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Vinoway Wine Selection: un food di prestigio che racconta le meraviglie pugliesi

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Più di cento vini tra bianchi e rossi di tutto lo stivale, una location prestigiosa e l'accortezza per i particolari che Vinoway mette in ogni sua manifestazione.
 
Caro mio occuparsi del food, non da nutrizione ma da emozione, è  impegno gravoso assai. Quello del pranzo è curato dalla location e, dunque ricade sotto la sua responsabilità, ma ciò non toglie che un giudizio si possa esprimere e non può che essere quello di una armonia racchiusa tra due parentesi gentili: l'ospitalità del signor Giulio che, la mattina appena giunti, in fase di alto tasso di adrenalina, ti accoglie offrendoti un eccellente caffé e le straordinarie "tette delle monache" che erano in chiusura del pranzo che, mi dicono, era eccellente.

Poi le Masterclass e la preparazione dell'apertura dei banchi d'assaggio.

Due navate laterali e due triadi di Puglia. A sinistra gli oli e i pomodorini semisecchi di Donna Oleria, le orecchiette de L'Orecchietta e il pane e i tarallini di Bufo e Musardo. A destra i formaggi di Masseria Cinquesanti, i salumi e il capocollo ubriaco di Mocavero e l'acqua Orsini.











Una summa di quello che possiamo mettere a disposizione di chi ama le cose piccole ma di extralusso non perché siano inaccessibili ma solo perché sono uniche. Fatte da natura incontaminata e mani sapienti, Cervelli pensanti e cuori pulsanti. Impossibile non amarle.

Poi il giardino con tre proposte da tre fiori di cucina: Alessandra Civilla del Ristorante Alex di Lecce, Alfredo De Luca del Ristorante Origano di Minervino e Emanuele Frisenda del Ristorante Aqua di Porto Cesareo.

Misurarsi con centinaia di finger food in poche ore è tecnica, inventare piatti seducenti è fantasia, servire pezzi di Puglia in un boccone solo è puro genio.

Su una mattonella bianca bordata il piatto di Emanuele, di palamita affumicata, nero di seppia e olio alla menta da rinfrescar le fauci ingolosite da cipolla rossa dolce di caramello. Su una barchetta di legno raccontare la Puglia del mare e della montagna mettendo insieme il violetto gallipolino e la musciska garganica è stato il compito di Alfredo che lo ha svolto in maniera impeccabile, aggiungendo il genio della chips di testa di gambero. Ad accompagnare i vini rossi il piatto di Alessandra che è stato servito con pane e grissini su un cladode disarmato dalle spine (se ne è raccolte e pulite oltre seicento la nostra piccola regina). Una guancetta di vitello con salsa di peperoni così appetitoso che in tanti mi hanno chiesto se la pala fosse commestibile.













Un finger food di grande effetto per accontentare ogni palato. Certo c'è stato chi, per capire il piatto di Alfredo ne ha mangiato due dozzine ma forse era colpa della gelatina di pomodoro che produce l'effetto a catena.

Ecco, con il sangue freddo, mi piace raccontare questi piccoli pezzettini che, insieme a tutte le altre cose, hanno reso grande la nostra manifestazione. E, con una punta di autocelebrazione, mi sento orgoglioso di aver contribuito alla bella serata di tanti visitatori e di tanti produttori.

E per la prossima edizione cominciamo a pensare a qualcosa di nuovo potendo contare, io spero, sempre sulla collaborazione di chi è stato con noi fin da quando cominciammo.

Un caro saluto a tutti, in particolare alla signora Cantarutti e al suo Friulano che con il capocollo ubriaco di Mocavero ha contratto matrimonio perenne.
Ultima modifica ilLunedì, 14 Maggio 2018 10:42

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