Log in

Guida in stato di ebrezza, la Normativa.

Le cronache quotidiane, purtroppo, non smettono di aggiornare il lungo elenco di vittime causate dalla guida in stato di ebrezza. Un vero e proprio fenomeno sociale che negli ultimi anni ha assunto dimensioni assai preoccupanti.

Un fenomeno che interessa, trasversalmente, vari strati della popolazione e che non riguarda solo i giovani. E’ più probabile, infatti, che nel caso dei giovani l’euforia scatenata dall’alcol, associata ad una maggiore dose di incoscienza, produca conseguenze ancor più dannose. Ma ciò non vuol dire che siano solo i giovani ad abusare dell’alcol prima di mettersi alla guida.

Il legislatore, sull’onda emotiva generata dal continuo stillicidio di vittime, ha pensato di arginare il fenomeno attraverso un impianto sanzionatorio che fungesse da deterrente. E non si può certo dire che non sia riuscito nel proprio intento, vista la maggiore attenzione posta dai conducenti verso le gravi conseguenze derivanti dal mancato rispetto delle norme in materia.

In particolare, il reato contravvenzionale di cui trattasi è direttamente previsto e disciplinato dal Codice della Strada (di seguito C.d.S.), agli artt. 186 e 186-bis. In realtà, il richiamato art. 186 prevede due differenti e autonomi reati: la guida in stato di ebrezza ed il rifiuto ingiustificato di sottoporsi al test etilometrico (art. 186, comma 7). Tuttavia, in questa sede ci limiteremo ad affrontare gli aspetti inerenti la prima violazione.

L’elemento oggettivo del reato, ossia il comportamento vietato e punito dalla legge, consiste nel condurre il veicolo “in stato di ebrezza in conseguenza dell’abuso di bevande alcoliche”. Al riguardo, il parametro di riferimento adottato dal legislatore per valutare lo stato di ebbrezza non è rappresentato dalla quantità di alcol assunta, bensì da quella assorbita dal sangue, misurata in grammi per litro; si tratta di una presunzione iuris et de iure, che porta a ritenere il soggetto in stato di ebbrezza ogniqualvolta venga accertato il superamento della soglia di alcolemia massima consentita, senza che via sia possibilità da parte del conducente di discolparsi fornendo una prova contraria circa le sue reali condizioni psicofisiche e la sua idoneità alla guida (Cass., Sez. Pen. IV, Sent. n. 38793/2011).

L’ebrezza del guidatore, quindi, perché sia punibile deve derivare dalla assunzione di sostanze alcoliche, il che esclude la  punibilità di ogni stato consimile causato, ad esempio, da patologie o stati d’animo alterati, o anche da sostanze diverse da quelle contenenti alcol. Persino l’assunzione di sostanze stupefacenti, pur essendo ovviamente punita come reato dal successivo art. 187 del C.d.S., non rientra nello schema del fatto penalmente rilevante ai sensi dell’art. 186 C.d.S..

Lo stato di ebrezza può essere rilevato solo attraverso un accertamento “strumentale” (etilometro o prelievo del sangue), tuttavia un consolidato orientamento giurisprudenziale ammette anche una seconda modalità di accertamento, quella c.d. “sintomatica”, che si fonda principalmente sulla presenza di uno o più sintomi rivelatori dello stato di ebrezza.

Al riguardo, la Cassazione, ha precisato che “ai fini della configurazione del reato di guida in stato di ebbrezza, lo stato di ebbrezza può essere accertato, per tutte le ipotesi attualmente previste dall’art. 186 C.d.S., con qualsiasi mezzo, e quindi anche su base sintomatica, indipendentemente dall’accertamento strumentale, dovendosi comunque ravvisare l’ipotesi più lieve, priva di rilievo penale, quando, pur risultando accertato il superamento della soglia minima, non sia possibile affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la condotta dell’agente rientri nell’ambito di una delle due altre ipotesi, che conservano rilievo penale” (Cass., Sez. Pen. IV, Sent. n. 28787/2011).

In sostanza, la Suprema Corte, ha stabilito che lo stato di ebrezza possa essere desunto anche dalla presenza di indizi sintomatici, come l’alito alcolico o l’eloquio sconnesso e sconclusionato, l’afasìa (incapacità di parlare), la facile irascibilità, ecc.

In mancanza della prova legale fornita dall’etilometro, che da certezza scientifica dello stato d’ebbrezza, la valutazione è quindi discrezionalmente affidata all’esperienza dell’agente accertatore.

Ci si chiede, però, che valore possa avere tale accertamento nell’ambito del giudizio penale seguente.

