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C'è ancora qualcuno che lo chiama Brandy?

"C'è ancora qualcuno che lo chiama Brandy? Io lo chiamo Stock. E voi?"

Carosello 1969, un giovane Raimondo Vianello interpretava El Diablo, improbabile pistolero messicano.

Grandi personaggi, da Erminio Macario e Ugo Tognazzi, da Umberto Melnati a Lina Volonghi, e l'inossidabile coppia Vianello - Mondaini, per oltre trent'anni hanno popolato il mercato pubblicitario a volte con degli sketch di assoluto valore cinematografico.

E poi la voce indimenticabile di Roberto Bortoluzzi che ci ricordava che "Tutto il calcio minuto per minuto" era presentato da Stock 84.

Sembra un'eternità eppure son trascorsi meno di vent'anni da quando a Natale si contendevano il cestino regalo la Vecchia Romagna e lo Stock 84, il secondo anche più ricco perché si potevano mettere due bottiglie: Stock 84 e Royalstock, "per chi ama un brandy morbido e prezioso".

Storia straordinaria quella di queste due produzioni di altissimo rango ormai definitivamente emigrate nella Repubblica Ceca.

L'idea del "Cognac italiano" viene a Lionello Stock, giovane ebreo di Trieste. Per la verità Lionello nasce a Spalato quando Spalato è ancora sotto il dominio dell'Austria e la sua famiglia è un po' mossa, diremmo oggi.

Il padre Abramo è un askenazita di Francoforte sul Meno e la madre, Gentile Venazin, è invece una sefardita giunta a Spalato durante il periodo napoleonico.

La fine del 1800 è un periodo duro e fecondo e il giovane Lionello, appena diciottenne, si inventa a Barcola (frazione di Trieste) una piccola distilleria a vapore insieme al socio Carlo Camis: "Distilleria a vapore Camis & Stock".

Producono Cognac, visto che i francesi fanno man bassa delle uve friulane per produrre il loro, il buon Lionello pensa che può farlo anche lui visto che il prodotto gli è sotto il naso.

I burocrati dell'impero austroungarico di Francesco Giuseppe si innamorano del prodotto a cui viene conferito il diritto di fregiarsi dell'appellativo "medicinal" in tutto l'impero. Era nato il "Cognac Medicinal Stock". Siamo nel 1884.

Il successo è immediato e pochi anni dopo la fabbrica più grande viene aperta a Plzen (Repubblica Ceca) e poi via in tanti altri paesi del mondo: Polonia, Ungheria, Croazia fino a un centro commerciale a New York. Nel 1920 la Stock (Camis lascia nel 1906) è una vera e propria multinazionale con la testa a Trieste e le braccia ovunque.

Gli anni '20 segnano record su record fino alla punta delle 4 milioni di bottiglie vendute nel mondo.

Gli anni '30 principiano le cassette natalizie e sono immediato successo che ha bisogno di una evoluzione: nasce il "1884 Cognac Fine Champagne", siamo nel 1935 e alla gloria si avvicina la disgrazia. Trieste è italiana ma lo è anche il fascismo e le leggi razziali. La famiglia di Lionello è ebrea e dunque subisce le persecuzioni nazifasciste che, ovviamente, si ripercuoteranno sull'azienda.

Ma Lionello sopravvive e sopravvive anche la stock, in particolare lo stabilimento di Plzen che, per un caso singolare, non viene liberata dall'Armata Rossa ma dalle truppe americane del generale Patton. Influenza non secondaria anche se, dopo Yalta, la fabbrica verrà nazionalizzata dal regima comunista.

Nel 1948 Lionello muore e lascia l'azienda ai nipoti, nel 1949 la Francia, vincitrice della guerra, impone la tutela della denominazione Cognac e l'Italia la guerra la ha perduta. La famiglia Stock e l'Italia non possono più avere il Cognac, nemmeno se è "medicinal" ed è anche più antico di quello francese.

Nel 1955, a noi è toccata la denominazione brandy e, con poche modifiche, il 1884 Cognac Fine Champagne diventa Stock 84. Il boom economico ed una diversificazione dei prodotti (Keglievich vodka, Limoncé, grappa Julia) estendono la diffusione degli interessi aziendali della Stock che, per prima, intercetta le potenzialità del marketing televisivo offerto dalle tv commericali. I primi programmi sponsorizzati di Mike Bongiorno su Canale 5 sono i suoi: ”Esprimi un desiderio, Stock la realizza”, “Vota l’invenzione, Stock ti premia»

Nel maggio del 1995 la Stock passa di mano, acquisita dalla Eckes A.G., società tedesca leader nella produzione e distribuzione di alcolici e succhi di frutta, che, successivamente, diventa proprietà del fondo americano “Oaktree Capital Management”.

Dall’inizio del 2009 la società sposta l’organizzazione commerciale dalla storica sede di Trieste ai nuovi uffici di Milano, nell'aprile 2012 finisce l'avventura italiana della Stock, definitivamente sostata nella Repubblica Ceca.

Chiunque abbia più o meno di quarant'anni dovrebbe, per Natale, provare il piacere di uno Stock '84 o di un Royalstock (brandy che hanno almeno sei anni di invecchiamento), magari di una vecchia bottiglia da collezione e magari all'americana perché, non siate isterici dico ai puristi, lo Stock 84 convive benissimo con ghiaccio e seltz, quello classico con il sifone, come e meglio dei migliori whisky.

L'alternativa? Mi aveva chiesto tre distillati il direttore per questo Natale, e mi son lasciato prendere dalla nostalgia. Ne ho portati due, per il terzo c'è poco spazio e sarà raccontato una prossima volta.

Ma, credetemi, anche il brandy di Franciacorta ha poco da invidiare a tante produzioni molto più note.

René Briand extra portato alla attenzione dei consumatori da un grandissimo Yul Brinner che già più di trent'anni fa invitava a bere bene ma con moderazione, cosa che non ci stancheremo mai di ripetere aggiungendo anche con necessaria consapevolezza.

Il sapore della storia rende tutto più buono. Buon Natale a tutti. Anche agli astemi.
Ultima modifica ilGiovedì, 22 Dicembre 2016 09:29

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