Leone de Castris Salice Salentino 1966: il miracolo che dona il tempo

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Salice Salentino Leone de Castris 1966. Questo vino è un miracolato.
 
Con una tappo che già all’origine era di cattiva qualità e dimensione si è mantenuto alla perfezione. La bottiglia, inizialmente coricata, è stata posizionata in verticale alle prime avvisaglie di colatura del vino. Durante la stappatura nonostante l’uso del cavatappi a lame, il tappo è inesorabilmente caduto all’interno della bottiglia.

Come si vede dalle foto, il volume del collo della bottiglia è leggermente aumentato ma sempre nei limiti dovuti all’età che è di ben 53 anni.

Il colore ancora integro e molto intenso, rivela, attraverso l’osservazione del menisco, una colorazione tendente all’ocra dovuta ad una leggera ossidazione dei tannini. Gli antociani stabilizzati dal ponte etanale, avvenuto molto probabilmente in modo naturale, non sono precipitati, lasciando il vino pulito e con pochissimi sedimenti.

Profumo semplice, vinoso, dal tipico profumo “Rancio” che ricorda i vini conciati francesi e portoghesi. Assaporandolo, subito dopo l’apertura, si è mostrato disarmonico per un evidente eccesso di acidità.



Degustandolo invece dopo un riposo senza decantazione di 48 ore, è apparso molto più morbido ed equilibrato. La sensazione acida, ridotta di molto dalla lenta ossigenazione, ha lasciato il posto ad una morbidezza affatto stucchevole.

La viscosità della glicerina aggiunta alle sensazioni pseudo caloriche della stessa e dell’alcool ne fanno un vino grasso, morbido e molto caldo: in etichetta riporta 14° di alcool in volumi.

I tannini, rotondi e vellutati, sono stati molto ben equilibrati dalla morbidezza, tanto da sembrare gustativamente assenti. Questo ha comportato un predominino delle componenti calde e morbide.  

Ingresso, evoluzione e finale di bocca sono dello stesso tenore senza asperità o cedimenti. L’aroma oltre al profumo rancio, ricorda l’angostura. Vino di grande corpo, struttura e spessore. Persistenza gustativa lunghissima, persistenza olfattiva leggermente più corta. Vino molto armonico. Se non fosse stato fatto 53 anni fa si potrebbe annoverare tra i vini “marmellatosi” dei giorni nostri.

Sarà stato un precursore da imitare?

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