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Malbolle e Ring Adora di Podere Il Saliceto

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Gironzolando tra i banchi d'assaggio di una manifestazione a volte si viene attratti da un'etichetta, altre volte dal nome di un'azienda o da una faccia simpatica. Ma stavolta a colpirmi è stato qualcos'altro.
 
Chiacchierando con Gian Paolo Isabella scopro infatti che abbiamo in comune la scintilla che ci fece scoppiare la passione per il vino: la visione di un'intervista nel lontano 1998 ad un produttore “fuori dagli schemi”, Walter Massa. In seguito -ovviamente- prendemmo strade diverse: io mi tuffai nel mondo del vino studiandolo e degustandolo nel modo più approfondito possibile, mentre Gian Paolo decise di lasciare la sua attività di ottico e di diventare lui stesso viticoltore.

Per realizzare questo progetto, trovò un valido alleato nel cognato Marcello Righi, all'epoca studente di agraria, con il quale acquistò nel 2004 dapprima 4 ettari di terreno nudo per poterlo lavorare e impostare esattamente secondo la loro visione.

Ora sono arrivati a quasi 6 ettari di vigneto più 3 di frutteto situati a Campogalliano (Modena), nei pressi del fiume Secchia, la zona classica del Lambrusco di Sorbara. Terreni di origine alluvionale, dunque.

Con la produzione di Metodo Classico iniziarono nel 2012, anche grazie all'incontro con Cristian Bellei della Cantina della Volta, autore di raffinate versioni di Lambrusco rifermentato in bottiglia e figura importantissima per loro. Gian Paolo mi ricorda che nel modenese c'è un'antica tradizione di produzione di Metodo Classico, ancora precedente a quella della Franciacorta.

Delle sei etichette prodotte ve ne racconto due, sulle quali mi sono soffermata più a lungo.

“Ring Adora”, un vino semplice da lambrusco di Sorbara, sboccato a due anni dalla vendemmia, non lungo ma molto espressivo con i suoi profumi minerali e di frutta rossa, dotato di una bellissima acidità, facilmente abbbinabile con una gran varietà di piatti. Il nome ha un doppio significato: deve ricordare sia la grande pietra (Preda Ringadora) collocata in Piazza Grande a Modena dalla quale in epoca medievale si arringava la folla, sia il passato di pugile (non del tutto passato!) del suo ideatore.

“Malbolle”, intensamente fruttato, un grandioso profumo di lampone che si distingue bene prima al naso e poi in bocca, ricco di polifenoli. Un vino da tutto pasto, superlativo in abbinamento con salumi e primi piatti della tradizione modenese. Come suggerisce il nome, si tratta di  malbo gentile in purezza, un'uva autoctona con tanta acidità che veniva usata principalmente per dare corpo e colore al lambrusco, molto diffusa fra le province di Modena e Reggio Emilia. All'inizio gli diedero del pazzo quando iniziò ad utilizzarla per un metodo classico, ma Gian Paolo era molto convinto della grande potenzialità di quest'uva così versatile, che permette di esprimere tanto un rosso fermo, quanto un vino da taglio o addirittura un vino dolce.



Entrambi, quelli citati, vini “semplici”, perchè “secondo noi i vini devono accompagnare il cibo, non devono essere spiegati. La bottiglia va aperta e finita!”

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