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La Daunia: straordinaria ricchezza ampelografica

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La Daunia: straordinaria ricchezza ampelografica Cantina La Marchesa
Territorio straordinario la Daunia, con la sua miscellanea di territori e climi, che spaziano dal subappennino dauno a confine con Campania e Molise, allo sperone calcareo del Gargano, naturale barriera ai freddi venti che spirano dai Balcani, fino alle bionde pianure del Tavoliere e alle saline di Margherita di Savoia.
 
Straordinaria anche per gli influssi culturali apportati dai Greci, dai Sanniti, dai Romani, che nei secoli hanno forgiato il carattere di questa terra immensamente ricca di risorse ancora poco espresse e valorizzate.

Una ricchezza che si apprezza anche dal punto di vista ampelografico e che fa della Daunia, al di là della stigmatizzazione derivante da oltre un secolo  di produzione di vini da taglio destinati al rinforzo di pallidi e deboli vini nordici, una delle più belle realtà emergenti del panorama vitivinicolo meridionale, fondata sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni e tradizionali e su una crescente identità imprenditoriale, necessaria per lo sviluppo del settore.

I vini prodotti in Daunia utilizzano in prevalenza vitigni coltivati tradizionalmente nel territorio (con i vitigni internazionali che coprono ancora un piccola percentuale della superficie vitata e utilizzati principalmente in blend), quali per esempio la Falanghina, di derivazione campana, destinata alla produzione di vini spumanti e vini bianchi secchi, anche affinati in legno.



Il Bombino Bianco, vitigno autoctono legato non solo ala produzione di freschi vini fermi, ma accostato negli ultimi decenni a quella che si può definire senza tema di smentite un’autentica rivoluzione nella produzione del Metodo Classico, in territori e da uve non convenzionali.


Bombino Bianco D'Araprì

Infine, il Trebbiano toscano, il cui uso più caratteristico, insieme a Nero di Troia, Sangiovese, Montepulciano e Malvasia nera, è nell’uvaggio del Cacc’e mmitte, storico vino di Lucera al quale è dedicata una DOC e un festival nel mese di settembre, e che prevede, un po’ come nel Chianti e nel sud della valle del Rodano, l’utilizzo di una piccola percentuale di uve bianche.

Tra i vitigni a bacca nera, invece, spicca un autentico cavallo di razza, il Nero di Troia, vitigno autoctono della Puglia centro-settentrionale, le cui origini affondano, secondo una pittoresca leggenda, nel mito di Diomede.



Vino di grande eleganza, a tratti austera, e dotato di una buona predisposizione all’invecchiamento grazie al sontuoso corredo tannico, il Nero di Troia si caratterizza in senso diametralmente opposto rispetto ai più conosciuti e opulenti vini pugliesi, riuscendo a esprimere una rinnovata classe grazie all’intensa ricerca legata ai biotipi e alle tecniche di vinificazione e affinamento, che prevedono il suo prevalente utilizzo in purezza e l’uso della barrique.

Legato alla tradizione invece, è il taglio del Nero di Troia con Montepulciano, Sangiovese e Negroamaro (quest’ultimo nella DOC Cerignola), per la produzione di vini dal carattere più morbido e perfettamente abbinabile alla robusta e variegata cucina del territorio.

Una vera chicca è rappresentata dai vini a base di Tuccanese, antico vitigno autoctono tipico della zona di Orsara di Puglia, salvato dall’estinzione e riportato in auge grazie alla tenacia e agli sforzi di pochi piccoli produttori.

Infine, nel panorama della produzione dauna, non si possono non citare gli immancabili vini rosati (principalmente a base di Nero di Troia), che contendono con crescente forza e a suon di medaglie conquistate nei più prestigiosi concorsi internazionali, il primato dell’eccellenza al Salento, la regione pugliese storicamente più vocata alla produzione di vini rosati.
Ultima modifica ilVenerdì, 23 Novembre 2018 10:55

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