Filiera del vino scrive all'On.Gentiloni

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Confagricoltura, CIA – Confederazione italiana agricoltori, Copagri, Alleanza delle Cooperative Italiane- agroalimentare, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc ed Assoenologi hanno scritto al Commissario per l’Economia della Commissione Europea Gentiloni, riguardo la grande preoccupazione sulla bozza di comunicazione “Europe’s Beating Cancer Plan”.

"Egregio Commissario Gentiloni,

le scriventi organizzazioni desiderano esprimerLe, l’estrema preoccupazione della filiera vitivinicola italiana sulla bozza di comunicazione della Commissione europea “Europe’s Beating Cancer Plan”.

Apprezziamo il grande sforzo dell’Unione Europea nel programmare un piano coordinato di attività che sostengano il contrasto a questo male e richiamino l’attenzione dei Governi per uno sforzo comune. È importante per la salute dei cittadini europei, è importante per lo sviluppo mondiale futuro.

Come è noto, i primi passi efficaci potrebbero essere: migliorare lo stile di vita e contrastare quelli impropri. Su entrambi l’Italia ha importanti evidenze, a partire proprio dallo stile mediterraneo, anche nell’alimentazione.

Purtroppo, nell’ultimo documento che abbiamo potuto esaminare, rimane una certa confusione su entrambi gli indirizzi, come si può constatare dalla lettura del punto 3.3 intitolato “Reducing harmful alcohol consumption” sul quale ci sentiamo in dovere di trasmettere diverse osservazioni critiche.

Osserviamo in primo luogo che l’affermazione secondo cui i danni alcol-correlati rappresentano più del 15% delle morti attribuibili al cancro per gli uomini e al 30% per le donne non è corretta.

Il documento a cui fa riferimento la bozza di comunicazione (“Assessment of the added value of the EU strategy to support Member States in reducing alcohol-related harm”) indica che il cancro rappresenta 15% delle morti attribuibili all’alcol negli uomini e 30,7% nelle donne, che è una questione ben diversa.

Al di là di questo sbaglio, la logica generale che sottende questo paragrafo ci sembra basata su assunti erronei. Infatti, parte dal principio che qualsiasi consumo di alcol sia dannoso senza tenere conto né della quantità consumata, né del tipo di bevanda alcolica, né delle condizioni in cui si realizza il consumo.

È inconfutabile che un consumo eccessivo di alcol, qualsiasi sia la bevanda in questione, sia nocivo per la salute. Tuttavia, non è corretto considerare che il consumo moderato di vino, durante i pasti, sia un pericolo per la salute. Il vino, bevanda millenaria che fa parte della nostra cultura e civiltà, occupa un posto specifico nell’ambito delle categorie delle bevande alcoliche per la sua origine naturale che permette la presenza nella sua composizione di una serie di sostanze che hanno effetti benefici sulla salute quali i tannini ed i polifenoli. Studi scientifici ne hanno dimostrato gli effetti positivi, come quello cardioprotettivo oppure protettivo contro la malattia d’Alzheimer. Peraltro si può notare che l’OMS ha riconosciuto le proprietà benefiche della dieta mediterranea, di cui il consumo moderato di vino è parte integrante da sempre.

Le misure raccomandate nella bozza di comunicazione, in una logica di demonizzazione indiscriminata, ci sembrano totalmente inappropriate, inefficaci e inadeguate, addirittura controproducenti. Le avvertenze sui rischi per la salute, che la bozza di documento prevede di rendere obbligatorie sulle bottiglie, non sono pertinenti per quanto riguarda il vino, ma soprattutto confondono il consumatore che attraverso l’etichetta deve conoscere in primis le caratteristiche del prodotto che andrà a consumare. Se si intendono come strumenti educativi, cambia totalmente la natura dell’etichetta ma anche la percezione che ne può avere il consumatore.

L’indicazione del valore energetico e dell’elenco degli ingredienti, di cui siamo assolutamente d’accordo, è infatti in via di realizzazione, sulla base di un approccio volontario del settore delle bevande alcoliche e sarà presto inquadrato a livello normativo con la riforma della politica agricola comune. L’aumento della tassazione sull’alcol e la restrizione degli acquisti transfrontalieri rischiano di creare fenomeni di mercato nero e di contrabbando.

Al di là del caso del vino, l’esperienza dimostra che, in linea generale, i tentativi di ridurre per legge l’accesso ad alcuni prodotti generano nei cittadini l’insorgere di comportamenti elusivi le cui conseguenze sono peggiori del male che si sostiene di voler combattere. L’esempio, ampiamente mediatizzato, del proibizionismo negli Stati Uniti costituisce un caso emblematico. Alla ricerca utopica di un “consumo zero” (senza riscontri scientifici sulla sua maggiore salubrità) è preferibile una politica più realistica basata sull’educazione a un consumo ragionevole nell’ambito di uno stile di vita sano ed equilibrato.

L’ultimo punto sul quale desideriamo richiamare la Sua attenzione è quello dell’importanza economica e sociale della filiera vitivinicola italiana.

A tale proposito, la proposta contenuta nella bozza di comunicazione di escludere i prodotti vitivinicoli dal beneficio delle azioni di promozione dei prodotti agricoli sembra una vera provocazione e decisamente in contrasto con gli obiettivi dell’UE della politica agricola comune di aumentare la competitività delle imprese sui mercati internazionali e, dunque, la “bilancia commerciale agricola” dell’UE nei confronti dell’estero”, oltre alla conoscenza dei prodotti vitivinicoli di qualità a DOP/IGP presso i consumatori. La Commissione dovrebbe riconsiderare questa proposta, anche alla luce del grande sforzo di ricostruzione che ci attende dopo l’impatto devastante che la pandemia da Covid 19 sta avendo sulla società europea.

La ringraziamo del sostegno che apporterà per evitare che decisioni avventate e dogmatiche mettano in pericolo il futuro di una filiera strategica per il nostro Paese senza tuttavia trovare una soluzione ai problemi di salute pubblica che ha la pretesa di risolvere".
Ultima modifica ilGiovedì, 04 Febbraio 2021 11:16

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