Log in

Menamè: una fusion di storia di Roma e del Salento

Letto 2399 Email
Tra Piazza dei Prati degli Strozzi e Piazzale Clodio c'è la via Augusto Riboty, luogo dal quale occorre passare per decisione assunta. Poco trafficato e sostanzialmente residenziale del quartiere Prati. Siamo a pochi metri da viale Mazzini e da via Teulada. Indicazioni geografiche che hanno un senso come vedrete appresso.
 
Mauro Nicolì, giovane salentino, partito da uno "spaccio" di pasticciotti e rustici leccesi aperto a Trastevere, pochi mesi dopo ha optato per metter su qualcosa di più serio. Un locale senza dubbio molto bello e molto curato, tirato su a tempo di record da manodopera salentina per quella tendenza tutta "capuana" di sentirsi superrimi, che caput mundi fu Roma ma anche Leuca non scherza.

Incontro più o meno casuale con Alessandro Giuffré, giovane romano, e nasce una cucina assolutamente innovativa e, per certi piatti, imperdibile.



Una fusion di storia di Roma e del Salento declinata secondo tre parametri: assoluta qualità della materia prima, assoluto rispetto, riconoscibilità e tracciabilità della medesima, composizione e cotture capaci, se possibile, di esaltare piatti spesso comuni ma declinati con variazioni sorprendenti.

Le ostriche fritte su crema di fave ad esempio, la matriciana con la stracciatella di Andria, la parmigiana a sfoglia, il violetto di Gallipoli (quello vero, quando c'è, ovvero l'aristeus antennatus) con crema di rape e patatine fritte, una eccellente "tajeddhra" e la meraviglia delle meraviglie ovvero la cozza ripiena.

A volte si va anche oltre ... "sagne ncannulate" con spigola, zucchine e burrata affumicata ... ma qui ci spingiamo sulla fascia dell'extra ordinario e riconosciamo un taglio di cucina barese dovuta alla sapienza del Maestro Vito Catalano che, talvolta, illumina la cucina del Menamé con la sua sapienza.

Siamo agli inizi, la carta non è lunghissima ma spesso è variante come varianti sono le stagioni.

La carta dei vini è di una trentina di etichette scelte con grande cura e alcune anche di rango. Sempre nuovi e sempre gustosi i dessert di fine pasto anche se il Tiramisù resta imbattibile. Su amari e distillati c'è ancora da attendere.

Il servizio è particolare: fatto da non professionisti capaci di regalare delle grandissime gaffes, che però son tanto simpatiche, resta il dubbio di avere dei professionisti capaci di sbagliare perfettamente.

Una particolarità è che siamo nella zona storica della RAI quindi ci si possono trovare assai spesso personaggi dello spettacolo e dell'informazione, ma per fortuna si tratta di persone di secondo e terzo pelo e, dunque, non son li a lesinare lo stuzzichino, gente seria che quando si tratta di inforcare il polpo sulla purea di fave non si fa pregare per nulla.

IO CI VADO perché si mangia bene
IO CI VADO perché mi sento a casa
IO CI VADO perché non c'è la televisione e nemmeno la musica che impedisce di parlarsi a tavola
IO CI VADO perché Mauro e Alessandro sono simpatici e anche molto bravi.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.