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Incontro con Carmelo Morgante: il Nero d'Avola è il nostro credo

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L'Azienda Morgante sorge tra la terra arsa dal sole, a Grotte (Agrigento), in Sicilia.
 
Sin dagli inizi i fondatori hanno deciso di puntare sui vitigni autoctoni e, grazie ai mezzi tecnologici, stanno cercando di smussare non solo le difficoltà naturali che presenta questa terra, ma anche le problematiche operative che i piccoli e piccolissimi appezzamenti, sparsi nel raggio di 30 km, richiedono ogni giorno.

I vari vigneti sono collocati tra le colline che si alternano con piccole valli e il territorio è adatto alla viticoltura per le ottime condizioni climatiche mediterranee.

Il vitigno principe dell'azienda è il Nero d'Avola.

Nel corso di questi anni l'azienda ha ricevuto numerose menzioni ed è stata premiata dalle migliori Guide Nazionali, la "NDA" di Carmelo Sgandurra lo ha considerato il miglior Nero d'Avola prodotto e, il prossimo Maggio, verrà inserita nella Selection Wine di Vinoway.

Incontro Carmelo Morgante nella sua azienda.

Qual è l'idea di produzione dell'Azienda Morgante sul Nero d'Avola?
Non c'è un idea ben precisa, noi produciamo solo questo vitigno da sempre e abbiamo voluto focalizzare il nostro lavoro solo su quest'uva.  Credo sia una caratteristica diffusa nell’agrigentino, anche chi vende frutta, ad esempio, ne vende solo un tipo, o uva o pesche o meloni, questa è una tradizione che deriva dall’influenza greca, una sorta di pigrizia di fare solo una cosa.



Se non erro tuo padre vendeva vino sfuso, voi avete fatto in modo di fargli cambiare rotta chiamando uno dei più grandi enologi a livello internazionale, Riccardo Cotarella. La vostra volontà giovanile di innovazione fin dove vuole arrivare?
Senz'altro questa voglia di migliorare è partita da noi figli, dalla voglia di porsi sul mercato non con il vino sfuso ma con un nostro preciso progetto di valorizzazione del territorio. Siamo a 20km da Agrigento con altimetrie che variano dalle 480 a 580-600 mt sul livello del mare, terreno calcareo, microclima  ideale per la produzione del Nero d'Avola. Riccardo Cotarella è arrivato da noi nel ‘96 e da allora abbiamo migliorato il nostro modo di produrre uva e, di conseguenza, il vino.



La vostra idea di vinificare in bianco il Nero d’Avola poteva sembrare un azzardo agli occhi dei puristi e invece si è rivelato un gran successo. Avete intenzione di produrre anche spumanti?
Il bianco Nero d'Avola è stata una cosa che ci ha cambiato molto la vita, anche dal punto di vista commerciale e ci ha dato un grandissimo aiuto. All’idea dello spumante ci pensiamo  da qualche tempo, volevamo iniziare quest'anno, ma le sfavorevoli condizioni climatiche non ce lo hanno permesso, però fa parte dei nostri progetti futuri.



E l’idea di creare un vino passito da Nero d'Avola?
In passato siamo stati tentati a farlo ma poi abbiamo abbandonato l'idea poiché pur trattandosi di un prodotto interessante  è ancora rivolto ad un mercato un po' più di nicchia.

Quali sono i limiti e i privilegi di far parte della DOC Sicilia?
E'abbastanza difficile dare dei giudizi. Il Consorzio sta facendo un'ottima promozione in giro per il mondo. Sicuramente c’è qualcosa da rivedere, che andrebbe perfezionato, ma penso sia normale in questa prima fase iniziale.

Quali vostri progetti mirano all'internazionalizzazione?
Tutto il nostro lavoro è rivolto all’internazionalizzazione, attualmente siamo presenti in 22 Paesi del mondo e andiamo ogni giorno alla ricerca di nuovi mercati, di nuovi  importatori, è un discorso che abbiamo intrapreso già da diversi anni. Il mercato è il mondo, non solo l'Italia, o la Sicilia o il nostro piccolo Paese.

Che cosa potrebbero fare i bravi produttori siciliani che producono Nero d'Avola per poter riposizionare come merita questo vitigno?
Secondo me la cosa più facile che esiste al mondo, come dice Riccardo Cotarella, è concentrarsi sulla qualità del vino. Il vino è l'espressione del territorio e bisogna essere bravi nel riuscire a comunicarlo.

A quale azienda fuori dal territorio regionale vorrebbe che assomigliasse la sua?
All’azienda di Angelo Gaja senz'altro. Grande comunicatore, grande lavoratore.

Che cosa vuole che le auguri?
Che vengano vendemmie buone e vino buono.
Ultima modifica ilVenerdì, 05 Gennaio 2018 10:26

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