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Orgosolo: un museo a cielo aperto

L’arte dei murales nella terra di artisti e di pastori

Tra le guglie rocciose del Supramonte, circondato da boschi fitti e foreste di lecci, batte il cuore pulsante della Barbagia: Orgosolo. Cittadina dall’aspetto franco e schietto, si presenta come un vorticoso labirinto di strade, che scorrono come fiumi tra i piccoli edifici che compongono il paese e così come le case fungono da scrigni della quotidianità dei propri abitanti, anche le mura di Orgosolo sono depositarie di un altro inestimabile valore: l’identità sarda, che si manifesta sotto la forma dei meravigliosi e famosi murales. Il primo fu realizzato nel 1969 dal gruppo di anarchici milanesi “Dioniso”; successivamente, in occasione del trentesimo anniversario della Resistenza e della Liberazione, l’insegnante senese Del Casino e gli allievi della scuola media cittadina dipinsero altre opere su muro, trasformando una semplice decorazione urbana in un inimitabile carattere distintivo del luogo. Ad oggi, Orgosolo è ornata da circa 200 murales che, oltre a rendere la città un vero e proprio museo a cielo aperto, veicolano il più delle volte i valori politici e sociali condivisi dalla maggior parte degli abitanti. I soggetti più trattati riguardano le vicende di chi ha dovuto lottare per ottenere i diritti essenziali: la rivolta dei pastori di Pratobello; le vittime delle guerre in Vietnam e in Spagna; Antonia Mesina, figura di riferimento locale nella lotta per l’emancipazione femminile. I murales di Orgosolo non appagano il solo senso estetico, ma soddisfano anche quel bisogno di umanità di cui spesso avvertiamo la mancanza.



L’indole artistica degli orgolesi è probabilmente il prodotto di uno stratificarsi di vicende che ha reso la storia di questo luogo immensamente carica di fascino: sin dall’epoca romana gli abitanti della Barbagia si sono battuti con fermezza per affermare la propria indipendenza ma, a partire dal 1420, le varie dominazioni partendo dal Regno di Sardegna fino ai Savoia nel 1720 circa, portarono il territorio a una situazione di povertà insostenibile e lo ferirono gravemente nell’orgoglio. Tutto questo si è tradotto in un susseguirsi di attività criminali come il furto di bestiame e il banditismo, che dal Settecento persistette fino al secondo dopoguerra, approfittando della complicità dei boschi. Questo fenomeno sociale attrasse numerosi scrittori e antropologi, che contribuirono alla creazione del “mito” di Orgosolo, divenuta famosa in tutta Italia per il suo carattere forte, vendicativo e selvatico. Nel 1961, il regista documentarista Vittorio De Seta consolidò l’immagine del paese realizzando il toccante film Banditi a Orgosolo, vincitore del titolo “Opera prima” alla Biennale di Venezia, girato nelle campagne locali e interpretato dagli abitanti del luogo.



Selvatico non è solo lo spirito di questo surreale paese, ma anche il sapore del prodotto principale dell’economia locale: il formaggio. Da sempre il paese vive di pastorizia, un’attività antica che per sua natura lega saldamente la popolazione alla propria terra. La fauna locale, indispensabile per il lavoro degli orgolesi, non si limita al bestiame da latte, ma include anche i bachi da seta che qui vengono allevati per la creazione di tessuti pregiati, spesso destinati al confezionamento dei costumi tipici indossati dalle donne. Orgosolo è una terra che in ogni suo angolo celebra le proprie tradizioni e radici. Un vero paradiso per chi è in cerca di esperienze autentiche e genuine, distanti dal fast-food sulla via del centro e dai negozi di souvenir made in China. Esplorare questo paese equivale quasi a viaggiare indietro nel tempo, che qui si è fermato a un’epoca semplice che spesso ci capita di rimpiangere.

Foto tratte dal web

Links utili:

Comune di Orgosolo: www.comune.orgosolo.nu.it

Info turistiche Orgosolo: www.visitaorgosolo.it

Info turistiche Supramonte: www.supramonte.it
Ultima modifica ilVenerdì, 03 Luglio 2015 16:01

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