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Rosso di Macchia: tipicità scandita dal tempo

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Vent'anni di Montepulciano d’Abruzzo targato Dora Sarchese.
 
Otto sfumature di “Rosso di Macchia” Montepulciano d’Abruzzo. Otto vini provenienti dallo stesso vigneto e ottenuti con la medesima tecnica di vinificazione, dal 2014 andando a ritroso fino al 1994. Più che di una verticale stereotipata, intrisa di note tecniche, la cantina Dora Sarchese – ubicata in Contrada Caldari di Ortona (Ch) e nota a livello mondiale per la “Fontana del Vino” – si è resa protagonista di una passeggiata nel tempo scandita da racconti utili a capire l’evoluzione di questo meraviglioso vino. Nel 50° anniversario della Doc Montepulciano d’Abruzzo, l’iniziativa diventa un omaggio alla regione e agli uomini che hanno reso possibile questo traguardo, come il fondatore della cantina: don Mimì, compianto padre di Nicola D’Auria, presidente del Movimento del Turismo del Vino Abruzzo e motore di questa vivace realtà agricola, che  è una vera fucina di eventi rivolti a valorizzare il vino come patrimonio collettivo. Narrare e condividere sono state le parole d’ordine per la bella degustazione riservata agli addetti ai lavori e guidata dall’enciclopedico professore Leonardo Seghetti. Storico enologo della cantina, capace come pochi altri di raccontare il vino “traducendo” in maniera comprensibile i complessi processi chimici dell’enologia.  Seghetti, molto geloso del patrimonio vitivinicolo abruzzese, non ha perso l’occasione per lanciare un appello affinché si possa voltare pagina relativamente all’annoso argomento dell’imbottigliamento fuori regione.



I calici di “Rosso di Macchia”, dalle sfumature oscillanti tra il rosso rubino e il rosso granato, hanno testimoniato il trascorre del tempo con tutte le sue bizzarrie climatiche e la straordinaria capacità di invecchiare del Montepulciano d’Abruzzo, vitigno definito come una sorta di “banca degli antociani”, grazie al ricco bagaglio di sostanze polifenoliche; ovviamente sottoposte ad ossidazione e polimerizzazione, ma  nonostante ciò capaci di garantire un buon equilibrio. A patto che si adoperino sistemi di allevamento idonei (in questo caso la “Pergola abruzzese”),   terreni giusti escludendo i fondovalle, e si porti l’uva alla giusta maturazione con equilibrati valori di contenuto zuccherino e acidità, che incide direttamente sul gruppo cromoforo degli antociani. L’insieme di queste circostanze rende il Montepulciano d’Abruzzo un vino sempre attuale, al passo con il tempo.

“Rosso di Macchia” è il frutto della scommessa di don Mimì e del compianto enologo Carmine Festa. Loro, avendo capito le potenzialità del vitigno, volevano dare vita a un nuovo vino regionale, più elegante, longevo e meno opulento. Da cui che per il “Rosso di Macchia” sia stato scelto l’affinamento in legno di rovere di medie dimensioni (10-20hl) e le uve vengano raccolte con i vinaccioli ben maturi, per garantire successivamente la stabilità cromatica.  

La degustazione ci ha regalato un calice di 2014 brioso, fruttato, dal colore rosso porpora brillante e con una vaga e piacevole nota amarognola in chiusura. A seguire il 2010 molto tipico e un 2007 dalla vena salmastra evidente, fresco e intrigante a livello olfattivo. Non si direbbe che sia figlio un’annata torrida. Il 2003 è rosso rubino con riflessi granati, al naso prevalgono note fruttate e speziate, con qualche accenno di torrefazione. Il 2000 non ha retto il passare del tempo. L’annata dell’ingresso nel nuovo millennio non è stata generosa climaticamente. Il 1998 è una sorta di ponte tra il vecchio e il nuovo secolo, la longevità è accompagnata ancora da una piacevole freschezza e da una apprezzabile ricchezza gusto-olfattiva. C’è un bel gioco di note fruttate, floreali e di aromi terziari. La non protratta persistenza gustativa è compensata dalla stupenda sapidità. L’annata 1996 ha dato un vino diverso, un po’ fuori dai canoni. È stato definito “baroleggiante” da Giovanni Sinesi,  che ha seguito con grande attenzione e curiosità tutta la degustazione. Per i non addetti ai lavori si tratta del sommelier del ristorante “Reale”, di Niko Romito 3 stelle Michelin. A chiudere c’è l’annata 1994, un condensato di emozioni. Colore ancora vivo, vino ancora tannico e al naso aggraziato con il suo bouquet balsamico.

“Rosso di Macchia” Montepulciano d’Abruzzo rientra a pieno titolo tra gli esempi di identità autoctona. Un vino da accompagnare rigorosamente con i piatti deliziosi preparati della signora Dora Sarchese, alla quale è stata dedicata la cantina.
Ultima modifica ilMartedì, 27 Marzo 2018 07:45

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