la malolattica. L’elevage dura 11 mesi negli stessi legni con frequenti batonnageper poi proseguire in bottiglia per almeno un anno.

Il vino si presenta brillante, di color giallo limone con riflessi tendenti al verde, possiede una forte intensità di profumi, che personalmente amo, e si riconoscono sentori di agrumi, profumi erbacei, di fieno tagliato e di fiori bianchi. Al palato si presenta secco, con un’elevata acidità che garantisce dinamicità e facilità di beva, è snello e allo stesso tempo vibrante. Risulta sapido con un finale decisamente minerale.

Merita davvero di essere degustato, e qui Vinoway si troverà d’accordo con me, avendo appena premiato il Vin de la Neu 2017 con un punteggio di 97/100 assegnandoli la sua più che guadagnata stella durante la Vinoway Wine Selection 2021.

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