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Birra ed ostriche anche d'estate

Diciamoci la verità: il mondo brassicolo sta subendo evoluzioni tumultuose, si presentano sul proscenio attori nuovi e "vecchi maestri" abbandonano le armi consegnandosi alle multinazionali che promettono di "mantenere il brand perché è la cosa più preziosa".

I primi non sempre sono all'altezza della situazione, troppo spesso spinti dalla voglia di fare cassa e di accedere ai finanziamenti pubblici, i secondi che si "bevono" la balla sapendo che è una balla e sapendo anche quanto sia difficile e faticoso essere un buon artigiano della birra, capace di seguire il processo di produzione, di fare marketing e di guadagnarci la pagnotta.

Quando un settore si spinge e diventa economicamente appetibile vi si presentano anche una serie di personaggi che si dichiarano "comunicatori" e che, assai spesso, bevono a ufo e frequentano fiere, mostre e gare che ai produttori costano un occhio della testa.

Qualche volta sarebbe buona cosa fare il conto tra quanto costa "esserci" e quando si ricava "ad esserci", anche in termini di marketing.

E quindi via alle birre "facili", estive, da bere in spiaggia o la sera nei vicoli di centri storici preda di orde giovanili dal rutto facile e dal piscio pubblico.

Mi si perdoni lo snobismo, comprendo tutto, ma il mercato della Corona, della Sierra Nevada, della San Miguel, della Dreher, Carlsberg, Peroni, Heineken, Dab e così via è già troppo denso, strapieno.

Dal birrificio artigianale mi attendo una emozione in più, magari un po' più cara, un po', ma se ne vale la pena ...

So bene che non ci sono soldi in giro e che si combatte all'arma bianca e che "si deve andare incontro al gusto del consumatore", ma di questo passo faranno e farete tutti la birra più "desiderata" che c'è.

Dopo aver richiamato l'attenzione sul libro di Kuaska: "La birra non esiste", vi prego di leggerlo, almeno il titolo, capirete che la differenza è la madre del progresso.

E veniamo alla birra di oggi, una birra nota e rivisitata positivamente, la Petraviva di OLD469.

Ma cominciamo dalle ... ostriche. Il binomio ostriche e champagne ha spopolato per generazioni, poi qualcuno (il sottoscritto) ci ha messo insieme la Cantillon Gueuze Bio ed è stato un culto, adesso il binomio con le stout e similari va alla grande.

Il fatto è che le ostriche (diploidi e tetraploidi) sono buone in inverno e quello appena enunciato in inverno va benissimo.

Ma se volessimo giocarcela in estate?

Bene, per le ostriche è risolto, basta rivolgersi alle ostriche triploidi che, essendo sterili, non hanno il periodo estivo riservato alla riproduzione ed essendo più comuni sono meno costose e sempre disponibili e, tra l'altro, molto gustose. Scegliendone una taglia media (n° 3) e abbinandole con la Petraviva si va verso una combinazione polisensoriale notevolissima.

Una Strong Ale dal colore bruno e riflessi ambrati, una schiuma scura e un perlage di media intensità, carbonazione piacevole e non eccessiva. Speziata con un buon IBU e una nota asprigna si adatta con le ostriche in modo stupendo accompagnandone la dolcezza ed esaltandone la sapidità.

NON usare il limone per piacere, sarebbe un crimine efferato.
Grazie ad Antonio e a Denis per aver consentito la prova in una fresca serata del maggio inoltrato.
Ultima modifica ilGiovedì, 09 Giugno 2016 12:15

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