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Prosecco, che storia!

Storia del prosecco magicoveneto.it Storia del prosecco
“Buonasera signori, cosa desiderate degustare?” – chiede il Maitre. “Ci porti due prosecchi rossi, grazie”.

Non è una conversazione immaginaria, e si aggiunge a quelle già raccontate dalla redazione di Vinoway, dove si presentava l’idea di una serie di approfondimenti  sul Prosecco, realtà che ormai ha un riscontro a livello mondiale, in crescita esponenziale negli ultimi anni. Io e gli altri autori di Vinoway ci alterneremo nell’esplorare i vari aspetti legati al Prosecco, e mi pare corretto e doveroso iniziare mettendo le basi attraverso un viaggio nella storia di questo vitigno e vino. Che, per dirla tutta, è un vino bianco, con le bollicine, nella versione spumante o frizzante.

Chiariamo subito una cosa: il vitigno si chiamava Prosecco e il vino pure. Questo per dovere di storicità; poi le cose dal 2009 sono cambiate, ma vorrei raccontarvi più avanti di questo. Entriamo quindi negli aspetti storici, partendo dal contesto territoriale, che vede la fascia collinare pedemontana in provincia di Treviso tra Conegliano e Valdobbiadene già coltivata a vite in epoca romana, dopo le centuriazioni del territorio avvenute soprattutto nella pianura sottostante. Di Prosecco però i testi antichi non fanno parola, tanto che l’origine rimane ancora incerta. Sono invece ben presenti fin dalla metà del 1500 notizie riguardanti le tradizioni legate alla coltivazione della vite, con riferimento a vitigni autoctoni ancora presenti ai giorni nostri. I vini ottenuti erano ben conosciuti dalla Serenissima repubblica veneziana e la loro fama si espanse fino all’impero tedesco e le corti di Polonia, tra i principali consumatori.

Le varietà più in voga all’epoca erano il Marzemino, la Bianchetta, il Verdiso e pure il Pignolo, quest’ultimo scomparso e presente ora solo in Friuli.

Chiave di svolta per la storia fu una terribile gelata nel 1709 che distrusse i vigneti. Si pensò di reimpiantare altre varietà, più produttive, ed ecco citato trai testi del 1700 il Prosecco. L’origine comunque resta incerta, e sicuramente legata alla zona di confine tra Friuli e Slovenia, nei dintorni del paese di Prosecco, dove sembra il vitigno abbia sostato durante la sua marcia dai Balcani fino alle colline trevigiane.

Il 1700 vide anche l’affermarsi di una nuova concezione di viticoltura; si prese coscienza della necessità di coltivare e vinificare le uve su basi scientifiche e questo grazie anche alla neonata Accademia di Agricoltura di Conegliano che iniziò a diffondere le buone pratiche di viticoltura e di cantina. Infatti era ben radicata, e lo rimase fino ai primi anni dell’800, la pratica di allevare le viti con coltura promiscua, con diversità di ceppi nello stesso vigneto.

Le “Prosecche”, come venivano chiamate le uve, iniziarono a diffondersi quindi nelle colline, ma rimanendo ben distanti come produzione dai vitigni più diffusi; si pensi che nella metà del 1800 la produzione del Prosecco era di circa 3700 ettolitri annui, contro i 23500 di Verdiso, che era il vino per eccellenza nella zona.

In quegli anni, a seguito del proficuo lavoro svolto dalla Accademia dell’Agricoltura, si decise di insediare a Conegliano la Società Enologica, che darà poi luce a breve alla prima scuola di Viticoltura ed Enologia, nei cui laboratori si iniziarono a studiare i vari cloni di Prosecco. Uno di questi è il Prosecco Balbi che prende nome dal conte Marco Balbi Valier, e che per quasi due secoli ha rappresentato la tipologia per antonomasia impiantata. Restano presenti comunque sottovarietà antiche, quali il Prosecco lungo, il “Proseccon”, ma anche la Glera e la Glera lunga.

Gli studi non si fermarono alle varietà presenti nel territorio e ormai consolidate; l’intuito di alcuni grandi professori, come il Cerletti, e soprattutto Antonio Carpenè, portò a capire che il Prosecco era una varietà con tutte le carte in regola per la spumantizzazione tramite il metodo Martinotti, a cui Carpenè aveva attivamente partecipato allo sviluppo. Il successo del vino spumantizzato diede impulso alla diffusione del vitigno, creando i presupposti per quello che sarà un vero e proprio boom iniziato negli anni successivi alla seconda guerra mondiale.

Mi fermo qui, della storia recente, così come del territorio e della situazione produttiva attuale, ne parleremo più avanti in un’altra puntata…

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