Casavecchia di Pontelatone: la più giovane delle Dop campane

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Il Casavecchia di Pontelatone è la più giovane delle Dop campane, con un riconoscimento ministeriale datato 2011, che è stato uno dei colpi messi a segno dai tanti piccoli produttori che dalla fine degli anni ’90 hanno ricostruito il panorama vitivinicolo della provincia di Caserta e, segnatamente, dell’alto casertano.

Un movimento nato con la riscoperta del Pallagrello, incluso nella Igp Terre del Volturno e culminato con la Dop del Casavecchia nei comuni  ubicati tra i monti Tifatini e il Monte Maggiore a non più di 20 km dalla città della Reggia, ovvero Liberi, Formicola e, in parte, del territorio dei comuni di Pontelatone, Caiazzo, Castel di Sasso, Castel Campagnano, Piana di Monte Verna e Ruviano. Luoghi annibalici, campagna e colline teatro degli ozi della Capua poco distante, luoghi di grande resa agricola, vitivinicola e zootecnica. Il Casavecchia è censito come differente da altri vitigni anche  negli annali enologici preunitari, ricordando un “seme” di una vite che era nei pressi di una vecchia masseria agricola, a Casa Vecchia appunto.

In un viaggio nell’areale del Casavecchia di Pontelatone Dop non può mancare una sosta all’azienda vitivinicola Vigne Chigi  dell’avvocato capuano Giuseppe Chillemi, che trae dai suoi vigneti, tutti con allevamenti a Guyot,  etichette divise tra  Casavecchia e Pallagrello. Cantina e vigneti  per 3,5 h, in un possedimento di 11 h in cui campeggia anche olivo, agrumeti e seminativi, ai piedi del Monte Friento, in zona collinare a 200 mt s.l.m;  si giunge in cantina anche  dopo una passeggiata a piedi nel caratteristico centro storico di Pontelatone,  da sempre vocato alla vitivinicoltura come testimoniano i motti  antichi che fanno bella mostra sulla pubblica piazza,  da cui dista circa un un km.

L’avventura vitivinicola partì nel 2004 per giungere alle prime produzioni nel  2008, con il Cretaccio ed il Casavecchia, poi ampliati fino a 5 bottiglie, con  l’ I.G.P. Terre del Volturno Pallagrello Bianco e  Pallagrello Nero,  e l’ultimo nato un rosato interessante ottenuto da uve di pallagrello nero. A campeggiare sulle etichette vi sono ben disegnate figure canine, in omaggio alla casa dei Borbone, primi amatori e valorizzatori di questi vitigni, infatti una delle grandi passioni di Ferdinando IV erano proprio i suoi cani da caccia reali, oggi riprodotti nei disegni  dopo un approfondito studio delle testimonianze sugli animali che venivano addestrati nelle canetterie reali intorno al real palazzo.

In vigna l’Avv. Chillemi si affida due affermati professionisti del settore, l’enologo Fortunato Sebastiano e l’agronomo Vincenzo Coppola. In visita in Cantina,  aperta per degustazioni e passeggiate a gruppi minimo di 6 persone su prenotazione, essendo noi alla ricerca di espressioni di Casavecchia in purezza, abbiamo degustato il Cretaccio, l’etichetta principale di Vigne Chigi, quell’annata 2014, che è stata valutata,  nel 2019, con 88 punti e in categoria bronzo da Decanter World Wine Awards , ma che nelle precedenti annate già era annoverato tra i vini da non perdere nella guida Vini buoni d’Italia, dedicata proprio ai vitigni autoctoni. Le vigne sono allevate a guyot, per una resa di 70 q.li/h. Al colore la densità del rubino è sottolineata da un’ unghia violacea, mentre all’olfazione si percepiscono i 16 mesi di barrique di rovere con note morbide di tostature, al palato si avverte una giusta tannicità, in un trionfo di frutta rossa tra mora, mirtillo ed amarena, note di caffè, il tutto  avvolto da una percettibile e invitante  sapidità.  Un vino per i pasti di carni succulente, magari quegli agnelli delle feste che sono molto presenti tra i monti dell’alto casertano, o con la saporita carne di bufalo. Per la 2018 sarà in commercio rivendicata come riserva, con packaging celebrativo per il decennale.



Tra Capua e Pontelatone l’avvocato e vignaiolo Chillemi ha pensato di cimentarsi anche casaro, producendo  anche un formaggio, con un notevole significato storico, si tratta del Capotempo di Capua, di cui ha registrato il marchio, a pasta semidura, con crosta fiorita espugnata poi da Pallagrello bianco, un “ubriaco” di soddisfazione. Annessi ai vigneti anche un elegante Bed&Wine per pernottare, che ne fanno una buona meta per chi volesse scegliere questo angolo di Campania tra le mete enoturistiche.
Ultima modifica ilMercoledì, 05 Febbraio 2020 10:19

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