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Quando la Malvasia bianca diventa uno spumante: Il Metodo Classico "Fajano" di cantina Tre Pini

Ho avuto la fortuna di partecipare al “TakePuglia!2014” in quel di Ceglie Messapica, e tra i banchi di degustazione ho iniziato veramente a capire qualcosa di vini pugliesi. Una sorpresa, lo ammetto, assieme alla realizzazione che le mie conoscenze in merito erano piuttosto limitate!

Parte di questa sorpresa la devo anche a uno spumante metodo classico, il “Fajano” della cantina Tre Pini. Ebbene sì, metodo classico proveniente dall’altopiano delle Murge, da uve Malvasia bianca per giunta. Al tavolo di degustazione resto piacevolmente sorpreso durante l’assaggio, tanto che il giovane Rocco Plantamura, agronomo dell’azienda, vedendo il mio sopracciglio sollevato, mi si avvicina e inizia a raccontarmi la storia dell’azienda e del vino.

Come dicevo, siamo nelle Murge baresi, poco fuori Cassano Murge, dove nel 1988 nasce l’azienda agricola “Tre Pini” (la scelta del nome si rifà alla presenza di tre alberi imponenti nel viale di accesso), a coronamento della vocazione della famiglia Plantamura per i prodotti del territorio e la loro coltivazione. Trenta ettari a ulivi secolari, vigneti, coltivazioni ortofrutticole da cui la produzione di specialità gastronomiche che fin da subito sposano la cultura del biologico, dell’ecosostenibile e dell’impatto zero sull’ambiente stupendo che la circonda.

Nel 2011 la svolta vede protagonisti Rocco e la moglie Giovanna, che decidono di sistemare alcuni locali adibendoli a cantina e di recuperare vecchi vigneti sparsi di vitigni autoctoni e tipici delle Murge. Siamo nella zona più alta della puglia, e le viti si trovano ad una altitudine che va da 400 a 450m con delle escursioni termiche giorno/notte che premiano la qualità delle uve. L’azienda ha la certificazione bio dell’istituto ICEA e particolare cura viene posta nel vigneto, nella vendemmia manuale su piccole cassette e nelle fasi di lavorazione in cantina.

Torniamo però al nostro “Fajano” metodo classico: qui la Malvasia riesce ad esprimersi bene, mantenendo le sue caratteristiche nonostante la sosta sui lieviti. E’ un extra brut da 3gr/l per scelta – mi dice Rocco – in modo da equilibrare la aromaticità del vitigno. L’uva proviene da vecchie viti, e la sosta sui lieviti è di 18 mesi. Il dosaggio così basso porta alla luce la pulizia e la qualità delle lavorazioni, e non altera le caratteristiche peculiari della Malvasia, che ne esce molto bene.

Bello il colore, limpido, con un fine perlage persistente; al naso è fresco, pulito con note floreali intense e agrumate. Un sentore di frutta esotica in sottofondo e la sottile percezione di pasta frolla. Al palato colpisce la freschezza e la verticalità, con una bilanciatura tra sapidità e morbidezza, che ne determinano un finale persistente ed equilibrato.

Invita sicuramente alla seconda beva questo spumante, frutto della passione di due giovani, che presenta per giunta un ottimo rapporto qualità/prezzo. Il resto della produzione è di pari livello, con un Primitivo di Gioia del Colle “Piscina delle Monache” affinato in legno  e la Malvasia bianca, tutto certificato bio. Da segnalare inoltre ce attualmente l’azienda è completamente ad impatto zero, anche per quanto riguarda le fonti energetiche e a questo va un plauso.
Ultima modifica ilLunedì, 16 Gennaio 2017 17:10

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