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NEGROAMARO OTTIMA BASE PER GLI SPUMANTI

Produttori di “bollicine” state sereni !
Lo spumante italiano batte la crisi e registra nel 2014 il record di esportazioni all’estero con un incremento del 24% e 350 milioni di bottiglie vendute.

Dunque, pur rappresentando appena il 9% circa dell’export di vino italiano, il settore dei vini spumanti è quello che in assoluto fa registrare incrementi di vendite all’estero a doppia cifra a partire dal 2007.

I produttori pugliesi sono pronti a cogliere queste opportunità ed accanto alle consolidate produzioni in rosso e rosato, fioriscono nuove produzioni di spumanti elaborati con metodo classico oppure charmat.

Se fino a pochi anni fa la produzione di spumanti in Puglia era frutto di poche singole iniziative imprenditoriali, a partire dal 2010 è rapidamente cresciuto il numero di cantine che hanno arricchito il ventaglio delle loro produzioni con l’inserimento di spumanti.

“La Puglia ha davvero bisogno di produrre spumanti ? “  è una domanda che aleggia nel web e che appare improntata al medesimo scetticismo di chi, appena qualche decennio addietro, assisteva all’affacciarsi sul mercato dei vini nobili in bottiglia dei prodotti di molte cantine pugliesi, ma continuava ottusamente a credere che la produzione vinicola regionale dovesse esclusivamente essere vocata all’utilizzo per il taglio di più pregiate produzioni del nord europa.
Ancora negli anni 70 era frequente assistere al carico di migliaia di ettolitri di vino nelle navi cisterna ormeggiate nel porto di Gallipoli: mi piacerebbe oggi vedere lo stupore degli  acquirenti transalpini davanti ad una bottiglia di spumante metodo classico a base negroamaro.
Perchè è stato proprio nel Salento, precisamente a Salice Salentino, che in quegli stessi anni un valente enologo cominciava a sperimentare le prime produzioni di vino spumante .

Fin dall’inizio fu compresa l’importanza del vino base da avviare alla rifermentazione e la necessità, ben nota ai produttori d’oltralpe, di operare con vitigni neutri e vendemmiati in anticipo per avere la giusta acidità ed un tenore zuccherino tale da conseguire una gradazione alcolica non superiore ad 11% vol: il negroamaro si dimostrò una eccellente materia su cui lavorare.
I risultati incoraggianti ottenuti da quelle prime sperimentazioni, condotte spesso con la supervisione e l’utilizzo degli impianti dei maestri trevigiani, convinsero quei primi pioneri del tacco d’Italia a non abbandonare il sogno di cimentarsi  nella produzione di vini spumanti.

Costi di produzione contenuti, anche in relazione alle tecnologie all’epoca disponibili, e brevi immobilizzi di capitale, per consentire di affacciarsi su un nuovo mercato con costi finali di vendita non elevati, indirizzarono all’utilizzo del metodo Charmat, che è un sistema di spumantizzazione notevolmente rapido e consiste nel sollecitare la rifermentazione del vino base sui lieviti (presa di spuma) in grandi recipienti perfettamente ermetici (autoclavi).
Nacquero così i primi rosè spumantizzati a base negramaro, inizialmente in versione charmat corto e successivamente con tempi di presa di spuma più lunghi per prolungare il contatto sulle fecce ed esaltare le fragranze dovute ai lieviti.
Il passaggio alla produzione di spumanti con metodo classico è stato quasi automatico, ma ha richiesto alle cantine una adeguata strutturazione per il remuage e lo stoccaggio delle bottiglie.

Infatti il metodo classico consiste in una lentissima rifermentazione in bottiglia e richiede una successione di lunghe e delicate fasi lavorative: la maggior parte di queste vengono oggi realizzate con l’ausilio di impianti mobili ed alle cantine residuano principalmente  i costi fissi legati alle fasi di maturazione sui lieviti e remuage, ossia i movimenti di scuotimento e rotazione in successione delle bottiglie fino a portarle in posizione verticale.
Le prime vendemmie di negroamaro spumantizzato secondo il metodo classico risalgono al 2008 ad opera dell’azienda Leone De Castris ed hanno dato origine al Five Roses Metodo Classico Brut Rosè.

Oggi l’offerta sul mercato di spumanti da vitigno negroamaro è ampia anche territorialmente, come attesta la produzione del Brut Rosè Leggiadro metodo classico da parte del Consorzio Produttori Vini di Manduria.
Il carattere degli spumanti rosè a base negroamaro varia a seconda della tecnica utilizzata e della filosofia del produttore: qualcuno ritiene indispensabile in questa fase di conquista del mercato sottolineare le fragranze di crosta di pane tipiche di un metodo champenois, per non deludere le aspettative di un consumatore che ha in mente altre tipologie di prodotto, certamente più affermate; qualcun altro segue invece la strada della tipicità autoctona preferendo evidenziare le caratteristiche gusto-olfattive del vitigno e lasciando in secondo piano le fragranze rivenienti dai lieviti.

In ogni caso si tratta di produzioni che, come narrato, non sono improvvisate ma nascono da lontano e per questo riescono ad esprimere una qualità che le rende sempre più apprezzate.

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