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Birre e Grandi Firme

La scorsa settimana raccontammo un po' la storia di Pierre Tilquin e della sua Gueuze.
Di come si possa "comporre" una eccellente birra utilizzando produzioni di origine diversa. E di come sia poco diffuso nello Stivale il mestiere di chef de cave.

Dapprima nel mondo enologico e poi in quello brassicolo. Eppure è un gran bel lavoro ....

Si sta diffondendo invece questa singolare inclinazione alle "griffe". Un qualunque umano, me compreso, s'alza la mattina e si inventa una ricetta (dico così per semplificare, magari ci lavora mesi ...) e, trovato un mastro birraio, si fa sviluppare la birra.

Un po' come gli scultori in bronzo o i designer di oggetti. Da una parte il "creativo" dall'altra il valente artigiano. Il creativo immagina e progetta e l'artigiano realizza.
Noi italiani siamo geniali, non c'è che dire. In fondo lo chef de cave è come un direttore d'orchestra e un compositore. Prende dei maestri di strumenti e le combina costruendo armonie. Un po' più faticoso che esser creativi.

Di una birra firmata , e che firma, vi racconto oggi. Si chiama Grand Bay, birra italiana dal gusto esotico. La coppia che c'è dietro è di fuoriclasse, la firma Vinod Sookar, grande chef di casa Ricci e la realizza Donato Di Palma, da Triggianello. Pioniere della esperienza brassicola moderna e Mastro Birraio di gran classe universalmente riconosciuto da chi ha qualche nozione sulla birra.

La Grand Bay esaminata è nella confezione classica da 33 cl, si presenta con una eccellente etichetta completa in ogni parte. In essa si legge che siamo di fronte ad una birra blanche in alta fermentazione, di 5% Vol in grado alcolico, 10 IBU e grado plato iniziale 12. Il colore viaggia sul 9 EBC e la gasaturae è di 2,5. Le caratteristiche organolettiche dichiarate dicono di un colore giallo chiaro e di una schiuma bianca e fine; di un naso ampio nel bouquet con note speziate ed agrumate; e di un gusto fresco e beverino, di corpo medio e "lungo retrogusto con sensazioni creole".

Nella mia bottiglia c'era una birra pulita, dal colore giallo chiaro, torbida il giusto, ma con una schiuma sottile e di pochissima persistenza. Un olfatto potente e complesso, quasi inebriante ma che è stato tradito dal gusto. Fortemente tradito. Ci si aspettano un po' di quelle note esotiche, magari una citricità più accentuata ma moderata dalla pesca bianca e dalla susina che al naso sono deliziose. Invece davvero una birra beverina, asciutta, pulita e, in tutta franchezza, non lunga come viene illustrata. Non so bene quale fosse il progetto di birra e dunque non so dire se il risultato è aderente o distaccato, di certo un leggera carbonazione in più, un dito di schiuma capace di durare qualche secondo e un palato capace di avvicinarsi alla meraviglia olfattiva avrebbero reso alla Grand Bay maggiore armonia e, forse, sarebbe diventata un po' più impegnativa.

Ma una curiosità m'è nata: che piatto s'è inventato Vinod per bilanciare l'imperio del Cymbopogon (lemongrass o citronella che dir si voglia) nella Grand Bay?
Spero di potere andare presto a chiederglielo e, ovviamente, a verificare.
Ultima modifica ilGiovedì, 01 Ottobre 2015 09:38

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