Log in

Arnad: la porta per la Valle d'Aosta

Palestra a cielo aperto e paradiso per i golosi. Arnad e le sue tradizioni.

Foto1

Origini celtiche racchiuse nel suo antico nome: “Oye”, che ne avalla la sua indole strategica confermata poi dai romani che la vollero loro insediamento anche perché attraversata dall’importante “via delle Gallie”. Nacquero torri di avvistamento a difesa del territorio e “fundus”, antiche e funzionali fattorie, a confermarne la sua natura rurale . Ma la presenza romana oggi qui continua a farsi sentire soprattutto grazie al tramandarsi di nomi come i tanti Giulio, Cesare, le Petronilla o gli Augusto, fiera testimonianza di quella maestosa epoca. Stiamo parlando di Arnad, canonico borgo montano adagiato a fondovalle. Apparentemente qui il tempo sembra essersi fermato e questa peculiarità la si scorge guardandosi intorno:  il Borgo di Ville, l’insediamento rurale più antico caratterizzato dalle viuzze ciottolate; la chiesa di San Martino, pregevole esempio di architettura romanica; il castello Vallaise, regale dimora seicentesca; il ponte in pietra di Echallod costruito tra il 1770 e il 1776  a cavallo della Dora Baltea.  Da non perdere, il Santuario della Madonna delle Nevi di Machaby degli inizi del cinquecento, meraviglia del territorio posto a 696 metri di altitudine fra lussureggianti boschi di castagno, un tempio di devozione con le pareti interne tappezzate di ex-voto e dove ogni 5 di agosto ne viene celebrato il culto. Questo è anche  il regno dei professionisti della montagna, tante sono le pareti rocciose attrezzate per il free-climbing, tra le quali il Paretone e la Gruviera, che fanno di Arnad una vera e propria palestra, aperta tutto l’anno e frequentata dai più grandi scalatori.



Tanta energia ed una sostanziosa alimentazione diventano necessarie per muoversi in lungo e largo sul territorio e ancor più per scalare le montagne, e qui entra in scena il Lard d’Arnad , unico lardo a livello europeo riconosciuto, oramai dal 1996, come Dop. Un concentrato di vitamina A,  permesso tanto ai celiaci quanto agli intolleranti al glutine, un moderno alimento di ben oltre 445 anni.  Esperte manovre per ottenere pezzi dal dorso di maiali allevati a castagne ed ortaggi  che, rifilati dal  grasso in eccesso, verranno stratificati e posti a stagionare all’interno dei “doils”, i tradizionali contenitori in legno, insieme a sale, spezie, erbe aromatiche locali e… tempo, da un minimo di tre mesi ad un massimo di quindici, previa aggiunta di vino bianco. Uno spazio temporale necessario per ingentilire il più classico dei condimenti di montagna, elevandolo così a nobile protagonista delle tavole. Un prodotto gastronomico, vanto per gli “Arnadins” e traino dell’economia di una intera valle dove, da quaranta anni, durante l’ultima settimana di agosto, il lardo diventa protagonista nella Fehta dou lar d’Arnad.  Tutta  la  comunità viene coinvolta in quella che risulta essere una gustosa missione capitanata dall’associazione Lo Doil: Arnad, addobbata a festa, sarà impegnata in una quattro giorni di gusto, trait d’union tra passato e presente, deliziandosi con il godurioso grasso nelle tante trasformazioni o semplicemente su fette di pane caldo. assaporando così  l’indiscussa bontà di un’eccellenza unica e irripetibile.



Ma non mangeremo solo lardo in un territorio così ostico e pietroso, ricco di castagni e con minimo un maiale a famiglia. Un variegato e pingue paniere di prodotti tipici e specialità gastronomiche arricchiranno l’offerta culinaria facendo vibrare le nostre papille gustative. Non potremo fare a meno di sederci a tavola per consumare una “bocoà”, uno spuntino valdostano. Immancabile il lardo assieme ad altri salumi come la mocetta (carne secca), la tipica ricotta cremosa, grassa, speziata e piccante chiamata  solignon e tante patate lesse. Ed ancora, succulente zuppe d’orzo, verza, tanta carbonade (stracotto di carne di manzo), l’onnipresente polenta in mille modi declinata e le profumate castagne al burro. Il tutto innaffiato dall’Arnad-Montjovet doc, un rosso rubino a base nebbiolo con riflessi che riportano al melograno, una spremuta di uve che scalpita per essere gustata, prodotto in piccole quantità e da gustare in loco. E il dolce?  Tradizionali anche questo, a base di castagne secche e mais accompagnate dalla fiocca, panna fresca montata e zuccherata. E dopo tutto questo mangiare un caffè ci sta! Ad Arnad lo si degusta seguendo quasi un rituale di condivisione: i commensali, a turno e in senso antiorario, berranno una miscela calda di caffè, zucchero, grappa o genepì (liquore di erbe aromatiche alpine) con aggiunta di scorzette di arancia e spezie. Ma non in una semplice tazzina ma da una panciuta coppa di legno chiusa da un coperchio e munita di tanti beccucci quanti i partecipanti. Mai la coppa dell’amicizia verrà posata sino a quando la bevanda non si esaurirà e, in questo passarsi la coppa, non vi è la garanzia di bere dallo stesso beccuccio e sarà proprio questa promiscuità a suggellare la condivisione e a vanificare il luogo comune che vuole gli abitanti del nord freddi e poco ospitali.

Foto liberamente tratte dal web a cura dell’autore

Links utili:

Comune di Arnad: www.comune.arnad.ao.it

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.