Alture, Paolo Leo: un grande atto d'amore verso il territorio della Valle d'Itria

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“Ecco, io volevo dirvi solo due cose: la prima, la più importante. Noi siamo una famiglia tutta dedicata all’azienda, ogni mattina ci alziamo per produrre i prodotti che voi venderete. Pensate a questo quando portate in giro il nostro vino.”
 
Paolo Leo ha voluto chiudere così una convention con i suoi agenti sparsi per l’Italia. Non vi è alcuna “notizia eccezionale” in quella frase, la potrebbe pronunciare una qualsivoglia persona impegnata in una azienda a conduzione familiare.

Ma Paolo Leo è una grande azienda a conduzione familiare, e, dunque, costituita da una grande famiglia. Che Paolo e Roberta, con i loro figlioli e affini, siano impegnati è vero. Ma il concetto è più grande. Li si chiama famiglia anche Cosimo Rizzo, ragioniere da vent’anni, Michele Piscozzo che ha una sua azienda ma cura per Paolo Leo tutta l’impiantistica. Ecco il concetto di famiglia è quello esteso, pugliese, che non ha necessariamente vincolo di sangue ma è guidato dal rispetto e dalla equifinalità.

Di fronte una pletora di agenti, persone avvezze all’area commerciale, come dire, spesso poco inclini alla riflessione profonda e più alla fatturazione e alla riscossione del credito.


Comunicare questi due mondi è cosa complessa, mettere in comunicazione questi due mondi è cosa assai più complessa, persuadere questi due mondi a misurarsi con la comunicazione di prodotti di nicchia, di produzione minuscola, di vitigni quasi ignoti e per una “mission impossible” decisa per ragioni imperscrutabili è davvero scelta da azzardo. La linea si chiama Alture, la terra Valle d’Itria, le idee si fondano sulla storia e non sulla “bugia spacciata cento volte che diventa verità.”

Le Alture sono la coda della murgia che si articola in terreni carsici e poveri, dove l’acqua si inabissa, scava e fugge nel cuore della terra e nel cuore della regione Puglia, dove si incontrano i venti dell’adriatico e dello jonio hanno fatto microclima e storia: la Valle d’Itria ne ha da raccontare fin dagli albori della civiltà. Straordinaria quella della Madonna Odegitria che conduce in questa valle straordinaria. E i pregiudizi? La Puglia non è terra di bianchi.

E il Locorotondo bianco che ha imperversato in Italia negli anni ’80? Aveva una produzione e una fama simile al prosecco attuale? Poi le mode e gli eventi cambiano tante cose e anche gli uomini cambiano. Ma la storia resta. E Paolo Leo se l’è ripresa, si è ripreso quel silos di sapienza enoica che si chiama Lino Carparelli, tra i padri del bianco di Locorotondo, e i contadini, quei pochi rimasti sulle terrazze povere della collina, e invece di fare blending ha fatto identità.

Il Bianco d’Alessano, la Verdeca e il Minutolo in quei luoghi prodotti sono vinificati in purezza, serbati in bottiglie scure e venduti dopo almeno un anno di affinamento. Poche bottiglie, piaceri quasi dimenticati o completamente sconosciuti anche ai cultori più fini. Fummo chiamati a raccontare questa storia messa in bottiglia, a raccontarla agli agenti che ragionano di ordini, fatture, volumi e, a volte, di insoluti.

Era difficile ma un paio di idee hanno fatto breccia: le voci che raccontano questa storia, voci lasciate li, con le loro inflessioni dialettali, con le dislalie che il microfono comporta, ma che hanno trasmesso l’autenticità del prodotto. Le voci senza le immagini, perché la voce segna la radice dell’immaginario ed evoca panorami dinamici alla vista, lo fanno anche le immagini. Ma le immagini sono troppo aggressive e rapide e non lasciano il tempo all’insorgere delle emozioni. Poi la degustazione dei tre vini, senza i descrittori classici, senza analisi organolettiche comparative. Sono tre vini da “ricordo” che berli è piacevole per il corpo ed anche per lo spirito. La nuova frontiera del lusso, bottiglie che più che poterle comprare bisogna meritarsele.

Gli agenti, credo, abbiano apprezzato. Il filmato, straordinario, ha sottotitoli in inglese. Verrà un giorno nel quale troveremo le voci per doppiarlo con lo stesso pathos che le voci originali hanno saputo imprimere.

Poi la festa è continuata, ma questa è un’altra storia. E’ molto bello il connubio tra raccontatori del territorio, chi con le immagini, chi con le parole e chi con il calice. La Puglia diventa grande anche così. Sottovoce e senza strafare, con il lavoro e l’orgoglio di farlo.

Credits: Acinus

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Ultima modifica ilGiovedì, 16 Gennaio 2020 09:12
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