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Paolo Calì a Vinoway: amo produrre il vino che piace a me e che possa piacere alla gente

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Paolo Calì, dell'omonima azienda vitivinicola, è un farmacista vignaiolo siciliano che ha scommesso su un progetto, che ha puntato sul proprio territorio dedicandosi alla coltivazione della vigna e alla produzione di vino, recuperando la tradizione di famiglia.
 
Le vigne, situate a Vittoria in Provincia di Ragusa in contrada Salmè, sono coltivate su sabbie di mare, plasmate dal vento e dalla pioggia come dune, arroventate dal sole estivo fino a diventare quasi inaccessibili di giorno per subire poi un’importante escursione termica notturna.



 A seguire l’azienda nelle procedure di vinificazione è l’esperto enologo Emiliano Falsini che da vent’anni offre la sua consulenza a molte aziende italiane.

Paolo Calì impianta e coltiva solo vitigni autoctoni siciliani, come il Frappato, il Nero d’Avola e il Grillo, e li vinifica esaltando le peculiarità del suolo e dello straordinario clima siciliano.

Da menzionare assolutamente il Cerasuolo di Vittoria Docg Classico Forfice 2014, il Cerasuolo di Vittoria Docg Classico Manene 2016 (dedicato al figlio Emanuele), Terre Siciliane Igt Grillo Blues 2017 e il Terre Siciliane Igt Frappato Rosato Osa! 2017.



I vini di Paolo Calì hanno grande potenziale di longevità,  se vi capitasse un vino rosato di annate precedenti state più che sicuri che vi appassionerà all’assaggio.

Personalmente la considero una delle più importanti aziende siciliane e del panorama vitivinicolo italiano.

Incontriamo insieme Paolo Calì.



Paolo, so che ti piace essere definito il “farmacista contadino”. In quale misura ti fa più piacere essere farmacista o contadino?
Mi piace molto che la gente mi chiami così perché sono farmacista, è la mia cultura, è ciò che ho studiato ed approfondito nella mia vita da un punto di vista scientifico. Contadino mi piace perchè amo la terra, con tutte le sue sfaccettature, sia quando piove sia quando c'è il sole. Amo fare il vino perchè questo territorio offre dei prodotti particolari, plasmati dalla sabbia in cui sono impiantati i miei vigneti.

Camminare nella tua meravigliosa vigna sabbiosa dà un senso di benessere. Quanto impegno e quanta difficoltà ci vuole nel coltivarla?
Ci vuole tanto impegno, tanta fatica, anche perchè ci sono dei lavori del terreno esclusivamente manuali, in quanto non si possono utilizzare strumenti meccanici. Mi riferisco alla zappatura dei vigneti, all'eliminazione delle radici superficiali, tutte lavorazioni che vengono effettuate due volte l'anno e, per quanto l'azienda sia piccola, parliamo comunque di 85-90km da lavorare solo con la zappa.

Produci Frappato, Nero d'Avola e Grillo... i tre vitigni autoctoni per eccellenza della tua zona. Qual è il più ostico da vinificare?
Sicuramente il Nero d'Avola in quanto è difficile ottenere dei risultati soddisfacenti e qualificanti. Il Grillo lo produco da pochi anni e quindi ho ancora poca esperienza per poter dare un giudizio. Il Frappato è più semplice come lavorazione, anche se enologicamente parlando è difficile da vinificare.

Il Cerasuolo di Vittoria è il vino che ti ha fatto conoscere alla grande platea internazionale e nazionale. Cosa ha di particolare il tuo vino?
Mi viene difficile parlare del mio vino, ma mi piace parlare del Cerasuolo. E’ un blend di Nero d'Avola e Frappato e lo vinifichiamo in due modi con due vini differenti. Uno è il Manene che vinifichiamo come blend, quindi unendo i due vini vinificati separatamente, e l'altro è un uvaggio forfice le cui uve vengono unite alle prime ore di raccolta. E’ importante dire che le uve vengono raccolte manualmente dopo aver fatto una lunga selezione dei grappoli in vigna.

