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Annata 2001: Odissea nella Puglia che non ti aspetti

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Mentre la vecchiaia ci spaventa, la longevità ci affascina. Non proviamo forse ammirazione per quelle persone che varcano la soglia dei 90 e persino dei 100 anni mantenendo invidiabili integrità mentale, creatività, salute fisica e capacità di vita autonoma?

Analogamente avvertiamo il fascino di quei vini che, mostrando una capacità di evoluzione fuori del comune, acquistano con gli anni maggiore nobiltà di colore, ricercatezza di profumi e armonia gusto-olfattiva, quasi volessero sfidare il tempo.

La sorpresa è naturalmente più grande se la sfida parte da etichette appartenenti a una regione come la Puglia, solitamente non considerata terra di vini particolarmente longevi.

Nell’intenzione di procedere a una tale verifica, l’AIS Lecce ha organizzato con chi scrive una degustazione formale, che avesse come testimoni, oltre ai produttori, enologi, sommelier, giornalisti, ristoratori, enotecari e un vasto pubblico di enofili. La scelta è caduta su etichette dell’annata 2001, sul piano quantitativo una delle più scarse degli ultimi 60 anni, che ha dato in Puglia una produzione del 15% inferiore rispetto alla vendemmia 2000. In quel particolare millesimo un inverno avaro di precipitazioni ha interessato il Nord della regione, mentre la parte centro/meridionale ha potuto beneficiare di una buona piovosità e di una primavera abbastanza temperata, seguita da un’estate particolarmente calda, specie nel mese di agosto. Il mese di settembre è, invece, decorso in modo ottimale. Inizialmente l’annata è stata giudicata da buona a ottima, ma, col passare degli anni, si è capito di avere a che fare con vini eccellenti, di particolare struttura e di straordinaria personalità.

Chi avrebbe immaginato nel 2001, agli albori del terzo millennio, che quelle etichette sarebbero arrivate così lontano e in forma così strepitosa? All’epoca una previsione del genere sarebbe sembrata fantascienza. Ed ecco l’idea del titolo, perché al 2001 la fantascienza ci aveva già pensato, sia pure partendo dalla prospettiva del rapporto fra l’uomo e l’universo. Nel 1968 nacquero contemporaneamente, “2001: A space Odissey”, un romanzo di fantascienza, ad opera dello scrittore britannico Arthur C. Clarke e un film omonimo del regista Stanley Kubrick.

Ma veniamo alla degustazione, per la quale abbiamo scelto 11 vini pugliesi, 10 rossi e un rosato, anche in base alla disponibilità di bottiglie per un pubblico che ha raggiunto le 170 persone.

1. FIVE ROSES Anniversario, Salento IGT 2001 – Leone de Castris – Salice Salentino (LE) Negroamaro 80%, Malvasia Nera 20% - 12,5%
Prodotto per la prima volta  nel 1993, in occasione del 50° anniversario di Five Roses, è stato il primo rosato italiano a essere commercializzato in bottiglia. Le uve provengono da vecchi alberelli piantati su terreno argillo-limoso. Vinificazione in acciaio preceduta da breve macerazione pellicolare. Un rosato dal colore fascinoso, nobilmente aranciato, con riflessi ramati, dotato di una luminosità sorprendente a testimonianza una vitalità sbalorditiva: i 16 anni di età non ne hanno scalfito la bellezza cromatica. Al naso note agrumate inattese: scorza d’arancia, quasi candita, mandarino e persino nuances di frutta appena matura; a seguire suggestioni di anice, incenso, spezie orientali e tabacco. Una complessità da grande vino rosso. In bocca una freschezza sorprendente con ritorno della nota agrumata. Il vino si dimostra avvolgente, vitale, per nulla stanco e nel finale di bocca si attarda su note di pesca e albicocca concentrata. Un assaggio incredibile che subito sconfessa diversi stereotipi sui vini pugliesi, e naturalmente sui rosati di questa regione.

