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Il contratto di rete "Iswa" fra otto produttori vitivinicoli: una buona pratica da imitare

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Otto produttori Allegrini, Caprai, Feudi S. Gregorio, Fontanafredda, Frescobaldi, Masciarelli, Planeta e Villa Sandi, hanno costituito un contratto di rete finalizzato a partecipare a Fiere internazionali, a stringere accordi di distribuzione più vantaggiosi, a concludere contratti di forniture comuni (ad es. hanno composto e fornito la carta dei vini per la compagnia aerea Air Dolomiti).
 
E’ una buona pratica che si avvale di un utile strumento giuridico. Il contratto di rete fra imprese consente ai soggetti coinvolti di accrescere la capacità innovativa, nonché la competitività sui mercati. Con questo contratto le aziende si impegnano ad esercitare in comune una o più attività economiche, così realizzando attività che da sole non riuscirebbero a svolgere, condividendo costi, implementando servizi a favore dei clienti, ecc.

Vi sono vantaggi fiscali e in materia di lavoro, ed inoltre si evita di costituire una società, poiché ogni impresa mantiene la propria individualità e totale autonomia ed indipendenza rispetto alle altre aziende, con le quali si collabora esclusivamente sui punti fissati formalmente nel contratto. Il contratto può anche prevedere un fondo patrimoniale comune ed un organo di governo.

Solo se vi è espressa volontà delle parti, è anche possibile creare una rete di aziende con una propria soggettività giuridica.

Le reti di impresa, nella loro forma più evoluta, possono avere anche natura “verticale”, nel senso che realizzano dei veri e propri contratti di filiera che partono dal produttore, sino ad arrivare alla commercializzazione.
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