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VALSINNI: IL "MAL SUPERBO" DI ISABELLA MORRA

Viaggio tra i borghi più romantici d'Italia, nella provincia di Matera, per scoprire i paesaggi, gli scorci e i luoghi della triste e misteriosa vita di una delle più grandi poetesse del 500.
Rinchiusa nel castello di famiglia, silenzioso e cupo come un falcone di pietra, Isabella guarda in solitudine “quel natìo borgo selvaggio”. Sogna il ritorno di un padre lontano, fuggito a Parigi perché reo di aver scelto “ il re sbagliato” nella guerra franco-spagnola tra Francesco I e Carlo V. Sfoga la sua rabbia e il suo dolore in versi per sfuggire al disagio di una giovinezza rubata dal resto della famiglia, nobile padrona di queste terre ma ormai inselvatichita da un ambiente incolto e degradato. Al tempo, infatti, in questo estremo lembo di Basilicata posto al confine con la Calabria, le donne erano gradite se sottomesse e docili: lei invece legge i classici e compone sonetti, intrattiene scambi di lettere e versi con Diego Sandoval de Castro, l’altro protagonista di questa vicenda, poeta e Barone di Nova Siri. E’ lui l’unico testimone della sua arte, insieme a quel “torbido Siri”, il tortuoso fiume Sinni che ancora oggi incornicia e impreziosisce il paese. In questa storia c’è una nobile poetessa, un castello e un bel borgo, un fiume e un ammaliante poeta: ma ci sono anche le chiacchiere della gente e questo basta per un delitto d’altri tempi. E’ un freddo inverno del 1546: in odio allo spagnolo, per giunta sposato, e appellandosi a quel senso dell’onore tanto in voga nel nostro meraviglioso Sud, Isabella muore per mano dei suoi fratelli. Stessa sorte toccherà al suo precettore e all’affascinante nobiluomo. Isabella, la dolce poetessa della solitudine, aveva solo 26 anni.

 

Anima ardente, se altra mai, arde ancora tutta nei superstiti suoi versi” scriveva Benedetto Croce quando arrivò a Valsinni. E’ il 1928, sono passati secoli dalla morte di Isabella quando il grande filosofo e storico italiano arriva in questa estrema propaggine del Pollino. E’commosso dalle poche rime rimaste della sventurata poetessa (solo10 sonetti e 3 canzoni) e ne vuole studiare la vita, la raffinata cultura petrarchista e quella storia ancora oggi avvolta dal mistero. Ma soprattutto, vuole dare la giusta importanza alla donna vittima di “fieri assalti di crudel fortuna” ispirando così la nascita di un Parco Letterario a lei dedicato. Nasce il turismo culturale di Valsinni che da allora celebra Isabella Morra, con tutta una serie di eventi: la scrittrice Dacia Maraini le intitola un collettivo femminile e un’opera teatrale; la famosa Casa della Poesia di Monza le dedica un premio nazionale mentre qualcuno si accorge delle analogie tra i suoi versi e quelli di un altro grande poeta, Giacomo Leopardi. La figura di Isabella è ora un esempio di riscatto sociale per le donne e poco importa che tutto il suo carteggio sia stato probabilmente bruciato dai suoi stessi fratelli. Isabella ora non è più sola ma abbracciata dai molti turisti e personaggi di cultura che ogni anno vengono qui a renderle omaggio.

 

Il tempo in questi luoghi è passato ma l’essenza delle rime struggenti di Isabella è ancora viva, basta guardarsi intorno. L’antico borgo è ancora lì, un pugno di casette addossate l’una all’altra, come a volersi proteggere dallo sguardo di Colobraro, stupendo paese che, come dicono da queste parti, “è meglio non nominare” legato com’è ai riti magici e alle buone streghe capaci di allontanare il malocchio. Valsinni invece ha il profumo di camini accesi e antiche mura di mattoni a vista, tutto l’abitato è un saliscendi di stradine e scalini, slarghi in pietra e piazzette raccolte. Vicoli stretti che si arrampicano a fatica sulla roccia del colle che domina la gola e uniti tra loro dai caratteristici “Gafi”, tunnel di comunicazione anche per le case, lì dove sono presenti dislivelli del terreno. E al loro interno i cosiddetti “Catoi”, piccoli locali dove mettere a fermentare il vino o a stagionare i salumi. Un’architettura povera ma suggestiva, quella del borgo della nobile e triste Isabella, mentre il tempo è ancora scandito dal campanile della seicentesca Chiesa Madre di S.Maria Assunta e dove il più dolce e poetico dei castelli è visibile da ogni lato, dominando la valle.


La triste e dolce Isabella, i luoghi in cui visse e cantò la sua disperazione non sono più muti testimoni ma un importantissimo Parco Letterario aperto tutto l’anno e gestito mirabilmente da una Pro Loco volenterosa e accogliente: lì dove la più grande e giovane poetessa del Cinquecento si sentiva estranea e incompresa, "nei luoghi dove fu vissuta quella breve storia e cantata quella dolorosa poesia" ora Isabella è regina di un viaggio sentimentale. Tra cantastorie, menestrelli e cenacoli sotto le stelle, tra gli stretti vicoli dell’antica Favale si celebra ogni anno, a luglio e agosto, la rassegna l’Estate di Isabella: utilizzando la vita e i suoi versi, i luoghi e la natura di Valsinni diventano “percorsi della memoria” per far sì che la storia passi ancora da qui, con le stesse atmosfere e le stesse suggestioni. Riempire lo zaino con storie d’altri tempi, questo è il turismo a Valsinni, arricchito di leggende popolari che sfiorano la realtà. Nessuno sa dove riposi la sfortunata Isabella, i suoi resti non sono mai stati trovati, ma qualcuno dice di vedere ancora l’anima giovane e gentile aggirarsi tra le sale e sui tetti “nel denigrato sito”, quel solitario maniero appollaiato sul colle. Sotto il mandorlo del castello, ogni tanto un forte vento s’alza improvvisamente, ne è testimone anche vi scrive. Ma, come dice Rosario Mauro, guida e custode di questo misterioso luogo, “non preoccupatevi, è Isabella che vi accarezza il viso!”

Foto di Carmen Chierico e Digit@lab Policoro (All Rights Reserved)


Links utili:

Parco Letterario Isabella Morra (Dott.ssa Carmen Chierico) : www.parcomorra.it

Pro Loco Valsinni (Dott Rocco Truncellito): Piazza Carmine 20 – Tel. 0835/817051

Comune di Valsinni: www.comune.valsinni.mt.it

Ultima modifica ilVenerdì, 19 Dicembre 2014 18:07

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