Marco Mascellani (enologo) e Alessandro Lodico (direttore commerciale Italia Leone de Castris)



2. URSA MAJOR, SALENTO IGT 2001 – Cantine Santa Barbara – San Pietro Vernotico (BR) 2. Primitivo 80%, Negroamaro 20% - 14%.
Un connubio felicissimo di  Primitivo e Negroamaro realizzato in maniera assolutamente lungimirante dall’enologo e proprietario dell’azienda Pietro Giorgiani. Vinificazione in acciaio, maturazione  in barrique di rovere francese per circa un anno, affinamento in bottiglia. Alla vista si dipingono pennellate di granato e di aranciato su una tavolozza luminosa, quasi scintillante, molto lontana dalla benché minima impressione di stanchezza. Corredo olfattivo di grande impatto. Toni di tabacco, erbe officinali e pino silvestre si alternano a riconoscimenti di cuoio, scatola di sigari, tabacco, sottobosco, frutta macerata in alcol e cotognata. Su tutto aleggia un cenno balsamico. L’ingresso in bocca si apre con una nota animale, di carne frollata. La morbidezza è avvolgente, il tannino perfettamente domato, la freschezza ancora integra. Il finale è appena bruciante.


3. DUCA D’ARAGONA, SALENTO IGT 2001 – Candido – San Donaci (BR).
Negroamaro 80%, Montepulciano 20% - 13,5%. Un’etichetta all’epoca fortemente innovativa, nata a partire dall’annata 1987 dalla collaborazione  fra Severino Garofano e la famiglia Candido. Vinificazione con lunga macerazione in acciaio, maturazione per un anno in barrique di rovere francese, affinamento in bottiglia. Tenuta eccezionale a livello
cromatico: perfetto granato con timidi riflessi aranciati. La luminosità è stupenda, segnale forte di integrità. Al naso il bouquet è intrigante e complesso: in primo piano si stagliano sentori di ciliegia sotto spirito, prugna e mora; si vira poi su note di cacao, cioccolato fondente, pepe nero e tabacco; a seguire tracce di humus, arancia candita e cannella. Il sorso è di grande spessore, lungo, coeso, compatto, sostenuto dall’autorevolezza di tannini levigati, setosi. Finale appena suadente, con echi di prugna in confettura e macerata in alcol. Un matrimonio di Negroamaro e Montepulciano davvero riuscito.


4. DIVOTO, COPERTINO ROSSO RISERVA DOC 2001 – Apollonio – Monteroni di Lecce. Negroamaro 70%, Montepulciano 30% - 14,5%
Un grande classico dell’enologia salentina. Le uve fermentano per 35-40 giorni, in legno a temperatura controllata, per poi maturare 24 mesi in barrique di rovere francese, 6 mesi in botti grandi e per almeno 12 ulteriori mesi in bottiglia. Colore integro, ancora giovanile: domina il granato mentre l’aranciato fa appena capolino. Naso inebriante con incipit di ciliegia sotto spirito, prugna disidratata e cioccolato fondente ed evoluzione su toni mentolati balsamici e idee di vaniglia. Sorso pieno, opulento,  con un cuore decisamente fruttato, che sprigiona dovizie di prugna, ciliegia e agrumi. Il tannino, di grande perfezione, avviluppa il palato come una stoffa di velluto. L’equilibrio è calibrato in modo magistrale. Il finale di bocca è godibile, di grande persistenza. Un vino con ancora un lungo avvenire, a conferma della non comune longevità di diverse etichette di questa azienda.


5. PATRIGLIONE, SALENTO IGT 2001 - Cosimo Taurino – Guagnano (LE)
Negroamaro 100% - 14,5%. Etichetta storica, rivoluzionaria, nata nel 1975 dalla geniale collaborazione fra Cosimo Taurino e Severino Garofano. Vinificazione in acciaio per 24 mesi e maturazione in barrique di rovere francese per 12 mesi; lungo affinamento in bottiglia. Manto granato intenso e luminoso, impreziosito da barlumi aranciati. Al naso un panorama olfattivo ricchissimo, che è poesia per finezza. Si susseguono amarena sotto spirito, prugna disidratata e in confettura, cotognata e fico secco, intrecciati a note di tabacco e liquirizia, mandorla tostata e alloro. Il sorso è vellutato, quasi carnoso, il tannino elegante ma ancora indomito, energica la freschezza; preziosa la sapidità finale. Un vino che dimostra superiore equilibrio fra potenza ed eleganza e che appare ancora in evoluzione, lontano dal viale del tramonto.


