Cantine Bonaparte: l'eroico vitigno Asprinio

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Cosa succede quando la viticoltura eroica si fonde con la viticoltura storica?
 
La risposta arriva da Cantine Bonaparte che ne è l’evidente rappresentazione pratica.

Cantine Bonaparte conduce la più bella ed antica vigna coltivata ad alberata della provincia di Caserta, in Campania.

L’incredibile fascino rapisce il cuore di coloro che passeggiano in questo storico vigneto.

L’età dei ceppi varia tra i 150 ed i 200 anni, coltivati ad alberata con un sesto d’impianto di 15-20 mt tra le file e 5 mt tra le piante.



La coltivazione ad alberata porta la vite ad altezze impressionanti. Immaginiamo ogni singolo filare come delle mura alte 15 metri di un unico ceppo di vigna. Il filare stesso necessita di un notevole sostegno che viene gentilmente donato da possenti Pioppi che danno origine al nome “vite maritata”.

Le “braccia” e le “gambe” operative sono dei custodi della vigna. Li vediamo sorridere con gli occhi e con le labbra, “giovanotti” di 70 anni che si arrampicano sui filari come “uomini ragno”. Tutte le operazioni, dalla raccolta alla potatura, vengono effettuate manualmente con incredibile maestria. Le altezze vengono raggiunte mediante l’utilizzo di apposite scale in legno costruite artigianalmente e, soprattutto, personalizzate in virtù del singolo operatore che ne fruirà. Ebbene sì, la singola scala viene adattata in base al rapporto piede/ginocchio del singolo mastro vignaiolo costruendo, così, dei gradini personalizzati.

Le particolarità non finiscono qui: la vite, dalle forme artisticamente centenarie, è impiantata esclusivamente a piede franco.



Le profondità che ha raggiunto l’apparato radicale fanno sì che la Fillossera non sia un rischio per la vite e ne è prova il limitatissimo intervento dell’uomo in campo. Infatti, il vigneto non possiede alcun impianto d’irrigazione, non vengono effettuati trattamenti fitosanitari e non viene svolta alcuna operazione di movimentazione terra.

La propagazione del piede franco avviene interrando il tralcio più basso affinché le gemme presenti possano differenziarsi ad apparato radicale. Si attende che il nuovo ceppo cresca e che il fittone delle radici raggiunga profondità tali da essere autonomo nelle risorse idriche e inattaccabile dalla Fillossera. Una volta raggiunta l’indipendenza, il nuovo ceppo viene “segato” dal precedente diventando, quindi, totalmente “maggiorenne”.

In alcuni casi, per i neo impianti, si sfrutta la barbatella precedentemente innestata solo per riportarla a piede franco con la medesima tecnica di cui sopra.

L’uva a bacca bianca, Asprinio D’Aversa, è quindi unicamente vitis vinifera e non sfrutta il portinnesto selvatico americano. Questa sua “indipendenza” garantisce la massima espressione nelle peculiarità dell’uva. Lo stesso nome Asprinio suggerisce la caratteristica principale dell’uva: una lodevolissima acidità e freschezza. Da analisi enologiche su mosto e vino di Asprinio D’Aversa si è evinto un contenuto naturale di acido citrico tre volte superiore ai parametri dei classici bianchi d’Italia. Ed è qui che ne viene fuori la quintessenza del vino. Note affascinanti agrumate sono l’evidenza più succosa. Con un pregiato affinamento sorgono percezioni di pera Williams particolarmente matura. Inutile dirlo, le uve si predispongono a spumantizzazioni di grande qualità.



La nuova consulenza enologica affidata all’enologo di fama internazionale, Dott. Umberto Trombelli, rivoluziona l’imprinting aziendale: oltre al bianco fermo e allo spumante Metodo Martinotti si produrrà, per la prima volta, l’Asprinio D’Aversa in Metodo Classico.

Curiosi, non ci resta che aspettare!

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