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L'arcaico mistero del Carnevale di Mamoiada

Mammuthones e Issohadores. Antitetici ma inscindibili, come il bianco e il nero, la vita e la morte, come l’acqua e il fuoco. E non esiste Carnevale senza di loro a Mamoiada, il cuore ancestrale della Sardegna.

Volteggiano tra la folla, battendo i piedi nella loro danza cadenzata, i Mamuthones, quasi a risvegliare la natura affinché riprenda la sua attività in questi ricchi pascoli di Sardegna. Ed è lento l’incedere dei loro passi. A destra e a sinistra, avanti e indietro, scuotendo le spalle cariche di campanacci, come a volersi liberare da un giogo. Sono le maschere cupe dalle lunghe ombre che riportano a luoghi lontani nel tempo, a tradizioni e riti ancestrali che qui in Barbagia esistono da sempre. I sonagli cupi che inebriano di mistero e aprono la mente, intorno al fuoco che Sant’Antonio, si dice, portò dagli inferi, mentre intorno a loro le figure leggere e soavi degli Issohadores diffondono, con i loro lacci, gesti benauguranti di prosperità e fortuna. Un carnevale povero l 'Arrase'are de Mamujada, ma ricco di significati che rimandano alla terra e alla fertilità, e che culmina il martedì grasso con la morte di Juvanne Martis, la maschera simbolo del carnevale morente, attorniato da finte prefiche che piangono la sua morte.                                                         


                                                   
Passi che ricordano quelli di prigionieri in catene e addosso Sa Visera e Mastrucca, la maschera nera demoniaca e il manto di pelle di pecora. Il Mamuthone è la figura cupa e inquietante del Carnevale di Mamoiada, con i suoi 25 chili di campanacci sulle spalle a scacciare gli spiriti maligni. Sfilano sempre in due file parallele, muti e senza sosta, per ore ed ore, in una processione danzata e guidata dalla maschera bella, quella degli Issohadores, gli antichi cavalieri dalla giubba rossa e dalla lunga corda, Sa Soha, con la quale catturano donne e amici tra il pubblico, come segno di buon augurio. Simboli di quel “mondo di sotto” a cui si accede dopo la morte e che durante il Carnevale ritornano nel “mondo di sopra”, dove i ruoli si invertono: e qui l’uomo diventa bestia, prendendone il suo posto in segno di rispetto. Ma è anche la rinascita della natura che riprenderà il suo corso, il passaggio dal buio alla luce, dalla morte alla vita. Un momento di aggregazione sociale tra caratteristici balli sardi e dolci offerti alla folla festante. A Mamoiada il Carnevale ha inizio il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio abate, dove Mamuthones e Isohadores visitano i fuochi accesi in ogni rione del paese, per poi ritornare nel “mondo di sopra” solo la domenica e il martedì grasso. Sono loro i veri padroni del Carnevale, la cui vestizione è un rito vero e proprio, tramandato di generazione in generazione, in quella che è un’altra Sardegna, dal fascino antico e misterioso.  



Siamo nel cuore della Barbagia, a pochi chilometri da Nuoro, in un territorio straordinariamente ricco di sorgenti naturali, di pascoli e di vigneti. Ma anche di storia. Lo testimonia la presenza di una vasta area archeologica con ben 32 nuraghi e numerosissime domus de janas, le “case delle fate” risalenti all’epoca prenuragica, come le 6 domos in zona Istevene, chiamate Sas Honchèddas. O i simboli legati alla magia di riti religiosi,  i Menhirs, che qui prendono il nome di perdas fittas in quanto pietre infitte nel suolo o perdas longas per la loro altezza. Unico nel suo genere è quello di Sa Perda Pinta, dalle incisioni concentriche simili in tutto alla simbologia celtica irlandese. E ancora, le rocce dal volto di donna di Punta sa Femina e Sa perda Pizzinna al confine con Orgosolo. Al “profano” si contrappone l’animo religioso di Mamoiada, il cui centro storico è dominato dalla cupola esagonale della Chiesa di Nostra Signora di Loreto, a cui fa eco il Santuario dei SS Cosma e Damiano, considerato il più antico della Barbagia. Perla della cultura arcaica e affascinante di questo paese è il sistema museale del MaMu, il Museo delle Maschere che offre la panoramica completa delle maschere tradizionali dei paesi del Mediterraneo, in una rassegna multimediale coinvolgente e unica in Sardegna. Così come interessante e fondamentale per conoscere la cultura e le tradizioni di Mamoiada, è il Museo della Cultura e del Lavoro.                                                    


                                                           
Mamoiada, territorio piccolo ma vocato per una viticoltura tutta in collina di terreni granitici, dove gli alberelli del “vino nigheddu” crescono su alture che arrivano fino ai 700 metri. Le forti escursioni termiche lo rendono più esuberante dei Cannonau del resto della regione, ricco degli aromi di prugna e ciliegia, ma anche di odoroso mirto. Terra di Mamuthones ma anche di un patrimonio che appartiene alla stragrande maggioranza delle famiglie mamoiadine, ognuna con la propria cantina. Da abbinare, ovviamente, con i piatti tipici della tradizione sarda: il Por'eddu a orrostu (maialetto arrosto), fave e lardo o con i preziosi e rinomati formaggi, i salumi e la carne di cinghiale. Non di solo vino, anche l’arte della lavorazione del pane è fonte di cultura a Mamoiada: ogni famiglia produce il suo pane harasau, che in realtà è un pane tostu, o pane e vresa, perché rimesso in forno per la tostatura. Ma è la produzione dolciaria che rende la cucina mamoiadina di una raffinatezza che non ha eguali, se pur partendo da base semplici e pochi ingredienti, solo farina di semola, mandorle e miele. E si ritrova quel senso di appartenenza alla terra nei dolci tipici della festa di Sant’Antonio e del periodo carnevalesco: i “papassinos nigheddu”, il papassino nero a base di sapa, o “su coccone hín mele”, un pane dolce ricco di miele e zafferano. Più delicati sono invece “sas caschettas”, anticamente il dolce della sposa, da offrire il giorno delle nozze: candide strisce di pasta ripiene di mandorle e miele che assumono forme leggiadre di bambola o di rosa. A far compagnia tutta una serie di prelibatezze fritte come “sas orulettas”, fritte e servite con ottimo miele o le più famose “sebadas” di dolce formaggio e miele. Sapori semplici che si fondono con la natura di questo territorio, il cuore antico della Barbagia.

Links utili:
Pro Loco Mamoiada: www.mamuthonesmamoiada.it
Info turistiche: www.mamoiada.org
Museo delle Maschere Mediterranee di Mamoiada: www.museodellemaschere.it
Ultima modifica ilMartedì, 09 Febbraio 2016 17:43
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