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Sinfonia del Gusto: tra Genepy e Ratafià

Ne parleremo ancora di Vodka, ma oggi no. Oggi v'è un fatto personale che ha la precedenza. Assoluta.
 
Di solito non amo le premesse ma a volte sono necessarie.

Mino è un caro amico che si occupa di prodotti gastronomici di alta qualità e, insieme al suo amico e collega Vincenzo, hanno organizzato una giornata di presentazione delle aziende che curano scegliendo la Masseria Don Luigi di Savelletri.

Uno di quei luoghi di alta fascia che popolano l'area tra Fasano e Monopoli. Stavolta non potevo passar la mano e in una domenica bigia di ottobre abbiam fatto il viaggio.

Ne è valsa la pena. Molto ben organizzata e con tre ragioni imperdibili: il guanciale affumicato di Elvis Tavano (Zahre), la bresaola di Tito e il panettone alla crema di limoncello di Sal De Riso, scopriremo dopo i frollini napoletani che, da soli, valgono un viaggio a Minori (Costiera amalfitana).

Ma qui si parla di liquori e distillati e, dunque era su questo che s'orientava la mia ricerca. La Valdôtaine, azienda di Saint Marcel (AO) dalle rinomate grappe.

Sul tavolo ordinato e composto le stupende confezioni e, al centro, quasi nascoste, due bottiglie che non posso evitar di raccontare.

Sorte dalla memoria profonda e magistralmente interpretate.

Una di Ratafià di ciliege e amarene di una intensità e delicatezza che si inchinerebbe financo il Sangue Morlacco. Del Ratafià ne accennammo tempo addietro qui, per la verità era ratafià di albicocche, anzi di "sperge". Ma lo riprenderemo senza dubbio alcuno.

Oggi è il secondo che ci attira e che porgo, umilmente ma con grande decisione, alla attenzione dei lettori: il Genepy.

Quello vero fatto con artemisia spicata o genipì maschio dall'aroma pungente, che alligna solo tra i 2000 e i 3500 metri di quota.

Vederlo con il suo colore giallo tendente con riflessi verdolini, aver la faccia tosta di chiederne una degustazione anche se la bottiglia era intonsa e aspirare il suo profumo intenso, balsamico, floreale con note mielose e poi in bocca.

Armonico, gustoso, elegante, con una leggera nota di amaro e giusta persistenza. Il finale asciutto richiama nel retronasale le note floreali e balsamiche. Una bellissima esperienza anche perché l'alcol (40% vol) è praticamente nascosto. Solo una leggera e piacevole sensazione di calore testimonia la sua presenza consistente. E pensare che la salubrità del genepy trae origine dalla osservazione delle bestie ... "Nell'accennata polmonia epizootica della Savoja si adoprò con grandissimo vantaggio e come curativa, e come preservativa l'infusione del genepy, che è una specie di assenzio nativo delle alpi, detto dai Botanici: absinthium alpinum minus. Questa pianta è in uso presso gli alpigiani per guarire le pleuritidi, le peripneumonie incomincianti e, per la sua qualità aromatica ed amaricante, oltre la virtù risolvente, diuretica e diaforetica comune a tutte le piante di questo genere, ha anche in ispecie quella di opporsi ai progressi del contagio." (Dalla Memoria dell'Ecc.mo Magistrato Gen.le di Sanità del Piemonte - 1836).

Ecco, ora ho condiviso questa grande riscoperta. Non è certo vero che il Genepy abbia proprietà taumaturgiche così come descritte sopra almeno per gli uomini, ma, di certo, può curare qualche tristezza d'animo.

Provare per credere. Del Ratafià di ciliege e marasche ne parleremo un'altra volta. Delle grappe forse anche, ma di grappe posson dire in molti, di Genepy ... ci riserviamo il piacere di farlo tra i primi.
Ultima modifica ilVenerdì, 07 Ottobre 2016 08:58

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