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Pallagrello e Casavecchia di Cantina di Lisandro

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In breve tempo il panorama vitivinicolo del casertano trova un nuovo protagonista che per quantità e qualità delle etichette è in grado di posizionarsi tra le prime cantine della  Campania.
 
E’  Cantina di Lisandro, di Amerigo Bosco, discendente di un’antica famiglia di Casolla, frazione pedemontana di Caserta,  da sempre commerciante di vino, per poi tramutarsi in produttore con l’azienda Poderi Bosco, proprietaria del marchio Cantina di Lisandro, in omaggio all’avo capostipite.



Andiamo a trovarlo nello splendido Bed&Wine tra Caiazzo e Castel Campagnano, lungo quella via San Giovanni e Paolo che è la vera strada del vino pallagrello, con decine di aziende vitivinicole, agriturismi di alta qualità, frantoi eccellenti.



Tra Taburno e fiume Volturno l’occhio spazia su un’areale magnifico, terra del Casavecchia di Pontelatone Dop e delle migliori espressioni della Igp Terre del Volturno come il  Pallagrello. Un vero e proprio movimento territoriale ed identitario, quello “ pallagrellista” di cui Amerigo è uno dei massimi e più entusiasti esponenti. Già oggi il suo Bed &Wine è meta di un enoturismo straniero colto, una nicchia che cresce, un luogo a disposizione con eleganza e confort a prezzi onestissimi, per chiunque vuol vivere questi territori senza banalità e con gusto.



Ne  ha fatta di strada Amerigo, dalla ri-apertura ,nel 2013 dello spazio  Cantina di Lisandro a Casolla di Caserta,  lanciando lì le prime sue etichette, il Rosso Terzarulo ed il bianco Lancella, nomi che appartengono ad un’antica tradizione contadina meridionale, una ricchezza storica che vive in etichetta, praticissima e lavabile, gioia dei ristoratori, con i fregi romanici, particolare del duomo di Casertavecchia.

Dalla spaziosa  sala degustazione della cantina-Bed&wine,  la vetrata raccoglie parte importante delle vigne di Poderi Bosco; 10 ettari ad impianto a Guyot  cui si aggiunge un’altra piccola vigna a sempipergola casertana.  In nessuna vigna si utilizzano diserbanti o pesticidi, una filosofia del biologico che Americo non mette in etichetta perché la reputa normalità delle cose del vino, come dovrebbe essere, per tutti, sempre. Vendemmia manuale con  resa di 60-70 ql/h poi traferita in una modernissima cantina, dove c’è  una scelta per la chiarifica statica, il tutto è seguito con la consulenza dell’enologo Fortunato Sebastiano.



Amerigo si appassiona nello svelare due particolarità del suo vino: una vendemmia a scalare e le tecniche di affinamento, lottando con la pesantezza strutturale oggettiva di vini come Pallagrello e Casavecchia, una carica polifenolica da gestire con sapienza, che prima poteva essere affrontata solo affidandosi al legno, con le inevitabili cessioni vanigliose, invece oggi, ci si può liberare degli elementi terziari “fastidiosi” microssigenando in acciaio e senza rischiare tendenze mielose.

In cantina c’è anche  un’ Anfora, perché l’affinamento, per molte etichette, è un mix  per un terzo fatto in anfora, un terzo in acciaio e un terzo in tonneaux, con  il Casavecchia che quasi non tocca legno  per sfidare il tannino.



Oggi ci sono sette etichette per Cantina di Lisandro, dagli storici Lancella (Igp Terre del Volturno,  100%  uve Pallagrello  vinificato in bianco in pressa soffice e fermentazione a 16°) e Terzarulo (Uve  metà Casavecchia e metà pallagrello, con vinificazione in rosso in tini di acciaio e una settimana di macerazione , una piccola quota viene quindi elevata in tonneaux nella maturazione, di buona struttura a 13°), un’ etichetta che rappresenta a mio avviso l’identità territoriale piena. Casavecchia in purezza  invece per il Cimmarino, dove la vigna “vede” il mare, pallagrello nero 100% per il Nero di Rena, frutto della parte silicea della vigna affacciata al Volturno.





Produzione di buon livello anche per le etichette di base  da non trascurare come il San Rufo e il Monte Virgo, da segnalare anche un’etichetta fuori areale, Alabranno,  un avvolgente fiano in purezza.

Tanti i progetti realizzati in pochi anni da Amerigo Bosco e dal suo staff ma ancora molti in cantiere, con l’ambizione di continuare a narrare sempre di più la Caserta che ama, quella delle sue frazioni, San Leucio con la borbonica “Vigna del Ventaglio” e Casolla, oltre al “lembo delle meraviglie“ ovvero il territorio tra Caiazzo e Castel Campagnano, che si apre sempre di più ad essere un’ ottima destinazione enoturistica  che ha la Reggia ad un tiro di schioppo.
Ultima modifica ilMercoledì, 06 Giugno 2018 08:31

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