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Birra fresca a lavar (o levar?) pensieri

Che la birra torni ad essere un prodotto popolare!

Riproviamo a raccontar di birra.

Una piccola digressione su due eventi ci sia permessa: uno che ha solleticato anche interventi inaspettati ed uno strettamente personale. Piccoli racconti dai quali, forse, si possono trarre spunti di riflessione.

Capita, sempre più frequentemente, che chi si pone nelle condizioni della critica di food e beverage, venga attratto dal desiderio dello "scoop", del colpo da maestro che rende momentaneamente invidiati dal ristretto club di coloro che si dicono intenditori e magari lo sono, ma poi rischiano di sconfinare nel fanatismo.

E quindi scivolare nella birra prodotta esclusivamente in 1000 bottiglie dal costo proibitivo e con accurata campagna di marketing. Raccontare questa esperienza può essere appagante per chi scriva ma poi? Cosa lascia nel mondo di chi legge? Magari un senso di frustrazione e anche di antipatia.

Qui proviamo a mantenere il taglio umile, di chi la birra la beve e magari vuole farlo senza fare un mutuo. Così, negli ultimi giorni di gennaio, una antica pizzeria-pub-ristorante ha festeggiato i suoi vent'anni di attività.

Una struttura grande che può ospitare cinquecento persone e più contemporaneamente, che ha sfornato oltre due milioni di pizze fatte quasi tutte dalla stessa mano. La Bella 'Mbriana è grande, così grande che tutto è grande. Immaginiamo il consumo di birra. Tredici linee di spillatura e come birra base la Pilsner Urquell della quale raccontammo per tempo qui.

E ancora oltre duecento etichette in bottiglia. Quale è il punto? Che bisogna avere un occhio di riguardo per un buona birra fresca da vendere ad un prezzo che consenta di fruirne a grandi quantità di persone.

Qualcuno comincia a porsi il problema di una ristorazione "democratica", io mi permetto di aggiungere anche di beverage che soddisfa la sua mission: dar piacere all'umana gente con prodotto di buona qualità e ad un prezzo che sia remunerativo per il produttore ma affrontabile per le persone comuni.

Solo così l'economia si sviluppa e anche la distribuzione della felicità si dimensiona su curve più egualitarie. Pilsner Urquell soddisfa certamente questo requisito e la grande capacità organizzativa di Luciano "Vignadelmar" Lombardi permette anche a chi vuole gustare una eccellente Morimoto di poterlo fare senza svenarsi.

La seconda citazione va ad un altro Luciano (Simone), meno gigantesco in tutto rispetto a Vignadelmar, ma non meno degno di considerazione: una bistecca alta tre dita, le patatine fritte d'ordinanza ed una Landbier 1857. Da farti sentire Tex Willer. Eccole le birre di oggi: Pilsner Urquell, Morimoto e Landbier 1857.





La prima la ritrovate al link, la Landbier è una bionda di alta Baviera ascritta alle keller come si fa per tante lager tedesche.

Ma keller significa solo "cantina" e dire birra di cantina vuol dire tutto e vuol dire nulla. Sarebbe meglio soffermarsi su qualificazioni più specifiche: Zwicklbier, Ungespundet, Zoiglbier, Landbier. E queste ultime sono le "birre di paese", le più identitarie e specifiche. Nella versione di Bayreuth la Landbier è questa.

Ha un prezzo davvero molto approcciabile (in Germania) ed è davvero molto gradevole. Prodotto storicamente determinato, la ricetta è sempre la medesima dal 1857, creata da Hugo Bayerlein. Ovviamente si tratta di una lager, birra a bassa fermentazione con un buon carattere, ha colore dorato, schiuma efficace, pannosa, di buona persistenza; naso speziato e fresco.

Gusto pieno e armonico tra malto e floreale con una nota erbacea che la rende lunga al palato. Della Morimoto ne parliamo un'altra volta ... prima viene la Schlenkerla che mi vado a bere adesso. Con le noci.

Ultima modifica ilSabato, 18 Febbraio 2017 10:26

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