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Bosa, storie di fili e magici intrecci

Il cuore, la città e il mondo di Bosa

 

Ci sono luoghi unici per nascita in Sardegna, piccoli gioielli appartati dal passato illustre dove la luce è più morbida e la vita scorre tranquilla e lenta. Borghi dove la storia e le tradizioni nascono da un gioco di magici intrecci, come Bosa, nella Planargia, in provincia di Oristano.


Bosa e i suoi fili che si annodano e poi si slegano per essere di nuovo incrociati, trame che rivelano percorsi sempre nuovi a chi si immerge nell’arte e nella vita di un paese su misura, dove tutto è legato alla metafora di un filo. Bosa, come nata dalle mani delle janas, le leggendarie e piccolissime fate sarde che tessevano splendide stoffe sui loro telai d’oro: il filo azzurro del fiume Temo che ne attraversa il cuore, il filo bianco del suo prezioso filet che si lega a quello dorato dell’arte antica della filigrana. E come in un abbraccio, la bellezza e la romantica solitudine di un borgo dai colori pastello dominato dalla struggente bellezza del Castello Malaspina; mentre le ali selvagge dei grifoni, che da sempre qui hanno casa, fanno rotta sulla natura autentica delle colline di questa città. Le vacanze sono già un ricordo? Non a Bosa. Qui abbiamo scoperto il perché ci sia sempre un motivo per tornare.

 

Una città bellissima, nata fenicia e diventata romana, quindi ligure sino a diventare perla delle Sette Città Regie, con gli spagnoli. Bosa è un’isola nell’isola, mare e fiume insieme, un’anima a metà tra stili architettonici feudali e aristocratici. Lo si nota partendo dal borgo medievale di Sa Costa, ingentilito dai colori delle sue case: è la parte alta della città, quella caratterizzata da strade strette e scalinate in trachite che sinuosamente si aggrappano al colle di Serravalle. In alto, il Castello dei Malaspina, fortezza militare del 1112 che racchiude gelosamente gli interessanti affreschi della chiesetta di Nostra Signora de Sos Regnos Altos, ma che racconta al visitatore anche la storia di una bella ma triste Marchesa e delle sue dita mozzate per un ipotetico tradimento. Stile ottocentesco e raffinato, invece, a ridosso del fiume, dove sul Corso Vittorio Emanuele si incontrano palazzi signorili, come il Museo Casa Deriu, dai caratteristici balconcini in ferro battuto: è il quartiere di Sa Piatta, il salotto nobile della città, il quartiere del commercio e degli affari, con la Cattedrale dell’Immacolata del XII sec e restaurata definitivamente agli inizi dell’Ottocento e la Chiesa del Rosario, sormontata da un orologio bifacciale del 1875.

I magici intrecci di Bosa si caratterizzano anche nelle tradizioni e nell’artigianato: stili, forme e materiali come itinerari che conducono indietro nel tempo. A Sa Costa il ritmo è lento e scandito dal mestiere antico delle donne, su Randadu. Creatore di storie e racconti leggendari da tessere con grandi telai sull’uscio di casa, il filet bosano è arte e accompagna da sempre la storia della città; rimanda alle reti dei pescatori che un tempo raccoglievano il corallo per quelle “fate” mentre loro, su seggiole impagliate, ne realizzavano le reti e usavano lo stesso punto per creare ricami dai motivi arcaici. Il filet di Bosa è ora famoso in tutto il mondo, come i gioielli in filigrana degli orafi, i sos maestros de oro che tessono fili d’oro e argento trasformandoli in opere stupende, come fossero ragnatele preziose sulle quali ricreare antichi disegni. Ma la metafora del filo, ci riporta sul Temo, il fiume che scorre tranquillo e alle vecchie concerie del quartiere Sas Conzas, sull’opposta sponda: splendido esempio di archeologia industriale dove una volta la pelle bovina veniva trattata per la creazione di suole e per la lavorazione della “vacchetta”, adatta alla rilegatura di libri pregiati. Ora il quartiere è anche porticciolo di pregio e sede dell’interessante Museo delle Conce.

 

Altri fili si aggiungono al telaio di Bosa con le incantevoli spiagge della frazione di Bosa Marina e la maestosa Torre Aragonese che domina l’Isola Rossa; così come le acque verdi e trasparenti nelle calette del litorale che porta ad Alghero, raggiungibili solo via mare e tali da suscitare meraviglia negli occhi di chi arriva. C’è tutto questo ma tanto altro ancora. In un’isola così speciale, così fiera della propria identità e soprattutto ricca di storia, Bosa e il suo territorio ne sono il valore aggiunto: quel filo sottile ci ha portato dal fiume al mare per concludere nell’entroterra, dove vola alto Su Entulzu, il Grifone, simbolo della Sardegna agro-pastorale. L’ultima colonia autoctona d’Italia è qui, circa ottanta esemplari rimasti come guardiani, a salvaguardia di un ambiente ancora incontaminato. Perché il grifone non è un predatore, si ciba solo delle carogne dei pascoli, contribuendo a ridurre l’insorgere di malattie potenzialmente trasmissibili all’uomo. Nasce solo qui Su Entulzu, il signore dell’aria, antico abitante di terra sarda che con il suo elegante volo planato ci porta a compimento di questo ricamo, di quel magico intreccio di fili delicati che uniscono il fiume al mare, alle mani sapienti delle ricamatrici e al sorriso cordiale della gente. Il magico intreccio di fili del cuore di Bosa.

Si ringrazia per la gentile concessione delle immagini la dott.ssa Stefania Crisponi dell’Ass.ne” La Città del Sole” e il dott. Alfonso Campus, Assessore al Turismo del Comune di Bosa

Link utili:

Comune di Bosa: www.comune.bosa.or.it

Servizi per il Turismo Culturale – La Città del Sole : www.bosaonline.it

Info turistiche: www.prolocobosa.it

Servizi Escursionismo Ambientale: www.laltrabosa.com

Ultima modifica ilVenerdì, 07 Agosto 2015 07:10

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