Affitti dei vigneti e loro espianto e reimpianto: deciderà il Tar Lazio

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Ogni anno gli Stati membri della UE possono mettere a bando nuove autorizzazioni all’impianto di nuovi vigneti, nella misura massima dell'1% della superficie vitata nazionale.

Per l'Italia si tratta di poco più di 6.600 ettari l'anno. Un tetto che però è molto inferiore alle necessità dei produttori. Basti pensare che nel 2017 le richieste hanno superato i 165mila ettari. Pertanto, molte domande di nuove autorizzazioni restano in gran parte non accolte.

Dinanzi a tale vincolo imposto da Bruxelles, i produttori hanno usato lo strumento del contratto di affitto di vigneti magari inutilizzati, anche fuori regione. Un viticoltore prende in affitto un vigneto, anche in un'altra regione, e subito dopo la definizione del contratto di locazione, presenta alla regione la richiesta di espianto, con successivo reimpianto nella propria area di provenienza e di proprietà.

Il Ministero delle Politiche agricole però nel decreto n.935 del 13 febbraio 2018, ha testualmente sancito che: "Nel caso di trasferimento temporaneo della conduzione l'estirpazione del vigneto effettuata prima dei 6 anni dalla registrazione del contratto non dà origine ad autorizzazioni all'impianto in una regione differente da quella nella quale è avvenuto l'estirpo".

In sostanza viene introdotto per i vigneti in affitto un vincolo di conduzione di 6 anni nella regione originaria prima che la relativa autorizzazione possa emigrare verso altre regioni.

Contro questa misura la Regione Veneto, pochi giorni fa, ha presentato un ricorso al TAR del Lazio. Il ricorso in materia di reimpianto si fonda sull'articolo 66 del regolamento 1308/2013, laddove prevede che gli Stati membri concedano automaticamente un'autorizzazione a produttori che hanno estirpato una superficie vitata successivamente all'1 gennaio 2016 e che hanno presentato una richiesta.

Tale autorizzazione corrisponde a una superficie equivalente alla superficie estirpata in coltura pura. Ebbene secondo la Regione Veneto il decreto 935/2018 sarebbe in contrasto con la norma comunitaria, poiché introduce precisi limiti a quello che il legislatore comunitario identifica invece come un diritto del viticoltore che estirpa un vigneto: il diritto al reimpianto di una superficie avente estensione analoga a quella espiantata.

Sarà quindi il TAR Lazio a decidere su questa delicata e rilevante vicenda.

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