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Capalbio, cittadella dai sapori antichi

Una passeggiata tra le bellezze artistiche ed enogastronomiche, nel cuore della Maremma Toscana.
Capalbio, preziosamente incastonata tra le dolci colline della Maremma nella provincia di Grosseto, appare come la tipica cittadella medievale. Passando dalla Porta Senese ci si perde con gioia e incanto tra i vicoli del borgo toscano. Percorrendo a piedi le mura di cinta del paese, si svelano al nostro sguardo scorci mozzafiato in cui storia, arte e natura si fondono, creando un’atmosfera suggestiva e indimenticabile. Salendo verso l’alto si arriva al castello, costruito nel XII secolo: dalla sua Torre Aldobrandesca, si gode di uno stupendo panorama, fatto di verdi colline, campi coltivati, bellissime spiagge e un mare blu cobalto, consigliate sono le foto al tramonto. Nella piazzetta poco sotto il castello si trova una graziosa chiesa dedicata a San Nicola, costruita in stile romanico con ornamenti gotici.


Arrivando a Capalbio si respira immediatamente un aria d’altri tempi: nel 805 l’imperatore Carlo Magno, donò il castello all’abbazia romana delle tre fontane. Successivamente, passando da un domino nobiliare all’altro, fino alla notissima famiglia De’ Medici, la splendida cittadina acquisterà quell’aspetto solenne, romantico e nel contempo maestoso che si offre ancora oggi ai nostri occhi, stupiti da tanta grazia. Se amate la storia Capalbio non finirà di meravigliarvi, infatti, se chiedete a un qualunque capalbiese vi racconterà la storia di Domenico Tiburzi, il più famoso dei briganti della Maremma che nel periodo antecedente l’unità d’Italia, data la difficile situazione sociale, ne diventò l’emblema, un eroe popolare, buono e giusto che rubava ai ricchi e aiutava i poveri, alla sua morte, venne sepolto per metà nella terra, mentre l’altra metà del corpo venne lasciata scoperta in quanto brigante e quindi colpevole di innumerevoli omicidi. Oggi una colonna di marmo con una targa ricorda le sue gesta nel  cimitero della città.


Poco distante da Capalbio, per gli amanti dell’arte contemporanea, in località Garavicchio,  vicino Pescia Fiorentina, si trova il Giardino dei Tarocchi ideato e voluto fortemente dall'artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle, dopo essere stata a Barcellona nel  Parc Guell e a Bomarzo vicino Viterbo, volle ricreare un luogo simile in cui esprimere la sua creatività artistica.  Il parco racchiude statue maestose che raffigurano gli arcani maggiori dei tarocchi, in un attimo si viene catapultati  in un mondo fantastico, fatto di specchi e ceramiche colorate,  giochi d’acqua e figure bizzarre.


Da lontano si sentono i rintocchi del campanile, è l’ora di pranzo! Capalbio è anche buona cucina, quella cucina toscana ricca di sapori antichi tramandata di generazione in generazione.
Nel borgo, ci sono molti ristorantini tipici e non sarà difficile trovare nel menù il cinghiale,  animale che si aggira nell’incontaminata natura della maremma, il piatto forte è il cinghiale alla cacciatora, ai capalbiesi, piace cucinarlo, marinando prima la carne con olio, sale, pepe e rosmarino, poi lo passano in un tegame, con pomodoro, peperoncino, vino, alloro e un po’ di concentrato di pomodoro e lo lasciano cuocere per due ore, il tripudio di sapori è servito, non esitate a chiedere la ricetta, ci sarà sempre qualcuno pronto ad accontentarvi.

Nel periodo di settembre, dal 10 al 14, si festeggia la sagra del cinghiale, durante la quale il borgo si anima di eventi culturali come il Palio della Madonna della Provvidenza: tradizionale palio in cui si sfidano i cavalieri delle Contrade e in concomitanza è possibile degustare, nei tipici chioschi, questa prelibatezza, accompagnato da un’altra eccellenza della tavola nostrana, il Morellino di Scansano DOCG. Un vino rosso rubino, dal sapore caldo e intenso, reso tale dall’esposizione dei vigneti alle brezze marine e ai venti di tramontana, apprezzato in tutto il mondo,  si abbina in modo perfetto alla cucina tipica della Maremma.

Può essere servito con l’antipasto  a base di salumi tipici, con il primo ad esempio, buona è la pasta fresca fatta in casa con ragù di carne, ma soprattutto ottimo è gustarlo con la selvaggina, oltre al già citato cinghiale anche la lepre e il fagiano. Le uve utilizzate, per questo magnifico vino, arrivano dai vitigni Sangiovese, esclusivamente dai territori della provincia di Grosseto tra i fiumi Ombrone e Albegna. Dulcis in fundo i Cantucci di Capalbio, immersi nel vinsanto, anche se il galateo non lo prevede, a tavola tutto è possibile purché si stia bene!                                                                                                                                                               

La passeggiata finisce qui,  arrivato il momento del rientro, saluterete Capalbio e la sua imponente torre Aldobrandesca che veglia dalla sua posizione privilegiata, con un’unica certezza: quella di un sicuro e prossimo ritorno!

Foto scattate da: Mauro Maggi

Link utili:
Comune di Capalbio: www.comune.capalbio.gr.it
Sito ufficiale turistico del comune di Capalbio: www.capalbio.net
Ufficio Turistico: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Sagra del cinghiale: www.sagradelcinghialecapalbio.it/      
Strada del Vino e dei Sapori "Colli di Maremma": www.stradavinimaremma.it/

Ultima modifica ilVenerdì, 29 Agosto 2014 06:45

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