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L’Agricoltura biologica tutela la salute dell’uomo

L’alimentazione e gli stili salutari sono i temi dominanti del corretto approccio alla prevenzione delle malattie cronico-degenerative che concorrono alla riduzione della qualità di vita.

Numerosi ed autorevoli ricerche pubblicate sottolineano l’importanza dell’agricoltura biologica in termini di sicurezza della salute umana.

Di fatto,i residui dei pesticidi irrorati sulle coltivazioni e non solo (disseccanti utilizzati lungo strade e ferrovie, insetticidi per inutili trattamenti contro gli adulti di zanzare, ecc.) si ritrovano in circa la metà della frutta e verura che ogni giorno arriva nei nostri piatti e contaminano diffusamente l’ambiente, le acque di falda e il territorio, accumulandosi nelle catene alimentari. Una recente indagine dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha rilevato nelle acque italiane 131 sostanze chimiche, tra cui inquinanti vietati da molto tempo (es. Atrazina) e disseccanti venduti in passato come biodegradabili, quali il Glisofate (Roundup). Il 36.6% dei campioni d’acqua analizzati nel nostro Paese è contaminato da pesticidi (o loro residui non biodegradabili) in qualità superiore ai limiti di legge. D’altra parte, l’uso di Agrofarmaci chimici è sempre più elevato e oggi sono circa 300 quelli di uso abituale in Italia, dove nel 2007 ne sono state distribuite 153.400 tonnellate (oltre il 30% di tutto il consumo europeo), con una media di 5,64 chilogrammi per ettaro (ISTAT). Gli effetti negativi esercitati sull’uomo sono molto complessi, difficili da valutare nel loro insieme e si manifestano anche a livelli infinitesimali come per il Glisofate. Per l’Atrazina addirittura sono descritti effetti a dosi 30.000 volte inferiori ai limiti di legge.

La legge consente limiti massimi di residui chimici per ogni sostanza ma non prevede la sommatoria massima dei diversi principi che possono ritrovarsi negli alimenti. La presenza nell’organismo umano di differenti residui chimici di sintesi moltiplica gli effetti negativi che risultano “concause aggravanti” di pericolo per la salute, soprattutto nelle popolazioni già esposte ad altre forme di inquinamenti ambientali. Azioni mutagene, teratogene e cancerogene (IARC Lione) sono correlate all’esposizione professionale a tali sostanze, con aumenti di tumori cerebrali, alla mammella, al pancreas, ai testicoli, al polmone, sarcomi, mielomi, leucemie, linfomi non Hodgkin, questi ultimi correlati da una ricerca svedese al Glisofate (Hardell-Eriksonn, Cancer 1999). I rischi sono maggiori se le esposizioni si realizzano durante le prime e cruciali fasi della vita (gravidanza, allattamento, infanzia e adolescenza) e per le persone più deboli per fisiologia e sistema immunitario. Uno studio effettuato su cellule umane dimostra che il Glisofate è tossico per le cellule Jeg3 della placenta e concentrazioni molto minori di quelle usate in agricoltura (Seralini et al.2009).

Secondo l’OMS l’Italia è il Paese al mondo con la maggior incidenza di tumori dell’infanzia, con 175 casi all’anno per milione di abitanti tra 0 e 14 anni di età. Seguono gli USA con 158, Germania con 141 e Francia con 138. La distanza è destinata a crescere perché siamo anche la Nazione in cui l’incremento è più intenso (+2% vs 1,1% di media UE). Ad esempio per linfomi e leucemie infantili l’incremento annuo in Italia è rispettivamente del 4,6% e dell’1,6% contro una media europea dello 0,9% e 0,6%.

Pertanto l’alimentazione biologica riveste un ruolo di protezione fondamentale nella prevenzione sanitaria primaria. Nel 2003 il dipartimento salute Ambiente dell’Università di Washington concluse la ricerca “Esposizione a pesticidi organo fosforati di bambini in età prescolare con alimentazione convenzionale e biologica” con le parole: “ i bambini con dieta prevalentemente biologica presentano livelli di accumulo dei pesticidi inferiori a quelli che consumano alimenti convenzionali. Il consumo di prodotti biologici costituisce un mezzo a disposizione dei genitori per ridurre l’esposizione dei loro figli ai pesticidi”, Analoghi i risultati del monitoraggio dell’Istituto di Pediatria Preventiva e Neonatologia dell’Università di Siena che ha evidenziato nelle urine dei bambini italiani “valori di residui significativamente maggiori rispetto agli adulti, residui che scomparivano quando si consumava anche un solo pasto biologico al giorno”.

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