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Martini: storia di un colosso Italiano

Il 30 Giugno del 1863, a Torino, un agente di commercio e un contabile, dipendenti di una ditta di bevande, fondano una nuova società, a cui ben presto si assocerà un farmacista specializzato in erboristica. La creatura nata da Alessandro Martini, Teofilo Sola e Luigi Rossi diventerà ben presto l'inarrestabile carro armato del bere italiano, alla guida del quale rimarrà ben presto solo la famiglia Rossi, fino alla fusione col gruppo Bacardi nel 1994. Universalmente conosciuta per vermouth e Asti DOCG, Martini vanta anche due interessanti spumanti da metodo classico.

Il primo è il Riserva Montelera, la cui storia parte da lontano, dal 1936, e rappresenta la volontà della famiglia Rossi di cimentarsi nella produzione di uno spumante metodo classico in un periodo di grande richiesta di bollicine.  Data la scarsità di materia prima in loco, i Rossi, in un primo momento comprarono i mosti dall’Oltrepò Pavese, svolgendo a Pessione le operazioni di vinificazione e spumantizzazione; successivamente si prese a comprare direttamente la base vino compiendo in stabilimento solo le operazioni di rifermentazione.

Lo chiamarono Riserva Montelera e la scelta del nome, crediamo, non fu casuale, bensì frutto della volontà di comunicare alcune peculiarità di quel nuovo prodotto. Riserva voleva forse ricordare la lunga sosta sui lieviti dello spumante, il tempo dedicato alla sua completa formazione, ma anche il valore dell’attesa. l’accantonamento di una cosa preziosa, il desiderio di tesaurizzare una merce rara. Montelera di certo stava lì a onorare un titolo, quello di Conti di Montelera, concesso dal re Vittorio Emanuele III a Teofilo Rossi (1865 – 1927), figlio primogenito di Luigi e senatore del Regno d’Italia, per gli indiscussi meriti della famiglia; ma Montelera, di riflesso, era forse anche il blasone conferito dalla famiglia Rossi al proprio vassallo in bottiglia, l’investimento ufficiale di una famiglia eccellente a un prodotto eccellente; infine –  perché no – Montelera rimandava ad un moderno esperimento di posizionamento e segmentazione, identificando sin dal nome sull’etichetta il cliente tipo a cui era rivolto: la buona borghesia nazionale e internazionale.

Il prodotto è frutto di una vendemmia orientata alla maturazione tecnologica, leggermente anticipata per tutelare il patrimonio di acidi degli acini. Vinificate le uve in bianco (Pinot Nero e Pinot Bianco in percentuali variabili), il mosto è sottoposto ad illimpidimento e successiva fermentazione alcolica con inoculazione di lieviti selezionati. Il vino ottenuto è sottoposto a rifermentazione in bottiglia, aggiungendo un liquer de tirage di impronta tradizionale e prevedendo oggi una finestra di sosta sui lieviti selezionati di 24 mesi.  Prodotto giovane – fruttato, non fruttoso – solletica con sentori di ananas e pera, lievito e prodotti da forno.  Fresco di agrumi in bocca, è perfetto come aperitivo, e compagno ideale di street food e finger food di alto livello: il degno completamento di fritture e salumi al coltello, l’anima di cocktail  tradizionali e non.

Diversa, invece, l'avventura del Montelera Alta Langa DOCG, intrapresa negli anni Novanta dalla volontà di Martini e altre sei storiche aziende del Piemonte di produrre metodo classico con uve provenienti da casa propria, e non più dalla vicina Lombardia.

Nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria, dal 1991, assieme alla Regione, convinsero sessanta proprietari, sparsi fra trenta comuni, a mettere a disposizione un po’ dei loro terreni, per delle colture sperimentali a chardonnay e pinot nero: lo scopo era dimostrare, attraverso ricerche e indagini scientifiche rigorose, la vocazione del  territorio alla produzione di Spumanti Metodo Classico. Ogni vigneto ospitava almeno quattro diverse selezioni clonali di Chardonnay (12 in totale quelle prescelte) e Pinot Nero (28 in totale), costantemente monitorate ed entrate in produzione già nel 1994.  Ci vorrà un decennio ma il Piemonte dimostrerà finalmente la propria vocazione al Metodo Classico conquistando la DOC nel 2002 e raggiungendo, dopo quasi un altro decennio di fatiche, la DOCG, nel 2011. L’Alta Langa rappresenta le radici di Martini, il vero legame col territorio che ha dato i natali all’azienda, ma anche con la cantina e la tutela dell’artigianalità dei processi di spumantizzazione. Il risultato si trova nel bicchiere: frutta, lievito e crosta di pane salgono al naso, rimanendo a lungo in bocca con un piacevole finale ammandorlato.

La lezione qualitativa di Luigi Rossi, l'uomo entrato per ultimo in azienda e diventatone ben presto unico proprietario, è ancora oggi viva tra le mura dello stabilimento. Del motto volere è potere l'erborista piemontese fece l'imperativo di una vita, imprimendolo a fuoco nelle menti dei giovani figli; un imperativo ancora oggi modellato nel ferro della cancellata dello storico stabilimento di Pessione di Chieri e tangibile da chiunque voglia accostare le labbra ad un bicchiere di metodo classico Martini.
Ultima modifica ilMartedì, 19 Agosto 2014 08:45

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