Live Vinoway, I Presidenti di Consorzi Primitivo:"Ci uniremo per essere ancora più forti"

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La live n.22 di Vinoway parla di Primitivo e delle sue origini. Una diretta che, inevitabilmente, rimarrà nella storia della viticoltura e dell’enologia contemporanea.
 
Nel periodo di “guerra civile” tra Puglia e Sicilia per la contesa del tanto quotato Primitivo, si incontrano nel “salotto" diretto da Davide Gangi e Alessandro Rossi: il Presidente del Consorzio di Tutela Primitivo di Manduria Mauro Di Maggio, il Presidente del Consorzio di Tutela dei Vini Gioia del Colle Nicola Insalata e Costantino Gabardi, esperto gourmet, degustatore internazionale e collaboratore delle guide di settore.

La storia ci riporta verso il 1700 d.C. per le prime identificazioni del Primitivo nel territorio di Gioia del Colle. Il vitigno è stato successivamente esportato anche nel territorio di Manduria, ceduto come dote in un matrimonio tra nobili.

Oggi Gioia del Colle può considerarsi un territorio di nicchia del Primitivo con 250 ettari vitati e un milione di bottiglie prodotte.  La DOC Manduria, notevolmente più conosciuta, vanta oggi 4.500 ettari vitati e 23 milioni di bottiglie prodotte.

Possiamo definire il Primitivo un “giovane classico” dalla reputazione italiana. “Giovane” per il mercato che lo ha notevolmente rivalutato nel corso degli ultimi 20 anni, “classico” per esser stato la forza e la fortuna di molti altri vini nel mondo.

Storicamente il Primitivo è sempre stato un vino da taglio, miglioratore per altri vini più snelli. Oggi possiamo apprezzare vini Primitivo strepitosi grazie alla svolta avvenuta nei recenti anni e che ha portato i coltivatori ad una corretta remunerazione delle uve.

Costantino Gabardi mette in luce quanto sia profonda, nel calice, la differenza tra le due zone di coltivazione. Possiamo definire i due Primitivo diametralmente opposti, Gioia del Colle indubbiamente risente del flusso climatico e delle quote della Murgia, Manduria invece con terreni completamente diversi è soggetta alle inclinazioni del mare. In entrambi, però, fa da padrona la suadenza ed il volume del vino.

Possiamo condividere che il Primitivo lascia al degustatore uno spazio di espressività notevolmente più ampio rispetto ad altri rossi. Un blocco che si può lavorare in mille sfumature e, attraverso le componenti tecnico-agronomiche del vitigno, può essere vinificato sia in “sostanza” che in “sottigliezza”.

Si arriva alla parte “calda” della live. La Sicilia con la D.D.G. n.1733 del 9 Agosto 2019 ha autorizzato la coltivazione del Primitivo nel proprio territorio.
Alessandro Rossi, sorridendo, commenta: “i figli rimangono a casa finché non son grandi”.

Numerosi, però, sono i casi in cui il Primitivo è già ampiamente coltivato in Basilicata con la DOC Matera, in Campania con la DOC Falerno e in tante altre regioni in tutta Italia.

Sono fasi di una storia commerciale. I Presidenti dei consorzi ci spiegano che il Primitivo, come toponimo, è legato al territorio pugliese. La DOC Matera ha ottenuto il riconoscimento antropologico dimostrando la storica coltivazione del vitigno. Bisogna considerare, inoltre, che Matera dista 23km da Gioia del Colle.

La Puglia si è dimostrata unita: contro la Sicilia vi sono 6 consorzi uniti, con l’appoggio di tutti i produttori, del Senatore Stefàno e della Ministra Bellanova.
Ma si può davvero negare alla Sicilia la possibilità di piantare il Primitivo?

No, non si può. Nessuno ad oggi può evitare la coltivazione di un vitigno in altra regione. Si chiede, infatti, di vegliare affinché la Sicilia non rivendichi la denominazione e che il termine Primitivo non sia menzionato in etichetta.

I Presidenti asseriscono: “è una manovra speculativa, probabilmente anni fa sarebbe stato più facile ... il Primitivo aveva un altro valore, oggi però non possiamo permettere questo scippo”.

Si pensa al Montepulciano d’Abruzzo che in poco tempo è stato blindato da qualsiasi menzione in etichetta fuori dal comprensorio della DOC, pur essendo coltivato in molte parti d’Italia, Puglia compresa. Si pensa quindi di registrare il brand “Primitivo”.

Con le dolci parole di Costantino Gabardi si conviene che la Puglia ha dei potenziali inespressi devastanti. Si pensa a tanti altri vitigni autoctoni e alle pennellate e sfumature ancora non conosciute dal resto del mondo.

È arrivato il momento di creare un gruppo omogeneo e identitario che detti le linee guida del Primitivo e del brand Puglia?

La diretta è ricca di approfondimenti e meriterebbe di essere vista integralmente. Le parole e le azioni eseguite oggi sono e saranno un pezzo di storia.
Invitiamo tutti a visualizzarla sul nuovo portale della comunicazione del vino Vinoplay.com o su Facebook cliccando qui.

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