Vino: i "supervitigni" resistono alle malattie ma nulla possono contro la burocrazia

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I nuovi "supervitigni" saranno anche resistenti alle malattie ma nulla possono contro la burocrazia italiana ed europea che li sta invece affossando rendendo di fatto impossibile il loro passaggio dal laboratorio, nel quale sono stati messi a punto, al campo dove invece potrebbero dare un grande contributo nell’abbattere il ricorso alla chimica.

È quanto è emerso dal Forum nazionale vitivinicolo 2019 della Cia-Agricoltori italiani a Firenze.

Il punto chiave è che far passare le innovazioni varietali dal laboratorio alla coltivazione in campo si sta rivelando impresa tutt’altro che semplice.

A cominciare dai vitigni resistenti a malattie come peronospora e oidio. Si tratta di dieci varietà selezionate attraverso incroci dall’Università di Udine e dai Vivai cooperativi Rauscedo, tutte discendenti da vitigni internazionali (Soreli, Sauvignon, Fleurtai, Merlot, Cabernet...) e che sono state inserite nel registro nazionale delle varietà di vite ma che per passare alla fase della coltivazione in campo necessitano dell’approvazione da parte di 19 regioni e due provincie autonome.
Ultima modifica ilLunedì, 28 Gennaio 2019 16:46

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