6. LE BRACI, SALENTO IGT, 2001 – Garofano Vigneti e Cantine – Copertino (LE)
Negroamaro 100% - 15%. Un’etichetta creata da Severino Garofano nell’azienda di famiglia a partire dall’annata 2000 e presto divenuta cult .  Vendemmia tardiva, con uve leggermente appassite; vinificazione in acciaio per più di due anni, maturazione in barrique di rovere francese per un anno, affinamento in bottiglia per ulteriori 18 mesi. Nel calice grande luminosità: colore granato in evoluzione sull’orlo con personalità cromatica di tipicità adamantina. Il quadro olfattivo si dispone lungo uno scenario incredibilmente ampio: finissimi segnali di rosa appassita ed erbe officinali precedono zaffi di cotognata e prugna densa, anche in confettura. Si svelano poi note di liquirizia, cannella, mandorla tostata e pepe nero. In bocca il sorso è vellutato, sferico, movimentato da un soprassalto di freschezza e da un tannino di spiccata personalità; si fanno sentire la generosa componente pseudocalorica e lo spessore del frutto. Finale delicatamente balsamico. Incantevole sintesi di complessità, equilibrio e armonia.


7. GRATICCIAIA, SALENTO IGT, 2001 – Vallone – Lecce
Negroamaro 100% - 14,5%. Etichetta ormai divenuta un mito, concepita a metà degli anni ’80 dalla fervida collaborazione  fra il solito Severino Garofano, Donato Lazzari e la famiglia Vallone. Le uve, provenienti da Castelserranova, da 7 ettari di alberelli di oltre 80 anni e da 3 ettari di spalliera sono lasciate appassire su graticci per circa 20 giorni. Fermentazione  con macerazione prolungata. Vinificazione in vasche di cemento vetrificato per un anno, maturazione per 12 mesi in barrique di rovere francese, prolungato affinamento in bottiglia. Il colore granato domina con qualche segnale di evoluzione, pur in un insieme di luminosità sorprendente. Il naso è irresistibile e invita a rimanere attaccati al calice. Ammaliante la densità di frutto: confettura di prugna, mela cotogna e fico secco, permeati da note di cioccolato e tabacco; si affacciano poi liquirizia e cannella, rinfrescati da un  leggero alito balsamico. Il sorso è importante, profondo, concentrato. La trama tannica è dinamica, decisa, integra, vellutata. Si annunciano al palato una nota balsamica e un tono gradevolmente animale, mentre un refrain di composta di prugna traccia il suadente finale. Pura classe.


8. NERO, SALENTO IGT 2001 – Conti Zecca – Leverano (LE)
Negroamaro 70%, Cabernet Sauvignon 30% - 14,5%. Un blend superlativo di Negroamaro e Cabernet Sauvignon, nato a partire dall’annata 1997, che può essere certamente definito una sorta di prototipo di “Super Apulian”.  Matura 18 mesi in barrique di legno francese, un anno in botti grandi di rovere da 30 hl e sei mesi in bottiglia. Alla vista il contributo cromatico del Cabernet Sauvignon è evidente per intensità, compattezza e lucentezza. L’olfatto si dispone su eleganti folate di mora di rovo e mirtillo, unite a nuance floreali; completano il quadro olfattivo pennellate di anice stellato, cardamomo, incalzate da note balsamiche e  cenni di torrefazione. Il sorso è fascinoso, di magnifica stoffa, segnato da integra freschezza e da tannino perentorio. Il finale ripropone la concentrazione del frutto mostrando perfetta coerenza col naso. Un vino tutto salentino, profondamente radicato nel territorio, con perfetta assimilazione del vitigno alloctono.


9. CASTEL DEL MONTE NERO DI TROIA VIGNA PEDALE RISERVA DOC 2001 – Torrevento – Corato (BA) – Nero di Troia 100% - 13%
Nato nel 1994, fu uno dei primi Nero di Troia ad essere lavorato in purezza. Lunga fermentazione con macerazione, vinificazione in acciaio per 8 mesi, maturazione in botte grande per 12 mesi, affinamento in bottiglia. Colore decisamente granato, vivido, palpitante, con cenni aranciati sull’orlo. All’olfatto finezza di fiori essiccati, frutti rossi, prugna macerata in alcol;  a seguire segnali di cuoio, liquirizia e tabacco perfettamente articolati in un delizioso bouquet. Sorso verticale, elegante, dinamico, sorretto da nitida freschezza e da tannino grintoso; scia finale fruttata, di classe ma senza fronzoli. Vino ancora energico e di spiccato carattere come sa essere un grande Nero di Troia in purezza.


