R.Cotarella a Vinoway Live:"I produttori di vino non possono accollarsi i sacrifici degli altri settori"

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Il Covid-19 ha rallentato un po’ tutte le attività ma la mission principale di Vinoway non si ferma.
 
La tutela dei produttori, soprattutto in questo delicato periodo, è la cosa che più abbiamo a cuore.

Abbiamo deciso di dar voce a tutti i viticoltori che lo desiderino con semplici e brevi video. Un modo per rimanere uniti e non mollare.

Ma le attività non si fermano qui.

Oggi abbiamo il dovere di condividere le prospettive che ci riserva il domani. Proprio per questo nasce l’idea di gestire una serie di dirette Facebook, con la partecipazione dei personaggi più autorevoli del mondo del vino, affinché tutti possano affrontare e superare questo periodo.

La prima live inizia con la partecipazione del Presidente Mondiale degli Enologi Riccardo Cotarella, affiancato da Charile Arturaola Grappolo Blu inc. President (considerato tra i 10 migliori degustatori al mondo) e Alessandro Rossi, Wine Manager del gruppo Partesa Vini. Il tutto moderato dal nostro direttore Davide Gangi.

In prima analisi va rivolto un plauso all’associazione Assoenologi per aver tempestivamente e singolarmente assistito tutti i soci affinché potessero proseguire con la professione seguendo le disposizioni previste dal DPCM 22 marzo 2020 e dal DM MISE 25 marzo 2020. Inoltre, vi è grande nobiltà nell’iniziativa di raccolta fondi avviata da Assoenologi per l’acquisto di ventilatori polmonari con “Donazioni Mondo del Vino”.

Entriamo nel vivo delle tematiche affrontate durante la diretta: “Le prospettive future per il settore enoico, un confronto tra esperti conoscitori del mondo del vino che ha l'obiettivo di discutere e affrontare le problematiche del momento causate dal Coronavirus”.

“Il vino è l’unico prodotto della filiera agroalimentare che ha un appeal diverso. Parliamo di un appeal emozionale, emotivo e passionale. Quando finirà questo calvario non potrà che esserci un rimbalzo alla vita!”

In questo il Presidente Cotarella ci riporta alla scena tratta dal film “Roma città aperta”, in cui gli alleati entrano nella Capitale vivendo la gioia del ritorno alla vita. In quelle scene il vino è sempre presente come sinonimo di Ritorno alla Vita!

Si procede con il trattare una problematica più profonda che consiste nella proposta avanzata da alcuni ristoratori di cedere il vino dalle cantine in conto vendita.

“I produttori vinicoli non possono chiudere una cantina ed un vigneto come si chiude un ristorante. La vigna e la cantina richiedono un impegno costante e annuale. Se si dovesse saltare un passaggio, un momento, si rischierebbe di compromettere tutta la produzione. I produttori sono soliti accollarsi numerosi sacrifici, generalmente nella lunga catena del vino sono quelli che hanno meno soddisfazioni. Non possiamo pretendere che si carichino anche dei sacrifici degli altri settori”.

Si affronta l’argomento “distillazione del vino”, attività proposta dal produttore pugliese Doni Coppi e pubblicata prima di tutti da Vinoway: “Dobbiamo trovare una soluzione affinché i produttori possano, anche con poco, portare l’uva in cantina. Chiedere ad un produttore di abbandonare l’uva sarebbe come chiedere loro di abbandonare un figlio. La distillazione è l’unico modo per far sì che parte del vino invenduto, a causa del Covid-19, trovi una collocazione. Non potrà essere un mercato redditizio. I prezzi sono inferiori a quelli di un mercato depresso, ma dobbiamo considerare che sono terminate le scorte di alcool sanitario e siamo costretti ad importarlo dall’estero. La distillazione del vino in esubero assumerebbe anche uno scopo nobile. Se dovessimo destinare alla distillazione il 10% della produzione della scorsa vendemmia (ovvero 5 milioni di ettolitri) e se la valutazione fosse attorno ai 3€/grado alc., lo Stato investirebbe 220-230 milioni di euro nel comparto vinicolo. Sarebbe un respiro, non profondo, ma pur sempre un respiro”.

Ci si chiede se il vino subirà un deprezzamento: “Legge di mercato per la domanda e offerta. Se si dovesse raggiungere una situazione in cui l’offerta sarà maggiore della domanda, giocoforza i prezzi di mercato caleranno. La distillazione e la “vendemmia verde”, prevista dall’OCM, rappresentano le uniche soluzioni per mantenere gli equilibri. Lancio un messaggio ai contrari: la distillazione è assolutamente volontaria! Chi ha vini da grande invecchiamento non si pone il problema. Dobbiamo, però, considerare anche i volumi dei vini più snelli”.

E con affetto paterno tiene a precisare: “Sarà un periodo difficile ma non mi meraviglierei se ci fosse un altro colpo di coda per il mondo del vino, come avvenuto anni fa per lo scandalo del metanolo. Dobbiamo assorbire l’attualità. Non sarebbe la prima volta che il mondo del vino dimostra di sapersi riprendere. Dobbiamo collaborare tutti: produttori, ristoratori, distributori, imbottigliatori, commerciali, giornalisti e critici. È l’ultimo momento per essere polemici e “masochisti” verso il nostro orgoglio italiano”.

In conclusione Davide Gangi chiede chiarimenti sulle affermazioni del Presidente Cotarella in merito alla presunta antiviralità del vino. Non riporteremo le testuali parole. Siamo convinti che valga la pena ascoltarle direttamente nel video che segue.

Anticipiamo solo il finale:

- Possiamo fare un vino che si chiami antivirale?
- No, possiamo fare un vino che si chiami PIACERE!

Condividiamo con tutti i lettori qualche riflessione trasmessa dal Presidente Cotarella, che può essere visualizzata integralmente cliccando qui.
Ultima modifica ilLunedì, 06 Aprile 2020 10:04

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