La DOCG Cerasuolo di Vittoria, unica in Sicilia, comprende tre province con i suoi 256 ettari. Non credi che si tratti di un areale molto esteso?
Personalmente sì, credo sia stato un errore nel tempo estendere la zona di produzione anche ad altre province, come Catania e Caltanissetta. Io penso che doveva rimanere circoscritta alla prima area descritta dal disciplinare, quindi Vittoria, Comiso, Chiaramonte e così via. Purtroppo è stata ampliata e con questo bisogna convivere, anche se poi i risultati vengono fuori anche dai produttori delle altre province. L'unica differenza è la normativa che non prevede per le aziende descritte dal secondo disciplinare, ovvero quelle che hanno avuto la DOCG per l'ampliamento della zona, quindi le altre due province, di poter fare il Cerasuolo di Vittoria classico.

La Sicilia si scopre ottima produttrice di vini rosati. Come viene prodotto il tuo?
Forse sono stato tra i pionieri dei rosati siciliani perchè ho iniziato a produrre questa tipologia nel 2008 ed è una cosa che mi rende orgoglioso e mi piace ricordare. Non è un rosato da salasso, viene fatto con una criomacerazione, una vinificazione in bianco. E' un vino che ha le sue particolarità perchè vengono raccolte le uve sempre dalle stesse particelle, vengono lavorate sempre allo stesso modo cercando di ottenere sempre lo stesso colore. Per il rosato il risultato è molto personale in quanto è determinante l'approccio del produttore con il vino che vuole ottenere. Il nostro è abbastanza particolare perchè lasciamo un residuo zuccherino alla fine che lo rende "croccante".

I tuoi vini hanno tutti un significato. Ricordano avvenimenti o sono frutto della fantasia?
Sicuramente ricordano avvenimenti e passione. Innanzitutto c'è il Manene dedicato a mio figlio Emanuele, che da piccolo non riusciva a pronunciare il suo nome. A questo suono abbiamo dedicato il nome del vino, per me immortale. Gli altri sono frutto di passioni, come quella per la musica e per le amicizie.

Ogni anno fai incetta di premi con tantissime guide. Quanto sono importanti?
Sei molto generoso utilizzando il termine "incetta". Diciamo che quest'anno abbiamo ottenuto tanti risultati e, dopo 16 anni di attività, ne sono orgoglioso. Le guide sono importanti, bisogna dare il giusto peso, la giusta valenza anche se secondo me è il pubblico a selezionare all'interno di essa quello che più gli aggrada e quello che più gli piace. Io sono ben lieto di essere presente nel mondo delle guide.

Si parla tanto di vini convenzionali, naturali... c'è tanta confusione in merito a questo. Ci vuoi dare la tua opinione sui cosiddetti vini naturali?
Amo produrre il vino che piace a me e che possa piacere alla gente. Non ho la presunzione di dire che debba piacere a tutti, infatti ho chiamato “Jazz” un vino perchè è una musica che fa parlare tanto, però a molti piace e ad altri no. Prendo in prestito da una intervista che hai fatto di recente ad un enologo importante, una frase che mi è piaciuta moltissimo e cioè: "Se esistono i vini naturali, sicuramente dovrebbero esistere quelli innaturali", per cui questa è la mia risposta. Non possiamo parlare di vini naturali perchè lo sono tutti ma possiamo semplicemente dire che l'uomo è quell'elemento magico che ha saputo fermare nel vino il momento più nobile della fermentazione alcolica delle uve. Tutto il resto sono chiacchiere e filosofie.

Cosa vuoi che ti auguri?
Di mantenere uno standard qualitativo importante e per questo devo ringraziare il mio enologo Emiliano Falsini, con il quale dividiamo progetti, idee, soddisfazioni e anche imomenti difficili. Con lui c'è una bella sintesi di idee. Ringrazio le persone del mio staff, che collaborano con me, dalla cantina agli uffici. L’obiettivo è quello di continuare a fare il buon vino che piaccia a me e che piaccia alla gente.
Ultima modifica ilMercoledì, 02 Gennaio 2019 14:49

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