10. CASTEL DEL MONTE ROSSO IL FALCONE RISERVA DOC 2001 – Rivera – Andria. Nero di Troia 70%, Montepulciano 30% - 13,5%
Un’etichetta nata nel 1950 come Rosso Stravecchio della casa, che, sia pure con diversi adattamenti, è diventata una vera e propria icona del rinnovamento enoico pugliese.
Fermentazione con macerazione per 15 giorni in acciaio, maturazione in legno per 14 mesi (50% in barrique di rovere francese di primo, secondo e terzo passaggio) e 50% in botti da 30 hl di rovere francese, affinamento per 12 mesi in bottiglia. Colore granato perfetto, di bella concentrazione e splendida luce; cenni di evoluzione sull’orlo. Al naso nitido intreccio di fruttato e floreale secco, con note di prugna e ciliegia in risalto. Fanno poi capolino sentori terrosi, cenni di cuoio e toni di anice stellato e coriandolo. In bocca si fa sentire la potenza di un tannino ancora scalpitante. Il gusto è asciutto, austero, secco, con rivoli di liquirizia e ritorni di frutto nel finale. Un vino ancora pimpante, a conferma della longevità leggendaria di questa etichetta.


11. CASTEL DEL MONTE AGLIANICO BOCCA DI LUPO DOC 2001 – Tormaresca – Minervino Murge (BT) - Aglianico 100% - 15%
Vinificazione con macerazione per 15 – 18 giorni; maturazione in barrique di rovere, principalmente francese per 15 mesi; affinamento in bottiglia per 24 mesi. Il colore granato, particolarmente fitto e vivido, comunica una mirabile forza antocianica e un’incontenibile vitalità. Al naso è intenso, inebriante: la prima idea è di prugna e di mora di rovo: dense e concentrate. In successione si apprezzano una nuance floreale secca e una verace nota terragna; in contrappunto, cenni di liquirizia e un soffio balsamico. Architettura possente e al tempo stesso fine ed elegante.
Ancora in forma smagliante: una sorta di paradigma di grande Aglianico pugliese.



Non deve sorprendere che la gran parte delle etichette degustate provenga da uve negroamaro, in purezza o in blend con piccole percentuali di altre varietà, come malvasia nera, montepulciano o cabernet sauvignon. Il negroamaro è stata la prima delle uve pugliesi a incamminarsi sulla via del rinascimento enoico e ciò è avvenuto nell’area salentina, prima con i rosati e poi con i rossi. Non a caso, ben 4 vini su 8 a base di negroamaro oggetto di degustazione recavano la firma enologica di Severino Garofano, grandissimo pioniere del rinnovamento del vino pugliese.



Certamente è inusuale riuscire a trovare degno di nota un rosato a 16 anni dalla sua produzione, ma l’etichetta presa in considerazione è davvero un unicum e appartiene a una piccola schiera di grandi rosati da negroamaro che riescono a raggiungere nel Salento espressioni impareggiabili. Il Nero di Troia è stato egregiamente rappresentato da due vini, uno dei quali frutto di un fortunatissimo blend con montepulciano e l’altro elaborato in purezza.  Diverse altre etichette di Castel del Monte e di Capitanata avrebbero potuto ben figurare, se solo le cantine avessero avuto una maggiore disponibilità di bottiglie dell’annata prescelta. Una sola etichetta ha messo perfettamente in luce il grande respiro che l’aglianico può dimostrare anche in Puglia, quando è lavorato con ogni attenzione in aree vocate come quella di Castel del Monte.

La limitatissima presenza del primitivo, con una sola referenza e in blend con il negroamaro, si spiega con il fatto che il vero e proprio exploit di questa grande varietà pugliese è avvenuto verso la metà degli anni 2000 e quindi qualche anno più tardi rispetto all’annata prescelta per questa degustazione. Al di là di ogni altra considerazione, la percezione diffusa dei presenti è stata quella di sentirsi coinvolti in un evento unico, che li ha portati in orbita fra vini “spaziali”, da fantascienza, capaci di raccontare una Puglia del vino tanto affascinante quanto inattesa. Un viaggio fra stelle in grado di demolire i diffusi pregiudizi sulla longevità dei vini pugliesi e di svelare la portata della svolta che la produzione enoica di questa regione ha segnato negli ultimi decenni.
 
Ultima modifica ilVenerdì, 19 Gennaio 2018 09:35

1 commento

  • Nicola Pintucci
    Nicola Pintucci Domenica, 21 Gennaio 2018 08:40 Link al commento Rapporto

    Meravigliosa descrizione dell’ottimo prof.Baldassarre. Leggerlo significa immergersi nel magico mondo del vino inebriandosi di passione autentica. Peccato non aver potuto partecipare personalmente a questo evento ma rimedio strappandomi un Gratticiaia 2001 gelosamente conservato per giorni speciali come questa domenica 21 gennaio. W la Puglia , w il vino, w Baldassarre.

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