Al riguardo, la dichiarazione dell’accertatore se confermata in dibattimento sarà utilizzabile come prova testimoniale nell’ambito del principio del libero convincimento del giudice (vedi anche Cass., Sez. Pen. IV, Sent. n. 20236/2006).

Il limite fissato dal legislatore, dopo l’ultima riforma, oltre il quale si configura lo stato di ebrezza è di 0,8 g/l. Nel caso in cui il tasso sia compreso tra 0,5 e 0,8 g/l, non si configura un reato, ma un semplice illecito amministrativo, anche se aspramente sanzionato. Al di sotto di 0,5 g/l il comportamento non prevede alcuna sanzione.

Una deroga ancor più restrittiva è prevista per alcune categorie di conducenti:

a) i conducenti infraventunenni;
b) i conducenti che abbiano conseguito la patente “B” da non più di tre anni;
c) i conducenti che effettuino “attività di trasporto di cose “ (autotrasportatori ed assimilati di cui agli articoli 86,86 e 87 Codice della Strada) o “persone” (articoli 88, 89, 90 Codice della Strada);
d) i conducenti di autoveicoli con massa a pieno carico maggiore di 3,5 tonnellate oppure di “treno“ (autocarro con rimorchio) con massa complessiva maggiore di 3,5 tonnellate, oppure di autoarticolati, autosnodati autobus o altri mezzi adibiti al trasporto di persone con più di otto posti utili.  

Per i suddetti conducenti vige il divieto assoluto di guida dopo l’ingestione di sostanze alcoliche: il che si traduce, in pratica, in un abbassamento del tasso etilometrico massimo ammesso pari a zero. Pertanto, nei confronti dei citati conducenti la sanzione amministrativa (da € 155 a € 624) trova applicazione anche nel caso in cui il tasso alcolemico sia compreso tra 0,1 e 0,5 g/l; mentre, le sanzioni previste – per tutti – dalla lett. a) dell’art. 186 C.d.S. (tasso da 0,5 a 0,8 g/l) sono aumentate di 1/3 (vd. art. 186-bis, comma 3, prima parte).

Per gli stessi conducenti soprelencati vigono, nel caso in cui incorrano nelle altre fattispecie previste dall’art. 186 (quelle cioè costituenti reato), ulteriori aggravanti e norme di carattere speciale.

L’apparato sanzionatorio previsto dal legislatore stabilisce una diversa intensità della sanzione in funzione della maggiore intensità dell’ebrezza. Parliamo di sanzione in quanto nella fattispecie di cui trattasi, alla “pena”, cioè alla sanzione per un reato quale è la guida in stato di ebbrezza, si accompagna sempre almeno una sanzione amministrativa accessoria, e cioè la sospensione della patente.

In linea generale, rimandando ad altra sede l’approfondimento di alcune importanti variabili, possiamo così riassumere il regime della “pena”:

1) se l’apparecchio etilometrico rileva tasso alcolemico da 0,5 a 0,8 g/l, il fatto è punito con sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 2.000 Euro e sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da tre a sei mesi, con ritiro immediato (su strada) e applicazione della sospensione cautelare prefettizia;

2) se l’apparecchio etilometrico rileva tasso alcolemico da 0,8 a 1,5 g/l, il fatto è punito con l’ammenda da 800 a 3200 Euro ed arresto da cinque giorni – limite minimo ex articolo 25 comma 1 codice penale – a sei mesi; inoltre è prevista la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da sei mesi ad un anno, con ritiro immediato (su strada) e applicazione della sospensione cautelare prefettizia;

3) se sia stato accertato un tasso etilometrico superiore a 1,5 g/l, la pena edittale è ancora maggiore: ammenda da 1.500 Euro a 6.000 Euro e arresto da sei mesi ad un anno; inoltre è prevista la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da uno a due anni, con ritiro immediato (su strada) e applicazione della sospensione cautelare prefettizia (sino ad un anno), oltre che la confisca del mezzo utilizzato: quest’ultima sanzione viene applicata se il mezzo non appartiene a persona estranea alla violazione, nel qual caso non si dà luogo alla confisca, ma la durata della sospensione della patente è raddoppiata. In caso di recidiva nel biennio, la patente è revocata.

In tutti i casi sopracitati, salvo il caso in cui il conducente abbia provocato un sinistro, la norma ammette la possibilità di sostituire la pena detentiva e quella pecuniaria con il “lavoro di pubblica utilità”, in base a quanto disposto dall’art. 186, comma 9-bis, del C.d.S.
Ultima modifica ilMartedì, 11 Dicembre 2012 21:25

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.