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Mille sfumature di verde: sulle strade dei Castelli di Jesi

E’ il fascino delle Marche più nascoste. Sinuose strade antiche che attraversano borghi, vigneti e dolci colline. E’ lasciarsi sedurre dalla serenità e dalla quiete che regalano certi territori, veri e propri tesori d’arte incastonati nella natura: l’incanto e la grazia di una regione tutta da vivere e di un itinerario spettacolare che l’ha resa celebre in tutto il mondo, la strada del Verdicchio e dei Castelli di Jesi.

Il tiepido sole di primavera risveglia la natura e con essa il romanticismo di un territorio costellato di vigneti e meravigliosi paesaggi, di piccoli ma affascinanti borghi ricchi di tradizioni e di storia. Arte, cultura ed enogastronomia si combinano qui, nell’entroterra di Ancona, tra l’azzurro del mare Adriatico e gli Appennini: un mix unico e spettacolare, la meta ideale per una pausa in tutta tranquillità, lontani dal caos cittadino e in totale armonia con la natura. Terre così preziose non potevano che avere un eccellente ambasciatore, altrettanto nobile e antico, noto già da secoli e che si diffuse al punto da diventare l’icona, il simbolo di una sintesi perfetta di tutti quegli elementi che contraddistinguono il territorio. E’ il Verdicchio dei Castelli di Jesi, ”infinito” capolavoro delle Marche.

Jesi e il suo elegante centro storico, ricco d’arte e di sontuosi edifici come Palazzo della Signoria, costruito dal celebre architetto senese Francesco di Giorgio Martini. Il Duomo, la famosa Pinacoteca e la Piazza centrale della città dove, sotto le tende di un accampamento nacque lo “Stupor Mundi per eccellenza” l’Imperatore Federico II. Non solo Verdicchio, dunque, ma anche tanta storia: la sua cinta muraria, una delle più belle d’Italia, domina la valle circostante e diventa un meraviglioso balcone sui Castelli di Jesi. Che poi castelli non sono ma borghi fortificati, disposti come un ferro di cavallo, quasi a sentinella di queste terre disseminate ovunque di vigneti e alberi d’ulivo. Tra i borghi è Cupramontana la vera capitale del Verdicchio: sede di importanti concorsi enologici e di un interessante Museo Internazionale dell’Etichetta. E ancora Staffolo con il suo Museo del Vino e il Torrione dell’Albornorz che domina la valle, dalle montagne sino al mare. Oppure Montecarotto, città del vino e dell’olio, per continuare con Castelbellino il più piccolo dei borghi, e le “copertelle” di Serra San Quirico. Tutta una successione (oltre 14) di borghi murati, accoccolati su queste dolci colline, per un itinerario da non perdere, dove la storia si racconta anche attraverso un calice.


Un vino legato alla sua storia e alla sua terra. Se già Plinio il Vecchio ne cantava le lodi, sembra che Alarico re dei Visigoti, ne esaltasse le virtù e la potenza, facendone incetta per i suoi soldati impegnati in guerra. Negli anni ’50 il Verdicchio si presentò al resto del mondo, vestito di tutto punto nella famosa bottiglia dalla caratteristica forma ad anfora, sinuosa come le strade di queste terre. Da allora, un successo dopo l’altro e l’incoronazione a miglior vino bianco nel mondo nel 2011. Il segreto è presto detto: la particolare finezza aromatica floreale e minerale, il tipico finale ammandorlato e il colore verde oro dei suoi grappoli, provengono dalle caratteristiche uniche di queste terre, rare da trovarsi altrove. Se a questo si aggiunge l’influsso benefico delle brezze marine dell’Adriatico e le particolari condizioni climatiche, si intuiscono i motivi dell’importanza di un vitigno che non trova altro ambiente ideale se non qui. Normalmente vinificato in purezza e pronto per essere bevuto giovane, il Verdicchio dei Castelli di Jesi ha però una struttura che lo rende particolarmente adatto all’invecchiamento, come ben dimostra la tipologia Riserva, recente DOCG riservata a quei vini con 18 mesi di affinamento e una gradazione minima di 12,5°. Roba da fare invidia agli Chablis francesi. E se ciò non bastasse, per abbinare i piatti tipici del territorio, esistono anche eccellenti versioni Passito e Spumante.


Natura, relax, vino e buona tavola, la strada dei sapori dei Castelli di Jesi è un percorso ideale per chi ama la tradizione. Una cucina basata sui piatti e prodotti tipici del luogo, come la cicerchia di Serra dè Conti, salvata dall’estinzione grazie a pochissimi produttori. La zona è ricca, come tutta la regione, di antiche tradizioni norcine e siccome del maiale non si butta via niente, oltre al famoso ciauscolo da spalmare su calde fette di pane e la coppa di testa, è sicuramente da menzionare un tipico ma rarissimo salume della zona, il ciarimbolo, ovvero interiora essiccate al calore indiretto del fuoco e insaporite con aglio e rosmarino. Una chicca speciale che sa di golosità, è la lonza o lonzino di fichi, un dolce povero dalla caratteristica forma cilindrica, avvolto in foglie di fico e legato proprio come un insaccato. Si prepara solitamente ad ottobre e nasce dall’esigenza di utilizzare la grande quantità di questi frutti prodotti nella zona. E’ infatti un trito di fichi secchi, mandorle e noci mescolato a mistrà o con il tradizionale condimento a base di mosto cotto, la sapa. Tradizionalmente servito a fette e in abbinamento ai pecorini tipici della zona il lonzino vuole, anzi pretende che lo si accompagni al buon Verdicchio passito. Si potrebbe continuare all’infinito, facendo una sosta qua e là per spuntini golosi e tipicità dei borghi della Vallesina, lasciando che il proprio sguardo si perda nell’ammirare queste dolci colline. E volendo spingersi oltre, si potrebbe deviare per Matelica: d’altronde, anche questa è terra di Verdicchio. Altra sosta, altra storia, un altro buon motivo per tornare nelle Marche.

Si ringrazia il Servizio Turismo e Cultura della Regione Marche e la dott.ssa Cecilia Gobbi per la gentile concessione delle immagini


Info turistiche: www.turismo.marche.it

Istituto di Tutela del Vino Marchigiano: www.imtdoc.it

Ultima modifica ilVenerdì, 17 Aprile 2015 06:56

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