Live Vinoway: "I Consorzi dovrebbero fare un'opera di vigilanza per tutelare il costo del vino"

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Dopo Walter Massa, Bruno Vespa assegna il secondo “bacio in bocca” a Beniamino D’Agostino.
 
Eh si, un po’ come alla Pippo Baudo style, al Salotto live di Vinoway dal tema “Quanto deve costare un buon vino?" il noto produttore di vino (nonché giornalista) Bruno Vespa non può che condividere e subire gli stessi problemi che patiscono tutti i produttori.

Alla presenza in live del Prof. Attilio Scienza, Walter Massa, Alessandro Rossi, i già nominati Beniamino D’Agostino, Bruno Vespa e Davide Gangi si cerca di capire che prezzo deve avere un buon vino.

Walter Massa ha già “guadagnato il suo bacio” durante l’evento della Vinoway Wine Selection 2021 tenutosi a Bari il 10-11 Ottobre 2020. All’occasione Walter ha dedicato il suo premio come Miglior Viticoltore dell’anno a Tavernello, Ronco e San Crispino!
 
Perché? Perché il loro vino è molto più “costoso” di tante altre botti-glie che “indossano” la fascetta DOC o DOCG e si trovano sugli scaffali a prezzi ridicoli, pari ai brand sopracitati. Paradossalmente 1 litro di vino costa meno di quanto possa costare produrre 1 kg d’uva.

Bruno Vespa tuona dicendo che troppa gente nel mondo non sa bere e non sa cosa beve, i consorzi dovrebbero dunque garantire la qualitàe fare un'opera di vigilanza.

Beniamino D’Agostino, titolare di Cantine Botromagno, “scomoderebbe” l’ente della Repressione Frodi facendo attenzione al famoso “vino di carta”! Eh si, difficile credere che vigneti alberello di una certa età possano costantemente produrre il massimo della resa del disciplinare.

Ma il prezzo come nasce?

Possiamo riflettere sui costi di gestione di 1 ettaro di vigna? No, le differenze di conduzione agricola non giustificherebbero comunque una disparità di prezzo tra bottiglie del valore di € 10,00 a bottiglie del costo di € 200,00.

Allora, con Attilio Scienza, si riflette innanzitutto sulla rarità.

Un Denominazione di Origine che ha una superficie massima di coltivazione di 1.000 ettari e due grandi cantine di fama internazionale potrà essere nettamente più incisiva nei prezzi, rispetto ad una D.O. che possiede 15.000 ettari di vigna gestita, magari, da cantine sociali.

Limitare, dunque, la superficie massima degli impianti facilita, indubbiamente, un prezzo di alto valore del prodotto che ne consegue. In seconda analisi si evidenzia quanto importante sia creare la marca e non il marchio.

La “marca” è ciò che il consumatore intende come territorio, basti pensare a Barolo, Bolgheri e Chianti per farsi un’idea.

Il “marchio”, invece, è pura costituzione aziendale.

Quindi, quanto dovrebbe almeno costare una buona bottiglia di vino?

Sicuramente non meno di 9,00 euro ... però Alessandro Rossi lancia una riflessione: la nuova generazione di consumatori, oggi, beve meno ma beve meglio. Finirà quindi la paura e l’insulto di trovare vini fascettati D.O. ad un prezzo inferiore di 2,00 euro/bottiglia. Il buyer in GDO fa anche il suo lavoro, ma non ha di certo la “pistola da puntare alle tempie”. È ruolo dei Consorzi blindare il valore dei prezzi, un po’ come avviene in Francia.

La diretta completa, estremamente interessate e ricca di contenuti, è liberamente visibile cliccando qui su Vinoplay.com.
Ultima modifica ilGiovedì, 26 Novembre 2020 09:33

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