Tenuta Valle delle Ferle: un Nero d'Avola unico

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Ottima interpretazione di un vitigno antico con viti vecchie anche di 60 anni, anche se per lo più sono del ’74. Il Nero d’Avola di Tenuta Valle delle Ferle, intraprendente realtà del calatino, non passa inosservato specie a chi conosce bene il Nero d’Avola e sa quanto non sia facile “addomesticarlo” per il palato.

L’inevitabile passaggio nel legno qui viene superato da un lungo affinamento in acciaio (per la nuova annata si prevedono 20 mesi), prima, ed in bottiglia dopo. Ma facciamo un passo indietro, prima ancora di sederci a degustare l’annata 2016 in compagnia dei suoi giovani produttori, Claudia Sciacca ed il marito Andrea Annino. Due trentenni, entrambi ingegneri, di Catania, alcuni anni fa innamorati del posto decisero di acquistare questa vecchia azienda vitivinicola.

Nel giro di pochi anni la trasformazione dell’antico palmento in una moderna cantina dove gli interventi strutturali, completati nel giugno di quest’anno, sono stati di natura conservativa. Aiutati dal cantiniere, memoria storica di questo luogo, e dall’enologo Andrea Marletta hanno puntato fin da subito a valorizzare i vitigni autoctoni siciliani producendo poche etichette, ma fatte bene nel pieno rispetto della natura.



A circa 400 metri slm, in una zona dove inevitabilmente si è sempre in ritardo con la vendemmia, i venti accarezzano la pelle mentre i terreni sono di origine alluvionale, prevalentemente sabbioso argillosi e ricchi di scheletro: quella stessa argilla che ha reso celebre il popolo calatino per la realizzazione dei noti contenitori in ceramica di Caltagirone, al cui interno e nei secoli passati sia il vino che altri prodotti alimentare potevano viaggiare lungo il Mediterraneo. Ed è qui che il Nero d’Avola di Valle delle Ferle viene allevato, a spalliera, controllato vite per vite dal bravo enologo Marletta, colui il quale ha saputo interpretare le caratteristiche di questo territorio, in struttura ed aromaticità, assecondandone la natura e senza dover far uso di passaggi in legno. Il Nero d’Avola che ne deriva è più morbido, elegante mentre al naso è fruttato evidenziando note di frutti rossi ed una piacevole speziatura. Nel complesso equilibrato.  Il 2016, attualmente l’unica annata in commercio, diventa così espressione del proprio territorio trasmettendo emozioni pure ad ogni piccolo assaggio.

Vi riportiamo  le sensazioni che il Presidente di Vinoway Italia Davide Gangi ha espresso durante una sua degustazione in cantina: “Un Nero d’Avola che va fuori dagli schemi, ma non sarà questo a non poterlo definire non appartenente alla tipicità del territorio. Risalta all’assaggio  la pura eleganza, con un tannino ancora in evidenza ma ben contrastato dall’acidità, un vino complesso e ben strutturato. Lo definirei unico. Un grande vino da tenere in cantina e assaggiarlo ancora tra quanche anno".
Ultima modifica ilGiovedì, 31 Ottobre 2019 10:38

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