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Un’istruttiva serata all’insegna del Porto

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Vi sono domande così ricorrenti che divantano speso anche titoli di libri importanti. Quando saranno passate le elezioni in molti torneranno al "Che fare"?, A noi comuni mortali invece è riservata la classica: "Che Porto"? ogni volta che gli amici ti invitano a cena.
 
Quando gli inviti si fanno ricorrenti l'esercizio diventa impegnativo per evitare il ripetersi e l'idea che si dia fondo alla propria cantina.

Per fortuna che vengono in soccorso le parole e, molto spesso, la risposta è nella domanda. Qualche volta al "Che Porto", vien spontaneo rispondere Porto. E si apre uno scenario importante.

Qualche sera fa, era il 2 di marzo, gli amici della Assoenologi di Puglia, Calabria e Basilicata, hanno promosso una serata di degustazione con Graham's, azienda sicuramente leader nella produzione del porto visto che ha quasi duecento anni di attività, e una chicca di Amorim cork, azienda che produce tappi di sughero ma anche una etichetta di Ruby.



Il servizio impeccabile della delegazione AIS di Lecce ha consentito la degustazione di sei vini, direi cinque più una visto che la prima trattava di un Porto bianco.

La degustazione era guidata da Aldo Specchia di AIS Lecce, e si è avvalsa degli interventi del Dott. José Pedro Machado e del Dott. Jorge Alves, a coordinare i lavori Massimiliano Apollonio e Leda Cesari, presidente della sezione Assoenologi organizzatrice il primo e giornalista la seconda.



Si è principiato con un porto bianco di Graham's (75) che ha raccontato tutto ciò che un porto bianco può raccontare. Una buona freschezza, gradevole beva e un rasserenante bouquet di camomilla. Eccellente da servire come aperitvo ma, io credo, anche un buon componente di molti mixage.

La sequenza è proseguita con un ruby base di Graham's, (78) di gradevole naso e palato armonico, ottima eleganza e una buona setosità. Tradizionale e ben fatto. Il terzo assaggio è stato un LBV sempre di Graham's (85) e, dunque, un passaggio ad un livello nettamente superiore per qualità. Dal colore scurissimo ma capace di illuminarsi sull'unghia al bouquet di profumi armonici di bella intensità. Con la mora matura e la marasca sotto spirito a far da padroni ma senza eccessi stucchevoli. In bocca eleganza, tessitura finissima del tannino e buona persistenza.

La terza etichetta di ruby era un vintage di Quinta Nova (94). Dal mio giudizio il campione della serata. Da ogni punto di vista. Alla struttura tipica di un ruby vintage associa una persistenza lunghissima e una presenza di note balsamiche che aggiunge una freschezza impensabile in un prodotto così aged. Da bere con qualunque cosa ed anche senza qualunque cosa, anche se il gelato alla crema e amarena sarebbe il suo compagno ideale per una sera d'estate.

La seconda parte era destinata a due tawny: sempre di Graham's. Un base e un vintage. Non sono un grande estimatore del tawny ma va detto che entrambi erano molto puliti, estremamente corretti e privi di eccessi. Ovviamente il vintage ha una qualità superiore soprattutto per le note mandorlate. Non esprimo valutazioni solo perché la mia passione per le ossidazioni è riservata a pochissimi prodotti.



Ad accompagnare e valorizzare queste bellissime esperienze della valle del Douro, esposta ai venti dell'Atlantico, un set di preparazioni dolciarie di radice strettamente Mediterranea.

Il Maestro Giovanni Venneri, del Café dei Napoli di Alliste ha proposto ai presenti delle delizie di pasticceria sopraffina, curandosi persino del gluten free, dell'anallergenico e del vegano stretto. E senza che alcun pasticcino perdesse in gusto o capacità di abbinamento.

Sulla differenza tra LBV, Vintage, Reserva e colheita, e, quindi su Ruby (nelle sue varie colorazioni, ne esiste anche un rosé!) e Tawny, mi sia permesso di rimandare ad un prossimo appuntamento.

PH: Carlo De Mitri

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