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Un Gin e Tre Whisky, o quasi ...

Potrebbe essere addirittura banale come racconto.

Forse lo è, ma trattandosi di un London straordinario (per me) prodotto in Belgio e di tre ottimi whisky prodotti in Giappone ho trovato le esperienze molto divertenti e, dunque, degne di essere condivise.

La colpa della prima è tutta della "voglia di imparare".

Un nuovo bar (anzi la nuova gestione di un vecchio bar) ha pensato di dedicare ai suoi clienti un breve corso per aiutarli a "bere consapevolmente".
I clienti in gran parte internazionali e, dunque, necessità di fare una bella figura.

Niente di universalmente noto e una ricerca accurata fa cadere l'occhio su una bottiglia piccola, da 50cl, color rame e sull'etichetta il «caducèo» in bella mostra.

Copperhead recita il titolo, un gin "farmacologico" a giudicare dai disegni. E dalle scritte. Sagge. La fortuna di trovare conforto. Si tratta di un Gin recente, fabbricato in Belgio, da un ... farmacista (Yvan Vindevogel) e un distillatore professionista: Bernard Filliers.

In realtà Vindevogel è si un farmacista ma proprietario di industrie farmaceutiche e di aziende di distribuzione. Incappa in una ricetta antica ma semplice firmata Copperhead e la riproduce.

Sei soli vegetali (bacche di sambuco, semi di coriandolo, cardamomo, buccia di arancia, angelica e, ovviamente, ginepro) e alambicchi di rame, che non si capisce bene se il nome sia per la ricetta dell'alchimista o per il tipo di alambicco.

Ne viene fuori un prodotto limpido, pulito alla vista e al naso. Riconoscibili tutti i vegetali, il trionfo del ginepro è accompagnato dall'erbaceo del coriandolo, le spezie del cardamomo e la morbidezza dell'arancia. Il tutto reso omogeneo e consistente dall'angelica e fresco dal sambuco. E in bocca non tradisce nulla.
Liscio è come al naso, uno dei (pochi) gin che dà del suo anche da solo.

Ovvio che fa da base a tantissimi mixing, si porta appresso anche tre tipi blend per arricchire il cocktail: "digestivum", "aperitivum" ed "energeticum". Il primo con fortissime note di zenzero, il secondo con note amaricanti e il terzo molto più citrino. Sono tutti infusi in confezione da cl e a 80% di alcool.
Per chi ama il Gin senz'altro una bella esperienza che dà il suo meglio con molto ghiaccio, 2/3 di Fever Tree Aromatic Tonic Water, 1/3 di Copperhead e una zesta di limone candita.

Un Pink Tonic straordinario, meglio se PinTonic. La seconda esperienza è colpa dell'AIS di Lecce.

Tre Wisky giapponesi dunque per completare. Una degustazione avventurosa, nelle condizioni più affrettate per arrivare in tempo, accaldati e stanchi, e, dunque, migliori. Akashi Meisei, Tokinoka White e Nikka Super. Siamo in uno dei paesi più precisini del pianeta. Nessuna "grande tradizione" di distillazione dei malti. La tradizione racconta di ottimo saké, ma i giapponesi sono pignoli, forse appena un pelo sotto i mongoli della Chinggis Khan ... E così, un farmacista (pure qui!), Shinjirō Torii, pensò di metter su una distillazione del prezioso liquido. Si affidò a Taketsuru Masataka che aveva lavorato molto per la distillazione del saké, attività di lunga tradizione familiare e poi, agli inizi del secolo scorso, ebbe a visitare per anni le migliori distillerie scozzesi. Al suo ritorno non ebbe fortuna nella sua azienda ma la trovò nella Kotobukiya fondata da Shinjirō Torii.

Molto presto la Kotobukiya diventa Suntory (uno dei marchi multinazionali più potenti del mondo nella distribuzione di alcolici e birra), e anche Masataka divorzia dalla Suntory fondando la sua casa produttrice: Nikka. In questo mondo turbolento e molto lento nascono i migliori whisky del mondo.

E adesso dovrei raccontarvi questi tre, ma sicuramente ora vi siete stancati e leggerete il resto la prossima settimana. Le pause sono superate e quindi dovremmo andare regolarmente a regime.
Ultima modifica ilMercoledì, 21 Giugno 2017 07:41

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