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La Puglia in una valle: la Valle d'Itria

Paese intorniato da ombrose selve ove si godono abbondanti pascoli per la nutritura de’ bestiami domestici ..non lascia però il territorio di produrre in abbondanza in sito diverso anche ottimi vini e altri saporiti frutti

 

Questo si scriveva, all’inizio del ‘700, della Valle d’Itria, una tra le più belle “pennellate” di Puglia, una hit parade di colori e profumi in un territorio puntellato di aggregazioni urbane, lascito della grandiosa Egnazia. Viti, mandorli e ulivi a perdita d’occhio; strade delimitate da antichi muretti a secco che ci accompagnano a contrade dagli originari toponimi romani. Importanti vie in questa valle: Adriatico e Jonio che comunicano, oriente e occidente intrecciati nel culto della Madonna dell’Odegitria guida del viandante, colei che indica e vigila sul cammino del pellegrino. Tradizione vuole che la devozione all’icona della vergine, dipinta dall’apostolo Luca, venne introdotta dai monaci basiliani e qui l’idioma popolare ne mutò il nome in Madonna d’Itria.


Alta densità di abitanti, come nelle migliori tradizioni meridionali, per una terra disseminata di lattee “casedde”, così qui si chiamano i trulli, le tipiche e più conosciute abitazioni della vicina Alberobello, coniche anch’esse nell’architettura, a secco forgiate e tutt’ora abitate. E’ qui che vengono ospitati i tanti turisti che tutto l’anno varcano i confini al di qua della Puglia e che, una volta giunti potranno agilmente girare intorno al rotondo borgo “delle cinque O”, Locorotondo; o ammirare le due torri cilindriche angioine di uno tra i più bei borghi d’Italia, Cisternino, salito alla ribalta nel 2012 allorquando si diffuse la voce che il luogo sarebbe stato risparmiato dalla fine del mondo, prevista nel dicembre dello stesso anno. Una moderna leggenda? Continuando si arriva a Martina Franca la “lady barocca di Puglia”, angioina d’origine, con la sua Basilica del 1747, a San Martino consacrata; il Palazzo Ducale del 1668, emblema della signoria dei Caracciolo e testimonianza del cambiamento dello stile della città verso il barocco; la chiesa di S. Antonio da Padova, tra le più antiche della città e poi tanta cultura musicale di qualità nel “Festival della Valle d’Itria”, vetrina del bel canto giunto alla sua quarantunesima edizione in programmazione dal 15 luglio al 4 di agosto di ogni anno.


Qui, nella terra dove l’adagio “in medio stat virtus” calza a pennello e dove il luogo comune che vuole la Puglia come “terra di vini rossi” viene demolito, scorgiamo alberelli di Verdeca, di Fiano Minutolo o di Bombino bianco prosperare in terreni ricchi di calcio, solleticati da benefiche escursioni termiche e costanti ventilazioni. Terra che regalerà vini bianchi di eccellente qualità, eleganti nelle sfumature gustolfattive, fruttati e freschi che ben si abbineranno alle tante produzioni culinarie dello stesso territorio. Allora? Tutti in Valle d’Itria, in un ipotetico, ma non troppo, simposio gastronomico, con un calice di Locorotondo DOC tra le mani, vino bianco bandiera dell’enologia pugliese, mai banale e scontato, identitario di un territorio ma allo stesso tempo poliedrico nelle sue tante espressioni; sapiente mix di Verdeca, Bianco d’Alessano e altri grappoli autoctoni, tutti vitigni che andranno a magnificare le qualità di una terra ora carsica ora arida, ma a mestiere lavorata con sudore e passione a dare vita ad un leggiadro nettare. Magari gustando delle “bombette” ovvero fettine di capocollo di maiale farcite di formaggio canestrato pugliese, impanate e cotte a riverbero sulla brace. Ed ancora, formaggi, ricotta forte, latticini, pane e oli extravergini della DOP Terra di Bari della Murgia e dei Trulli, oli dai colori che variano dal verde al giallo, dal sentore fruttato che riporta a ricordi di erbe spontanee e mandorle fresche. E, dulcis in fundo, sua maestà il capocollo di Martina Franca, insaccato rappresentativo dell’arte norcina pugliese, ottenuto lavorando le carni del collo e della spalla di maiali allevati a ghiande nei locali boschi di fragno e insaporite dalle erbe della macchia mediterranea. Una giostra di sapori che gira in una terra dove identità e genuinità vanno ancora a braccetto, dove ancora si lavora con perizia la pietra locale e dove, abili mani rugose, intrecciano ramoscelli di ulivo a realizzare cesti che riportano a tempi che qui non sono mai del tutto andati.

Foto tratte dal web

Links utili:

Comune di Martina Franca: www.comunemartinafranca.gov.it

Comune di Locorotondo: www.comune.locorotondo.ba.it

Comune di Cisternino: www.comune.cisternino.br.it

Ultima modifica ilVenerdì, 07 Agosto 2015 07:09

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