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Raccontare il Vino senza esagerare

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Quali sono le parole per spiegare un vino?
Quali i descrittori, i tasti da toccare per trasmettere verbalmente qualcosa che bisogna solo assaggiare e capire con i propri sensi?
Chi sa comunicare il vino in modo efficace, veritiero, autentico?

Si beve sempre meno, e questo è un dato; in televisione se ne parla poco e male e la materia vino ha poco appeal, suscitando sporadico interesse nel telespettatore, forse perché raccontata da personaggi incapaci di attrarre o comunque di destare curiosità.

Eppure la viticoltura sembra essere il motore che spinge avanti l’economia italiana e che in questa fase critica della nostra storia è e sarà un pilastro importante.

Gli autori che si occupano di redigere articoli sul vino possono avere un taglio giornalistico  o descrittivo-letterario, ma la fusione di entrambi è auspicabile perché soddisfa chi è in cerca  semplicemente di dati e nozioni e chi invece  sa sognare e immaginare qualcosa che non può gustare se non con l’intelletto. Dante nel Convivio fa derivare la parola autore dal verbo greco “avieo” legare.

L’ autore deve essere in grado di prendere da più parti, di legare insieme i fili di una storia vera o fantastica che sia per produrre il suo testo, cioè il suo tessuto( texus).
Sulla trama delle sue parole ci saranno i colori, i profumi e le sensazioni con cui si esprime ogni vino, ma ci dovrà essere anche la sua storia, le sue radici, dovremmo ritrovare i suoi paesaggi, le mani che hanno coltivato la vigna e quelle che hanno prodotto il vino, dovrà esserci descritta la filosofia del produttore, l’odore e il sapore  di una campagna, di una natura.

Il colore rappresenta un ostacolo per l’invecchiamento del vino e svela la sua età.

Il modo in cui noi convenzionalmente vediamo un profumo, aiuterà a descriverlo, ed ecco che attraverso l’evocazione di immagini parliamo di descrittori: fiori bianchi, frutta rossa, spezie orientali, erbe montane e marine, ma anche sangue, legna arsa, tolda di nave, lama di coltello, pietra focaia, muschio, radici, pneumatico, sigaro, colla, yogurt, pelle, torta di mele, catrame.

Queste descrizioni libere e a volte ardite sono il solo modo di parlare di profumi, ma possono essere altamente efficaci quando sono calzanti e indovinate.
Si deve perdonare ad un vino di non avere naso, ma deve sempre avere bocca.

Parlare di humus, di terreno, di sabbia e sassi , permette di introdurre il concetto di territorio, di regione, che è fondamentale per la comprensione del prodotto, così come la conoscenza delle varietà di vite è essenziale. Mettere a fuoco le caratteristiche del terroir è indispensabile per ciascun vino.

Il vino è una macchina del tempo, un “ orcrux” ( Harry Potter) un oggetto in cui magicamente vi è nascosto un frammento della propria anima, attraverso il quale si può raggiungere l’immortalità. Alcuni elementi si incidono nel vino, che sembra così possedere una memoria, che ci ricorda un inverno rigido o un’estate di fuoco, ma che ci descrive anche un luogo, uno spirito, un intento,
un progetto, un sogno realizzato dal produttore.

Il tannino, l’acidità, l’estratto sono gli ingredienti della longevità che andranno sempre evidenziati e valutati e che permetteranno l’evoluzione del vino.
Tutto è ossidazione nel vino, l’ossigeno gioca un ruolo importante in ogni fase della sua lavorazione e nella bottiglia è determinante anche solo la sua infinitesimale presenza.

Si deve  saper distinguere i vini ossidati da quelli ossidativi che a differenza dei primi svelano un ventaglio aromatico e gustativo molto interessante.

Bisognerà anche emanciparsi dagli schemi e riuscire a valutare un vino per quello che dà e non per quello che rappresenta; si deve dare un valore ad una pura emozione e non lasciarsi influenzare dalla zona di produzione, dall’altisonanza di un’etichetta; si deve essere in grado di riconoscere il vino industriale o semi industriale da quello del piccolo artigiano e scindere quindi l’approccio culturale e di profitto che c’è in ogni bottiglia.

Il rigore che deve animare la penna di ogni buon scrittore ci dice di evitare la promiscuità eccessiva con la produzione, per essere obiettivi e liberi, per avere sempre la ragione dalla nostra parte.

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