Alla scoperta dei Vini del Cilento: Fiano e Aglianicone in primis

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Quando sentiamo parlare di Cilento la mente corre alle spiagge bandiera blu, all’ olio dai potenti sentori erbacei e agli straordinari prodotti agricoli e del mare che qui, nella patria della dieta mediterranea, trovano albergo da secoli, eppure il Cilento è anche una terra vocata per la vitivicoltura che, negli ultimi decenni, ha visto il moltiplicarsi di aziende, per lo più di piccole dimensioni, capaci di valorizzare, tra gli altri, vitigni autoctoni di grande pregio per abbinarli con le più famose pietanze di questo angolo meridionale della Campania, idealmente legata alla Lucania come regione storica e culturale.
 
Passi in avanti notevoli anche dal punto di vista della conoscibilità di queste aziende sono stati possibili anche grazie alla rinnovata strutturazione del Consorzio Vites, Vini Salernitani, che ha operato sia con i più famosi Costa d’Amalfi dop, Castel San Lorenzo e Igp Colli di Salerno, ma anche con la Cilento dop e la Igp Paestum.

Abbiamo avuto il piacere di assistere, durante l’evento Cilento di Gusto The Art of Mixology, ospitato dal Lido Karibù di Pioppi, alle Masterclass condotte dall’Ais Cilento e Vallo di Diano che ci hanno fatto conoscere meglio il panorama vitivinicolo cilentano.



Una dop che riguarda 58 comuni ubicati per lo più nel territorio del Parco Nazionale del Cilento, Alburni e Vallo di Diano, i cui suoli sono estremamente argillosi e calcarei, beneficiati da un clima caldo con forti influenze marine.

Storia antica dei vitigni più caratteristici come l’aglianico e la malvasia, molto più recente quella del Fiano, importato dall’Irpinia, ma che qui riesce a beneficiare di influssi marini e di un clima più clima più dolce  capace di esaltare gli aromi floreali e di frutta esotica, più nascosti nei vini derivanti da suoli vulcanici tradizionali; il caldo fiano cilentano riesce ad appagare chi ricerca un’ampio bouqet olfattivo come pochi, importante è capire che questa subregione, ha comunque territori molto diversi, con sfumature importanti da cogliere se si tratta di vigneti sulla costa o nell’entroterra montano.

Storicamente le grandi opportunità sono state colte da importanti aziende, le più antiche e note del territorio come De Conciliis e Maffini cui oggi si affiancano piccole cantine di indiscutibile pregio.Due i Fiani cilentani che abbiamo maggiormente apprezzato: il Ripaudo di Tenuta Macellaro, ubicata a Postiglione; un  Colli di Salerno Igp con 70%di Fiano e 30 % di Falanghina  che viene affinato in acciaio per 8 mesi, ed il Valmezzana Cilento Dop con uve 100% Fiano,  di Albamarina, azienda di Centola, comune che nella parte marina ha come frazione Palinuro. In un terreno emblema dell’argilloso, beneficiante del clima e secco e ventoso, le uve raccolte a fine agosto vengono sottoposte a macerazione a freddo  per massimo 8 ore, fermentatura a temperatura controllata per un mese e poi affinamento in acciaio su fecce fini per 3 mesi, necessari poi i 6 mesi in bottiglia, sono  vini longevi capaci, dopo 4-5 anni, di dare il meglio di se soprattutto nelle grandi annate, ideali nell’abbinamento a pietanze tipiche come ad esempio totani imbottiti di scarola  o spaghettoni con colatura di alici di menaica di Pisciotta e bacche di mirto.



Albamarina è un’azienda della Famiglia Notaroberto il cui patron è ritornato in Cilento dopo essere stato uno dei maggiori ristoratori del Lussemburgo per decenni.



Sui rossi e non solo, con Cotarella ha svoltato l’Azienda Agricola San Salvatore di Giungano, una delle maggiori dell’areale; degno di frequentare ogni tavola di enoappassionati è l’Omaggio a Gillo Dorfles, un Aglianico a gradazione alcolica di oltre 15 gradi, affinato in barrique nuove per 2 anni, robustissimo e sontuoso sui grandi formaggi pecorini stagionati  di queste terre. Ma in Cilento, nei rossi c’è da qualche anno una importante riscoperta, quella dell’Aglianicone, che per decenni ha dovuto combattere per non essere considerato una sottovarietà dell’Aglianico, invece, studi recenti lo rendono più simile al Ciliegiolo. Una acidità più bassa dell’Aglianico fa comprendere come gli sforzi dei vinificatori per ottenere un prodotto di eccellenza non siano semplici, Ciro Macellaro di Tenuta Macellaro ci crede fortemente tanto da aver prodotto, in un’ ottima annata il  Quercus, 100% aglianicone, affinato in acciaio, per grandi sentori di marasca e frutta rossa, un vino suadente capace di essere didattico per questo vitigno che necessita di grande cura.

Vini Cilentani, in modo particolare i bianchi utilizzati anche per la creatività dei bartender locali per gustosi aperitivi da spiaggia. Cilento è anche terra di tante erbe  e piante selvatiche ideali per essere distillate, come si  fa con bravura e passione da Theodora Liquori e Sapori, situata a Centola  producendo liquori artigianali come quello di Fico bianco del Cilento; alla degustazione è inconfondibile il sapore celestiale della polpa di questo frutto divino!



Non si fermano certamente qui le etichette per scoprire il vino cilentano, ormai protagonista sempre maggiore della ristorazione di questa terra e non solo, una scoperta da fare se ci si reca in questo angolo di Campania che vede anche moltiplicarsi agriturismi di grande pregio e ristoranti gourmet.

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