Log in

Storie di pesce e di "menze quarte" per chi ama gustare il mare

Letto 2543 Email
Ci sono dei posti dalle mie parti che non portano a nessun altro luogo. Dei posti dei quali non si passa. Si va. Uno di questi è, senza dubbio alcuno, il capo di Leuca.

Arrivarci dalle strade interne è avventura non banale, ma quando ci si arriva allora si è arrivati. A San Gregorio al tramonto, a Novaglie all'alba, a Leuca anche alle tre di notte. Chi non c'è mai stato non lo sa, ma chi lo ha visto una volta non può non trovare l'irrefrenabile desiderio di tornarci. Bellezza da vedere, da ascoltare, toccare, respirare ... e quell'aria sottile induce idee brillanti di piaceri silenti. Niente di pacchiano, niente di urlato: piccoli soffi, bisbigli, sussurri, sorrisi complici e occhi distesi ma attenti. E le froge avide di afrori armonici, tenui, e, talvolta,  intensi.

Non è possibile gustare un paesaggio senza aver prima lenito i bisogni primari del sazio iodato che viene dal mare e sale sul desco, magari dopo un passaggio in cucina tra mani tanto giovani quanto sapienti, capaci di catturare il particolare ...

Io ci vado e mi fermo alla Taverna del Porto, luogo stregato dal mare e dal sole, a Tricase Porto, ove Alessandro Coppola, poco più che un ragazzino, ha messo su una stanza semplice, inondata di luce e con un banco del pesce e dei frutti di mare dai mille colori. Compresa una mastella di lattarelli alla scapece ed un barilotto di alici di Cetara.

In ben di dio da gustare crudo, crudissimo, saporito e saporitissimo. Con una bottiglia del Metiusco Bianco 2017 che, all'attuale stato, lascia dietro in molti di mille parasanghe, è pura gioia. Poi si va sul cotto e il bianco non basta più. Ci vuole il rosa brillante e fiero del Mjère che piace alle signore. Perché, come cantammo per tempo, il rosa è nato maschio, poi le mode lo hanno effeminato. E se si cuoce tocca a Giovanni, manco trent'anni, e mano magica.



E cos'è, se non genio, servire la sacca spermatica di dentice con cipolla caramellata? E il fegato di pescatrice su un crostino di pane croccantissimo? E il sarago fritto? E il sugarello fatto alle erbette?



Ah giovane amico che hai stregato questo vecchio romantico. Pensavo davvero di aver raggiunto l'acme quando ... quando hai fatto in modo che toccassi le mani della stupenda mamma di Alessandro, che con quelle mani edifica tante cose ma, sopra a tutte, una crostata che dovrebbe esser posta nell'olimpo dei dolci. Che tutto il resto è solo straordinario.



E la domanda risorge dalle acque del mare che si mescola in questo luogo magico. Perché devo venire qui, a Tricase Porto, in una taverna? Per il pesce, per Giuseppe, per Teresa, per Alessandro o per Giovanni?





Perché si mangia bene e posso permettermi di invitare il mio amico Francesco a farci la "menza quarta" di Mjère e Chiurazzi 1904? Si, vero, per tutto questo, ma poi c'è Silvia dalla pelle assolata che sorride al cuore e Gianni che fa i ricci e racconta le sue mille e una storia.

Io ci vado, e ci ritorno ogni volta che posso, non fosse altro che per elemosinare un pezzo di crostata che, alla Taverna del Porto non si va per mangiare ma soprattutto per amare!

E, confesso, io vi amo miei giovani amici. Che Poseidone vi sia sempre propizio e Atropo tenga lontane le forbici dal filo per i molti fusi che Cloto filerà, e sia gloria a Lachèsi che ha incrociato i nostri destini.

Poi, dopo, si va ad ammirare gli splendidi panorami.
Ultima modifica ilVenerdì, 18 Maggio 2018 10:30

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.