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Sulle strade del Primitivo

Fasti dell’antica Grecia, arcaici idiomi e suggestive tradizioni nei diciotto comuni della DOC primitivo di Manduria; un itinerario turistico, culturale ed enogastronomico tutto da godere per un tuffo a caduta libera senza paracadute.

Vasta è la scelta nella terra del primitivo: San Giuseppe di San Marzano, paese con poco più di novemila anime e cinquecento anni di storia arbereshe, iniziata quando una manciata di esuli albanesi si rifugiò qui per sfuggire all’avanzata turca nei Balcani. Italiano, salentino e arbereshe le tre lingue parlate e grande devozione per il padre putativo di Gesù: pane benedetto in segno di devozione, tavole imbandite per i poveri e il più suggestivo dei falò ad onorarlo nei giorni 18 e 19 marzo di ogni anno. Poco distante ecco Sava, paese tutto vino ed olio. Anticamente le uve del primitivo di Manduria, chiamato per l’appunto “vino di Sava”, venivano da qui e ancor oggi, nel rispetto della tradizione e con artigianale perizia, il vino si continua a vinificare e a conservare nei “capasoni”, enormi giare di terracotta che fungono da contenitori “asettici” in grado di restituire un succo che non ha bisogno di essere domato. E poi Manduria, florida e antica cittadina, lì sulle Murge tarantine, all’interno delle sue maestose mura messapiche. Un dedalo di viuzze il centro storico caratterizzato dal Ghetto Ebraico di epoca medievale e dalla chiesa matrice della SS Trinità in stile gotico-romanico del XV sec; la “Fiera Pessima” il suo principale evento, una campionaria antica di 273 anni, seconda in Puglia solo alla Fiera del Levante. Senza dimenticare un costume, indumento indispensabile per tuffarsi nelle trasparenti acque di Lizzano e la sua Marina. Non solo tradizione vitivinicola per questa perla delle terre del Primitivo ma anche acque caraibiche e trasparenti: una lunga serie di dune di sabbia bianca e litorali che toccano amene località come Campomarino di Maruggio, Torre Colimena e San Pietro in Bevagna, solo per citarne alcuni.



Caleidoscopio di colori, suggestive e imponenti masserie un tempo dimore contadine autosufficienti e oggi vanto dell’accoglienza pugliese, distese di vite ad alberello a dare identità ai graziosi grappoli, cielo azzurro a confondersi con il mare e tanto orgoglio nella gente che questa abita queste terre e che con caparbia dedizione continua a voler abitare. Paesaggio disseminato di cantine tra le più note della meravigliosa Puglia, nomi oramai altisonanti che sono vanto della viticoltura italiana. Non sappiamo esattamente quando questo vitigno generoso sia arrivato qui: con i greci oltre 2000 anni or sono? Con i romani dalla Dalmazia l’antica provincia dell’Impero? Per certo sappiamo che, nei primi anni dell’Ottocento, forse nella valigia di qualche migrante pugliese, il Primitivo attraversò l’Atlantico arrivando in America con il nome di Zinfandel. E di strada l’umile vino da taglio pugliese ne ha fatta: nel 2011 nella versione Dolce Naturale diventa DOCG, protetto e valorizzato dalla presenza del Consorzio di Tutela del Primitivo. Terra ricca di tradizione a questa indissolubilmente legata, uomini fieri di imprigionare le emozioni dei loro vigneti in bottiglie che oramai non conoscono più frontiere, un esercito di nuove generazioni di passionali vignaioli felici di calpestare con rispetto quelle zolle ricavandone interessanti produzioni, innovative, classiche ma mai banali. Questo il popolo del Primitivo, artigiani del gusto capaci di trasformare gli acini dell’antica uva, di un viola impenetrabile, maturi prima di ogni altro perché ansiosi di tramutarsi in quel liquido ricco, corposo, opulento, intenso nel sapore, con alti livelli in alcol e dalla onnipresente memoria balsamica. In queste terre le vendemmie sono notturne, perché solo di notte il sole placa il suo impegno. Una volta raccolti, i grappoli vengono portati in cantina e dopo essere stati pigiati, il tumulto fermentativo di quegli acini tintori avrà inizio….



Secco da pasto o dolce naturale, compagno ora di gustose succulenti carni grigliate, ora di formaggi saporiti e stagionati, o anche di dolci della tradizione pugliese dalle copiose farciture a base di ricotta, mandorle, fichi secchi, o semplicemente come solista, per fare da complice ad una solitaria meditazione, dopo averlo versato in panciuti calici di vetro. Un itinerario, questo, percorribile sia via terra che via mare; un percorso storico, naturalistico ed imprescindibilmente enogastronomico, ideale da aprile ad ottobre. Indispensabile munirsi di comode scarpe sportive e di una fotocamera per catturare le immagini che il territorio di volta in volta dipana qua e là. Come le Riserve Naturali del Litorale Tarantino Orientale che ospitano diversi paesaggi naturali: dalle saline animate da numerose specie di uccelli quali i famosi fenicotteri rosa alle paludi impreziosite da molteplici varietà di orchidee, boschi di lecci e la presenza del fiume Chidro, custode di necropoli di epoca romana. E da ultimo ma non meno importante il Museo della Civiltà del Vino Primitivo a testimoniare la storia sociale e la vocazione agraria di questa terra che ben definisce l’essenza di questo popolo, un museo tutto da bere per le degustazioni al suo interno organizzate. Non si può, almeno una volta nella vita, non venire da queste parti nella terra dove i confini tra i sensi sono aboliti e dalla quale non si potrà andare via senza aver degustato tutta la bontà della terra d’elezione degli Dei.
Foto di www.consorziotutelaprimitivo.com

Links utili:
Comune di Manduria: www.comune.manduria.ta.it
Comune di Sava: www.comune.sava.ta.it

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