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ALTAMURA, LA CITTA’ DEI CLAUSTRI

Gli arcaici esempi di integrazione in Puglia.
Orazio, nelle sue “Satire” parla di pane, ma di quale? Quello di Altamura, ovviamente, prima D.O.P. europea, così buono da bastare a se stesso, tale da definirlo come “il migliore del mondo, tanto che il viaggiatore diligente se ne porta una provvista per il prosieguo del suo viaggio.”

Ma non ci si nutre di solo pane ad Altamura, ma anche di storia e tesori artistici e naturali: il Pulo, ampia dolina carsica di forma circolare e profonda, situata a pochi chilometri dal centro abitato e il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, con le sue 1500 biodiversità, tra le quali innumerevoli orchidee selvatiche. O il Museo Archeologico, con i suoi reperti che abbracciano l’arco temporale che va dal Paleolitico Medio all’Alto Medioevo ma soprattutto, il famoso Uomo di Altamura, “Ciccillo” per gli amici, uno scheletro completo di uomo vissuto circa 200.000 anni fa. Tutto questo accompagnato da 30.000 orme di dinosauri rinvenute all’interno di una cava in disuso, e non solo, basta fare un giro in città per rendersene conto.

Tante sono le porte che permettono l’accesso al borgo murgiano dalle alte mura (da cui il nome della citttà), ma quella principale è Porta Bari, che si mostra sin da subito con la sua maestosa e garbata bellezza. Appena pochi passi sul Corso Federico II di Svevia e subito scorgiamo la bellissima Cattedrale, fatta costruire da Federico nel 1232, lo stesso Imperatore che richiamò disparate genìe, dai più disparati angoli del suo impero a ripopolare l’antico sito Peuceta, quello “dall’aria fina, dall’acqua buona e dal gustoso pane”. Latini, greci, ebrei, saraceni, slavi e albanesi concorsero numerosi, disseminando così il cuore della città di “claustri”, ognuno con il proprio carattere ed identità urbanistica. Ma cosa vuol dire claustro? Il termine trae origine da curtis, spazio aperto di pertinenza di uno o più abitazioni, più semplicemente non è altro che una piccola comunità organizzata, un esempio reale di integrazione e accoglienza. Il claustro di Altamura nel graduale processo di commistione delle etnie e delle loro culture, già in tempi non sospetti, mette in risalto la dicotomia del tessuto sociale e della vita del claustro stesso: “i popolani sotto e i nobili sopra”.

Ottanta sarebbero i claustri censiti, ma uno in particolare è arrivato ai giorni nostri come “Claustro del Tradimento” ubicato nei pressi della chiesa di S. Lucia, nome tristemente legato ai dolorosi avvenimenti del maggio 1799. Sangue, dolore, paura, amore, coraggio, questi e tanti altri sentimenti racchiude il racconto ad esso legato. Mentre duemila valorosi altamurani resistevano all’assedio e agli attacchi dell’esercito sanfedista del cardinale Ruffo, lotta già in sé impari, il troppo amore di una mamma di sette figli contribuiva così alla triste disfatta. La donna che abitava in quel Claustro, sperando di salvare la propria vita e quella dei suoi figli, consegnò nelle mani del nemico il percorso sotterraneo che, dalla sua cantina portava all’esterno delle mura. La città fu messa a ferro e fuoco, e a nulla valse il tradimento della donna. Dubbi aleggiano sulla veridicità di tale racconto, ma non sull’eroismo e sul coraggio degli altamurani. Tanto e tanto altro è Altamura, la città dei claustri, metafora del vivere sociale, memoria storica di un popolo che ancora oggi, con intelligenza comunitaria e apertura mentale, rappresenta un punto di riferimento tra i comuni dell’intera area murgiana.

Si ringrazia Domenico Intini per le fotografie e Mariella Forte per la gentile collaborazione

Links utili:

Comune di Altamura: www.comune.altamura.ba.it

Associazione Archè: www.arche.associazione.it

Gal Murgia: www.galterredimurgia.it

Parco nazionale Alta Murgia: www.parcoaltamurgia.gov.it



Ultima modifica ilSabato, 29 Novembre 2014 08:28

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